L’inaugurazione dell’anno accademico 2025/2026 della Facoltà teologica del Triveneto, nella mattinata di martedì 24 febbraio 2026, ha offerto l’occasione per una riflessione sul ruolo della teologia nel contesto contemporaneo, segnato da trasformazioni culturali, sociali e tecnologiche. Al centro della mattinata, la prolusione di suor Alessandra Smerilli, segretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, che ha proposto un approccio “ecologico-integrale” come chiave di lettura del presente.
Nel corso dell’evento è stato presentato anche il nuovo corso di alta formazione “Governare il futuro. Business sostenibile e visione etica per un mondo in transizione”, dedicato ai temi della sostenibilità e della responsabilità etica nei processi economici.
Ad aprire i lavori è stato il preside Maurizio Girolami, che ha richiamato il contesto di «grandi sfide: umane, culturali, religiose, politiche e sociali». Il riferimento è a uno scenario internazionale e relazionale che, ha osservato, suscita preoccupazioni per la coesione sociale. Accanto a queste criticità, Girolami ha evidenziato anche segnali di rinnovata consapevolezza tra i credenti. «In un tempo di smarrimento di ciò che è umano, la fede nel Verbo incarnato restituisce una speranza inesauribile di autentica umanità pacificata, disarmata e feconda».
Tra i temi affrontati, anche quello dell’intelligenza artificiale, definita «strumento pervasivo anche in ambiente accademico». Secondo il preside, essa sollecita a ripensare la didattica e la ricerca, ma soprattutto interroga sul modo di conoscere la realtà e sulla “riserva di umanità” che nessun algoritmo può sostituire. «La domanda, infatti, da porsi non riguarda tanto il come funziona l’IA, ma come si possa rimanere umani di fronte alla mentalità statistica, funzionalista e utilitarista di chi sostiene lo sviluppo tecnologico di tali strumenti non per una civiltà più umana ed equa, ma per accumulare risorse e capitali».
La prolusione di Alessandra Smerilli, intitolata La sapienza come cammino: teologia e vita nel mondo contemporaneo, ha sviluppato il tema di una teologia capace di leggere le relazioni nello stile dell’ecologia integrale. L’umanità, ha osservato, dispone oggi di strumenti raffinati per analizzare i singoli fenomeni, ma fatica a coglierne l’unità complessiva: «Oggi l’umanità ha una straordinaria capacità di conoscere molto bene il particolare, le leggi che governano fenomeni sociali e naturali anche molto piccoli; tuttavia, al tempo stesso, non possiamo non ammettere che facciamo molta fatica a dare senso all’intrecciarsi di queste parti nel tutto». Da qui anche un diffuso senso di smarrimento nell’interpretare il “cambiamento d’epoca”.
Nel linguaggio ecclesiale – anche grazie all’enciclica Laudato si’ – si è affermata l’espressione “ecologia integrale”, che per Smerilli è «un altro nome per dire sapienza», intesa come relazione armoniosa tra il tutto e le parti, in un ecosistema in cui nulla è escluso: persone, dimensione corporea e spirituale, relazioni culturali, sociali, economiche e politiche, insieme alla “casa comune”. In questo quadro, la teologia può offrire risorse specifiche, a partire dalla capacità di dialogo all’interno dell’accademia e tra tradizioni ecclesiali e culturali differenti. «Nella ricerca teologica, e nella vita cristiana in generale, dovremmo sempre avere presente che ciascuno a suo modo, chi insegnando, chi ascoltando e ponendo delle domande, si è tutti alla scuola dell’unico Maestro, alla scuola della Sapienza».
Uno sguardo sapienziale, ha aggiunto, implica un approccio che tenga insieme dimensione intellettuale ed esistenziale: «un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri».
Sul rapporto tra teologia e vita si è soffermato anche il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, gran cancelliere della Facoltà. La teologia, ha detto, non si limita alla correttezza scientifica e all’interdisciplinarietà, ma è «conoscenza a servizio di una fede amica dell’uomo contemporaneo». Un legame, quello tra teologia e vita, che non può essere trascurato senza ridurre la riflessione teologica a «uno sterile esercizio intellettuale».












