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venerdì 13 Febbraio 2026,

A Olimpia Apollonio arrivò tardi, Callippo corruppe gli avversari, Callipatira si travestì da uomo

Di Alessandra Coppola. Le Olimpiadi nella Grecia antica, tra regole, specialità, dieta e aneddoti

Sul numero 7 dell’Amico del Popolo “di carta” del 12 febbraio 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), nell’inserto speciale «Dentro i Giochi» puoi leggere per intero gli aneddoti delle Olimpiadi nella Grecia antica a firma di Alessandra Coppola. Sfoglia L’Amico del Popolo “classico”, non perderti il piacere delle notizie impaginate, della grafica, delle evidenze.

(…) Non era facile arrivare a Olimpia, perché i viaggi allora erano molto impegnativi. Eppure da tutto il mondo greco arrivavano pellegrini e atleti, affrontando lunghe navigazioni, anche dall’Italia o dalla costa dell’attuale Turchia. Anche gli inviati del tiranno Dionisio I di Siracusa fecero naufragio di ritorno da Olimpia, ma in questo caso si diede la colpa ai brutti versi scritti dallo stesso tiranno e recitati nel santuario.

L’organizzazione dei giochi si fece nel tempo molto precisa. Si svolgevano in piena estate, sulla base di un calendario lunare. Mentre aumentava il numero delle gare in concorso se ne abolivano altre perché meno interessanti. Il calendario dei giochi era scandito da eventi religiosi e gare atletiche molto varie. La più importante era quella della corsa, che si svolgeva nel celebre stadio. La parola stessa, stadio, corrispondeva a una distanza di circa 200 metri, quella che dovevano percorrere i corridori. Ma c’era anche la corsa doppia, con due giri di stadio. Non si teneva conto dei tempi, vinceva chi arrivava primo. Astilo di Crotone vinse nella corsa breve e nella corsa doppia in tre olimpiadi consecutive. (…)

Gli atleti dovevano seguire una dieta particolare, che inizialmente consisteva in formaggio e fichi ma successivamente incluse anche la carne. E per alcuni ce ne voleva molta. Si diceva che Milone di Crotone, famosissimo pugile di grande stazza con una carriera ventennale, riuscisse a mangiarsi otto chili di pane e altrettanti di carne, ben annaffiati dal vino. Sollevò un toro e lo portò in giro per il santuario, dopo di che se lo mangiò tutto da solo. Il suo ultimo rivale gli fece un inchino e se ne andò senza combattere.

Le gare avevano dei giudici che si impegnavano sotto giuramento a dare una valutazione equa conservando la riservatezza sul giudizio preliminare di ammissione e senza ricevere doni. Anche gli atleti dovevano rispettare un codice etico e pronunciare un giuramento insieme ai loro padri e agli allenatori: promettevano di non commettere imbrogli e assicuravano di essersi preparati scrupolosamente per dieci mesi consecutivi. Ma si sa, la natura umana è più forte dei giuramenti: numerosi sono i casi di imbrogli e corruzione di cui sappiamo. Gli atleti smascherati dovevano dedicare a Olimpia una statua di Zeus che riportasse sulla base i princìpi che erano stati violati. Callippo, che aveva corrotto i suoi avversari, fece scrivere che la gara olimpica è agone di valore, non di denaro. Il pugile Apollonio arrivò tardi alle gare per aver partecipato ad altri giochi (cosa vietata) e mentì sul vero motivo del ritardo: colui che lo smascherò venne premiato senza gareggiare, anche se poi Apollonio lo mise KO fuori gara. Serapione fu l’unico a essere multato per codardia, perché fuggì per timore degli avversari rinunciando al pancrazio (la lotta in cui tutto era permesso, tranne morsi e accecamento). Solo una volta il pugile Cleomede uccise l’avversario e fu per questo condannato: privato della vittoria, divenne pazzo. (…)
Alessandra Coppola*

*Nata a Venezia, ha studiato al liceo «Tiziano» di Belluno e all’Università di Venezia. È titolare della cattedra di Storia Greca all’Università di Padova.


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1 commento

  • Bellissimo articolo! Molto interessante, che ancora una volta ci invita a riflettere sull’importanza della cultura classica ed Ellenica

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