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domenica 11 Gennaio 2026,

Sessant’anni fa nasceva l’Associazione Emigranti Bellunesi

Era il 9 gennaio 1966. Sessant’anni di ABM, ossia di impegno per mantenere vivo il legame con la terra d’origine e sostenere chi parte e chi rientra.

Era il 9 gennaio 1966, una domenica. Nella sala del Centro Diocesano «Giovanni XXIII» di Piazza Piloni, a Belluno, un gruppo di persone si riunì davanti al notaio Adolfo Soccal e ai testimoni Luigi Toscani e Fiorello Zangrando per costituire l’Associazione Emigranti Bellunesi.

Tra i presenti figuravano Gianfranco Orsini, in rappresentanza dell’Amministrazione Provinciale; Tullio Poli, segretario generale della Camera di Commercio di Belluno; Bice Giovanna Pomarè, delegata dell’Associazione Nazionale Famiglie Emigranti; don Mario Carlin e mons. Virgilio Tiziani, delegati vescovili per l’emigrazione delle diocesi di Belluno e Feltre; don Domenico Cassol, segretario del Comitato per l’Emigrazione di Feltre; Arnaldo Colleselli, presidente del Consorzio Provinciale dei Patronati Scolastici; Angelo Samaria, segretario provinciale delle Acli; Maria Morassutti, presidente provinciale del Centro Italiano Femminile; e numerosi altri cittadini, tra cui Bortolo Pampanin, Antonio Dal Molin, Pietro Feltrin, Giovanni Colle, Vincenzo Barcelloni Corte, Serafino Perot, Ferruccio Venzin, Vittorio Bottegal, Amelio Toscani, Noè Calvi, Attilio Fontanella, Sergio Dal Piva, Luigi Santomaso, Alfio Patti, Donato Giaffredo, Mario Cason, Ermanno Dal Molin e Luigi Reolon.

In attesa della prima assemblea, che si svolse il 15 gennaio 1967, venne nominato presidente provvisorio l’ingegnere Vincenzo Barcelloni Corte, poi confermato e rimasto in carica fino al 1981. Vicepresidente fu Serafino Perot. Il bilancio consuntivo presentato in quella prima assemblea registrava un avanzo di 445 mila lire.

Sin dall’inizio, l’Associazione si dotò di uno Statuto composto da 28 articoli, che definiva struttura, regole e missione. Quest’ultima era esplicitata nell’articolo 2: «svolgere, alla luce dei principi cristiani, la più ampia opera di assistenza morale e sociale a favore dei bellunesi emigranti, nonché di formazione sociale e professionale per coloro che intendono emigrare». L’impegno si estendeva anche «a tutti i bellunesi residenti stabilmente fuori provincia, in Italia o all’estero, al fine di aiutarli a conservare un legame affettivo con la loro terra d’origine».

Un ruolo centrale fu affidato alle «Famiglie Bellunesi», circoli creati nei principali luoghi di residenza degli emigrati. «Le “Famiglie Bellunesi” costituiranno un ritrovo fraterno per tutti i bellunesi nell’ambito delle finalità dell’Associazione», recita l’articolo 27. Le prime nacquero a Basilea e Zurigo nell’ottobre 1966, ricevendo il gonfalone ufficiale. Negli anni successivi se ne formarono molte altre, inizialmente in Europa e poi oltreoceano: il primo gonfalone in Canada arrivò nel 1971, a Toronto.

Nel 1970, a Quero, nacque la prima Famiglia Ex Emigranti, pensata per chi rientrava in patria e si trovava ad affrontare nuove difficoltà di reinserimento.

Da quella domenica del 1966 sono passati sessant’anni. L’Associazione, che nel 1987 ha assunto il nome Bellunesi nel Mondo, ha affrontato sfide e ottenuto risultati, grazie all’impegno dei soci e dei volontari. «C’è ancora strada da macinare», si legge nel messaggio di auguri. Il percorso continua.

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