Sul numero 2 dell’Amico del Popolo “di carta” dell’8 gennaio 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero il nostro approfondimento sulle cadute negli anziani.
(…) Le cadute nell’anziano sono eventi tanto frequenti quanto temibili. Ogni anno, si stima che circa un terzo degli anziani che vivono in casa presenti una caduta. Le donne cadono meno frequentemente degli uomini fino all’età dei 75 anni, quindi la situazione si capovolge.
I motivi per i quali l’anziano presenta un alto rischio di cadere sono riconducibili a tre ordini di fattori, di regola coesistenti:
1) fattore invecchiamento: fa riferimento alla perdita di efficienza funzionale con l’età dei sistemi e apparati responsabili della stabilità posturale, dell’equilibrio e della fluidità dei movimenti (si riducono la massa e la forza muscolare, nonché l’estensione articolare). Anche l’acuità visiva (soprattutto notturna) si riduce, come pure si riducono i riflessi e la lunghezza del passo, compaiono incertezze e rigidità nel girarsi.
2) fattore malattia: le malattie più frequentemente in causa sono quelle del sistema nervoso e del sistema cardiovascolare . Numerose altre condizioni patologiche possono essere causa di cadute nell’anziano: anemia, ipoglicemia, disturbi idro – idroelettrolitici, incontinenza urinaria, deformità scheletrica. Spesso all’origine di una caduta c’è un episodio di vertigine, come pure reazioni avverse a farmaci (ipotensivi, diuretici, sedativo ipnotici, tranquillanti…) di uso così frequente nell’anziano.
3) fattori ambientali: possono rappresentare l’elemento di per sé sufficiente a causare le cadute, oppure essere quello facilitante, tanto è vero che la maggior parte degli eventi si verificano durante le comuni attività della vita quotidiana.
Più del 70% delle cadute avviene in casa e in circa la metà dei casi è riconoscibile almeno un fattore ambientale, dei quali i più comuni sono: pavimento scivoloso, tappeti, mancanza di corrimano come pure vestire calzature inidonee. (…)
Gianfranco Conati – medico geriatra
«Siamo macchine per il movimento
Se tu mi fermi, mi impoverisco»
«Mi chiamano soprattutto per situazioni post frattura e distorsioni importanti. Vedo gli anziani dopo che sono caduti, riportano generalmente fratture ai polsi e agli avambracci. È tipico: spalla, gomito e polso. Poi nella casistica trovo anche le caviglie, le anche e le ginocchia».
Italo Dal Mas è di Belluno, ha 74 anni e fa il fisioterapista. Prima insegnava educazione fisica.
«A una certa età abbiamo una fragilità ossea che comporta una maggiore incidenza di fratture. Ciò che noto, nei miei corsi di ginnastica per anziani, che chiamano anche ginnastica dolce e pilates, è che gli anziani che non vanno in palestra hanno una scarsa padronanza motoria. Spesso non hanno un passato di movimento e mano a mano che avanzano con gli anni diventano sempre più rigidi. Certo, la struttura osteoscheletrica invecchia, ma c’entra anche il fatto che non c’è proprio l’abitudine a muoversi, a essere, come dire, un po’ più fluidi, più agili e soprattutto più coordinati».
Vale per le donne e per gli uomini?
«Soprattutto i maschi hanno poca disponibilità all’attività motoria e alla frequentazione di palestre. E allora subentrano i dolori diffusi e le rigidità: uno ha male alla schiena, l’altro al ginocchio, male alla zona lombare».
E questo può comportare altri problemi.
«Esatto, in particolare quando l’anziano rigido e poco coordinato si muove in un ambiente ‘‘complicato’’: su superfici non perfettamente trattate, sui marciapiedi pieni di buche, sul ghiaccio, la neve. Subentra anche la paura di scivolare e così si crea un meccanismo che rende la struttura ancora più rigida. E quando cadi ti spacchi».
Il ghiaccio di questi giorni rappresenta un pericolo.
«È facile che un anziano cada ‘‘di sedere’’, con tutta la massa, e allora si fa male. Il danno principale è la frattura. Ma da lì poi nasce tutta una serie di problemi perché generalmente chi cade diventa sempre più timoroso: comincia a fare uso del bastone, spesso rinuncia a uscire, spesso – va detto – non ha nemmeno le scarpe appropriate. Insomma: non ti fidi più di te. Hai una sensazione di incapacità, di imbarazzo, di non essere più adeguato».
Ma cosa occorre, per attenuare queste situazioni e questi rischi? Basta la passeggiata?
«Fare delle belle passeggiate è già una cosa fondamentale, ma si può puntare a qualcosa di più».
Per recuperare elasticità e coordinamento?
«L’attività fisica di ginnastica propone il recupero di quella dimensione che si chiama equilibrio. Tutti quelli che arrivano in palestra dicono: non ho equilibrio. Ma l’equilibrio ha una storia, è legato anche a un invecchiamento del sistema nervoso, dell’orecchio, della vista e di quelli che noi chiamiamo i riflessi. Che diventano più lenti perché la struttura del vecchiotto ha fibre molto più rigide, la muscolatura non è più così rapida e se non viene sollecitata e allenata si ha un costante impoverimento. Quindi è utile lavorare essenzialmente sull’equilibrio, sui movimenti che possiamo chiamare complessi e coordinati, pensiamo a una persona che balla. Si punta a recuperare il senso della fluidità, ci si alza e ci si siede più facilmente, non si ha più paura di cadere. Lo schema generale è: tenersi sempre in movimento, l’immobilità per noi anziani è rovinosa». (…)
Luigi Guglielmi
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