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giovedì 29 Gennaio 2026,

Longarone Fiere ancora in crisi nera: il 2025 si chiude a meno 650 mila euro

Luogo perfetto, ma temi vecchi. Tre idee per salvare la fiera

Sul numero 2 dell’Amico del Popolo “di carta” dell’8 gennaio 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero il nostro approfondimento su Longarone Fiere.

Il 2026 si apre con molta incertezza per il futuro di Longarone Fiere. L’ente da diversi anni è in affanno economico e ha un bilancio 2025 che segna un deficit di circa 650 mila euro. Il Comune di Longarone, le associazioni di categoria e tutti i vari livelli della politica stanno studiando la situazione per capire cause del problema e possibili soluzioni.

Il nodo economico è il risultato di vari fattori che si trascinano da diversi anni. Il primo è la crisi della Mostra internazionale del Gelato artigianale (Mig), un tempo evento di punta, ma ora in crisi, tanto che l’edizione 2025 ha registrato un utile di soli 3.500 euro mentre quella del 2024 era in forte perdita.

Poi c’è la crisi generale del settore fieristico, i mutui che si trascinano, i lunghi effetti del Covid che hanno segnato il settore e una serie di investimenti imprevisti che si sono resi necessari per adeguare i padiglioni.
Guardando solo l’ultimo lustro i dati dei bilanci, chiusi nell’esercizio a giugno, parlano chiaro: perdite importanti nel 2020, 2022 e 2023 e risultati positivi solo marginali negli anni 2021 e 2024.

Nel 2024 la soluzione è stata quella dell’aumento di capitale: un’iniezione di liquidità 800 mila euro suddivisi tra Comune di Longarone, Provincia di Belluno, Regione Veneto e Camera di Commercio Belluno-Treviso. Risorse che si sono rivelate fondamentali per continuare l’attività ma che, evidentemente, non sono state sufficienti. (…)
Enrico De Col

Luogo perfetto, ma temi vecchi
Tre idee per salvare la fiera

Longarone Fiere. L’idea iniziale, forte e di stampo locale, si concretizzò con la Mostra del Gelato nel 1959. Un’idea di successo, anche internazionale.

Dopo il Vajont, che tutto distrusse, quattro anni più tardi divenne un’iniziativa ancora più significativa per la ripresa e il rilancio di Longarone, cittadina rimasta al suo posto, per risanare la ferita della catastrofe e continuare a vivere.
Come tutti gli enti fieristici, anche Longarone Fiere Dolomiti è entrata in difficoltà gestionali. La società può reggere costi e gestione? Cosa pensare per garantirne il futuro?

Mantenere il luogo sembra la prima idea da conservare. Offre 17 mila metri quadri per le mostre e 260 mq per i congressi. Sta al crocevia di quattro valli: Valbelluna, Zoldo, Cadore e Vajont. Autentico e storico snodo di scambio e lavoro, può continuare a esserlo, grazie anche alla vicina connessione autostradale. Per questo il paese fu ricostruito lì.

La seconda idea è la “specializzazione locale”. Oggi gli eventi previsti sono sei, con circa 160 mila visitatori nel 2025. Visite, biglietti, contratti di accesso, affari diretti e indiretti nelle contrattazioni e nelle vendite, oltre al numero degli espositori, realizzano il monte finanziario necessario?

La domanda è sensata. Le fiere tendono a essere conservative e a rubarsi le idee; spesso cercano di copiare (vedi il tema del gelato), facendo concorrenza tra loro. Ma reggono a medio termine solo grazie all’apporto degli affari generati.
Pare, quindi, che l’incentivo possa venire da un ulteriore lancio di risorsa o tema locale, magari sostituendo qualche altro evento che impegna l’organizzazione senza dare risultati adeguati.

«La nostra missione», recita il sito ufficiale di Fiere Dolomiti, «è radicata in un forte senso di appartenenza al tessuto socioeconomico locale. Ci impegniamo a valorizzare il territorio e le sue imprese, favorendo lo sviluppo economico, culturale e sociale».

Missione valorizzata dai 45 punti del “codice etico”. Ne sono capofila il Comune di Longarone e la Provincia di Belluno, con una quindicina di soci tra enti e associazioni. Il consiglio di amministrazione è composto da cinque persone. La struttura stabile di gestione comprende una quindicina di funzioni e servizi, con il personale necessario. Troppo pesante? Appesantita da aspetti burocratici, inutili rispetto al fine di missione? Temi locali più focalizzati, e coinvolgenti, possono ridurre i costi?

Una terza idea: valorizzare gli espositori locali e farli partecipare al rinnovamento, sia nei temi sia nella gestione. Non solo orientamenti e decisioni calate dall’alto in base alle risorse disponibili, ma anche la creazione di nuove risorse. (…)
Gigetto De Bortoli

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3 commenti

  • coinvolgere la più ampia realtà sociale tramite interviste mirate con pochi punti chiari e possibilmente confrontabili con bozza di piano industriale.

  • coinvolgere la più ampia realtà sociale tramite interviste mirate con pochi punti chiari e possibilmente confrontabili con bozza di piano industriale.

  • la cosa peggiore economicamente è cercare di rianimare un’azienda che sta morendo. diventa un pozzo senza fondo. meglio partire con una iniziativa tutta nuova. auguri comunque

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