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martedì 10 Febbraio 2026,

53 migranti tra morti e dispersi in un naufragio sulle coste della Libia

Da Vatican News - Il Mediterraneo continua ad essere teatro di continui naufragi di imbarcazioni cariche di migranti e provenienti dalla Libia e dalla Tunisia. Nel solo mese di gennaio le morti in mare sono state centinaia. (Foto: ANSA/SIR)

da Vatican News

Un altro incidente mortale lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Almeno 53 persone, tra cui due neonati,  sono morte – o disperse – nel naufragio avvenuto il 6 febbraio scorso  di un gommone carico di migranti al largo della Libia. Lo riferisce in una nota l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) delle Nazioni Unite. 

Il gommone, con 55 persone a bordo,  si è capovolto in mare  nei pressi della città nordoccidentale di Zuara. Solo due donne nigeriane sono state salvate durante un’operazione di ricerca e soccorso condotta dalle autorità libiche. Una delle sopravvissute ha detto di aver perso il marito, mentre l’altra ha raccontato di avere perso i suoi due bambini nella tragedia, si legge nella nota dell’Oim. Secondo i resoconti delle due donne, il gommone era partito da Al Zawiya il 5 febbraio intorno alle ore 23, per poi capovolgersi circa sei ore dopo avere imbarcato acqua.

I dati dell’Oim evidenziano  che a gennaio almeno 375 migranti sono stati dichiarati morti o dispersi a seguito di vari naufragi nel Mediterraneo centrale, in condizioni meteorologiche estreme, con centinaia di altre vittime che si ritiene non siano state registrate. “Questi ripetuti incidenti sottolineano i rischi persistenti e mortali a cui sono esposti migranti e rifugiati che tentano la pericolosa traversata”, indica l’Organizzazione internazionale per le migrazioni.

Il rapporto “Missing Migrants Project” dell’Oim rileva che  nel 2025 sono scomparsi più di 1.300 migranti nel Mediterraneo centrale. Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite, le reti di trafficanti di esseri umani «continuano a sfruttare i migranti lungo la rotta, traendo profitto da traversate pericolose su imbarcazioni inadatte alla navigazione ed esponendo le persone a gravi abusi e rischi di protezione».

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