Manifattura, ora o mai più

Sul numero 8 dell’Amico del Popolo “di carta” del 19 febbraio 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero gli articoli dedicati alla manifattura bellunese, tra emergenze e futuro.

Dal dopo-Vajont a oggi, la manifattura bellunese ha attraversato shock petroliferi, pandemie e cessioni, ritagliandosi un ruolo di rilievo nazionale. Ora, però, il cuore produttivo trema. L’occhialeria segna per la prima volta un saldo occupazionale negativo. Soffrono metalmeccanica e subfornitura. La crisi di Hydro riaccende lo scontro con sindacati e istituzioni.

L’Unità di Crisi del Ministero insiste su trasparenza e investimenti in innovazione, digitalizzazione e automazione. Spopolamento e carenza di manodopera aggravano la situazione: senza una spinta decisa, il Bellunese rischia di perdere posizioni chiave nel tessuto industriale nazionale.

Il cuore produttivo del Bellunese trema. Per capire come lavoratori e imprese possano difendersi e ripartire, parliamo con l’Unità di crisi, al centro degli interventi e dei tavoli decisivi per il futuro industriale.
Mattia Losego, bellunese, è capo della Segreteria tecnica del ministro delle Imprese e del Made in Italy.
Quali settori del Bellunese risultano al momento più esposti a situazioni di crisi aziendale e perché?
«I comparti caratterizzati da elevata specializzazione territoriale e forte integrazione nelle catene globali del valore. In particolare, l’occhialeria rappresenta un settore strutturalmente sensibile: la concentrazione di competenze e capacità produttive costituisce un punto di forza, ma rende il territorio più vulnerabile a rallentamenti della domanda internazionale e a decisioni strategiche assunte da gruppi multinazionali. In questo momento l’occhialeria registra per la prima volta da decenni segni di rallentamento con un saldo occupazionale negativo: nel 2025 è stato pari a -591 unità rispetto a +900 unità nel 2024. Anche metalmeccanica e subfornitura manifatturiera sono esposte a volatilità degli ordini e compressione dei margini, in particolare per le aziende del comparto che operano nei settori in maggiore sofferenza: è il caso, ad esempio, della componentistica automotive. Notiamo che i siti produttivi single-plant appartenenti a gruppi multinazionali risultano più vulnerabili: eventuali scelte di razionalizzazione possono essere guidate da logiche industriali globali». (…)
Martina Reolon

Sono settimane delicate nella crisi aziendale che coinvolge lo stabilimento della Hydro di Feltre. Due incendi alle centrali elettriche hanno costretto lo stop forzato alla produzione e pesanti danni agli impianti, con la multinazionale norvegese che ha trasferito alcune matrici produttive nel sito di Ornago, in Lombardia. La decisione, improvvisa e unilaterale, ha subito riacceso lo scontro con sindacati e istituzioni, preoccupati che dietro questa mossa si nasconda lo spettro di uno smantellamento dello stabilimento. (…)
Riccardo Sartor

La manifattura è una voce cruciale dell’economia bellunese. In termini di occupati, di valore aggiunto, di penetrazione sui mercati esteri. Vi fanno parte l’artigianato di produzione, la piccola-media impresa, le aziende di maggiori dimensioni, alcuni colossi multinazionali: dal top di Luxottica fino alle fabbriche al centro dei tavoli di crisi, in Regione o al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Dal dopo-Vajont a oggi, la provincia di Belluno ha perfezionato un modello di sviluppo che si è ritagliato una posizione di rilievo nel panorama nazionale e internazionale. Con i suoi punti di successo e anche qualche chiaroscuro.
Maurizio Busatta

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