L’Associazione Vivaio Dolomiti chiude l’anno, rendendo pubbliche alcune riflessioni sullo stato del comprensorio del Nevegal, partendo da una propria rivendicata vicinanza al colle che dura da tempo. Nel bilancio di fine anno l’associazione richiama l’impegno profuso negli anni, giudicato però «reso vano dalla politica e da altri soggetti che non hanno mai avuto a cuore il futuro del colle», più attenti – si sostiene – ad altri interessi che a una visione di lungo periodo.
Il punto di partenza è la situazione dello sci sul Nevegal, segnata da problemi che si ripetono: la carenza d’acqua, autorizzazioni arrivate solo dopo iter complessi e continue richieste di integrazione documentale, oltre a condizioni climatiche sfavorevoli. Un insieme di fattori che, secondo l’associazione, ha finito per trasformare il colle in una sorta di scenario grottesco, più che in una stazione turistica efficiente.
Da qui il confronto con altre realtà. L’associazione osserva come stazioni sciistiche quali Pian Cavallo, Asiago o il passo Broccon riescano a mantenere le piste aperte, anche considerando che si trovano in contesti regionali diversi. Ma il paragone si fa più stringente guardando al Monte Avena, dove gli impianti risultano aperti pur trovandosi nella stessa provincia di Belluno. Una differenza che, fino a pochi anni fa, non si registrava: in passato, viene ricordato, il Nevegal apriva regolarmente prima del Monte Avena.
Questo accadeva nelle diverse fasi gestionali che si sono succedute: dalla Sis alla Nis, e poi con la cordata guidata da Curti e Casagrande e infine con il gruppo Nevegal 2021, che l’associazione riente definisce molto «osteggiato dagli operatori e da chi rema» contro il rilancio del colle.
La domanda centrale resta quindi su cosa sia realmente cambiato negli ultimi tre anni. Il clima, i dirigenti provinciali, la disponibilità di risorse idriche o il contesto internazionale vengono citati solo per escluderli come spiegazioni decisive. Le risposte, secondo l’Associazione Vivaio Dolomiti, sarebbero invece più semplici e più vicine.
In chiusura, l’associazione rivolge un ringraziamento al Monte Avena, per essere rimasto una realtà territoriale attiva, e all’amministrazione comunale di Pedavena, indicata come capace di garantire l’apertura degli impianti e di permettere anche ai bambini del territorio di praticare lo sci. Un riconoscimento che, implicitamente, rafforza il confronto con le difficoltà irrisolte del Nevegal.
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