Era in testa ad una gara delle Olimpiadi: la gara di slalom speciale, dove un millimetro fa spesso o sempre la differenza. Stava respirando l’oro. Poi un errore. Inforca malamente una porta. E il vuoto scoppia improvviso nel cuore perché un sogno si spezza. Il sogno di tutti, certo, ma in quell’attimo era davvero solo il suo.
Si allontana allora da solo dal tracciato, calpesta rabbiosamente la neve ripreso dalle inclementi telecamere che lo seguono. Cerca il riparo nel bosco. Non per spettacolo, ma per trovare un modo di stare dentro quel momento con l’intimità necessaria per imparare magari da un errore. Piangere e imparare da una sconfitta. Riflettere per poter tornare. È un uomo, infatti, non una macchina creata con la IA.
E la TV di Stato al posto di parlare del valore della sconfitta, dell’elemento tecnico, cosa fa?? Ride poco dopo in modo grossolano. Commenta senza capacità e deontologia alcuna. Ironizza senza far ridere nè sorridere. Trasforma tutto in una battuta volgare, luoghi comuni di notevole superficialità destinati, all’evidenza, a noi telespettatori, quasi fossimo bambini scemi. Incapaci di analisi e giudizio. Ma questa non è più telecronaca. È mancanza di rispetto per l’atleta e, tutto sommato, anche per noi!
Piangere per una sconfitta si può. Deridere, no, soprattutto se ti ritieni un professionista dello sport. Morale: per scendere da una pista innevata curvando e piegandosi alle volte contro le leggi della fisica servono anni di allenamento. Per scendere di livello, invece, basta talvolta un microfono acceso.
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1 commento
Rita S.
Non ho seguito questa gara alla TV. Per fortuna, perché mi sarei scandalizzata ed offesa nella mia italianità. Le parole possono diventare macigni, se maldestramente usate pensando di fare una “boutade”. Papa Leone, ora che stiamo entrando in quaresima, ci spiega che il digiuno non è solo astenersi dal cibo, ma anche porre attenzione a come si parla. Vale per me, vale per tutti, anche per certi cronisti.