È stata inaugurata al Palazzo delle Contesse di Mel la mostra “Il lavoro dipinto tra Otto e Novecento”, promossa da ArtDolomites e dal Comune di Borgo Valbelluna. L’esposizione, aperta da venerdì 27 febbraio, gode del patrocinio della Provincia di Belluno e della Regione del Veneto ed è inserita nel programma delle Olimpiadi culturali di Milano Cortina 2026.
A presentare il progetto è stato il curatore Stefano Cecchetto, che ha spiegato l’impostazione del percorso espositivo: «L’artista è sempre testimone del suo tempo, e nel percorso espositivo abbiamo cercato di mettere insieme diversi linguaggi pittorici che raccontano anche un tempo di pittura e di narrazione diversa». La mostra raccoglie circa sessanta opere realizzate tra XIX e XX secolo da oltre quaranta artisti italiani, con un filo conduttore comune: la rappresentazione del lavoro.
Come ha illustrato Debora Lotto per ArtDolomites, il tema viene affrontato attraversando correnti e sensibilità differenti, dal figurativo ottocentesco fino all’astrattismo. Le opere raccontano il lavoro nel paesaggio, le attività domestiche, il lavoro femminile e quello nei cantieri. Alcuni dipinti assumono anche il valore di testimonianza storica, documentando mestieri ormai scomparsi o profondamente trasformati.
Su questo aspetto si è soffermato anche Cecchetto, ricordando che in mostra compaiono «esempi di lavori obsoleti o che non si trovano più, come le lavandaie al fiume o la lettura del giornale – uno degli esempi dell’analfabetismo diffuso oltre un secolo fa -, ma abbiamo anche opere che documentano momenti storici come la costruzione del Ponte della Libertà a Venezia o drammatici come la tragedia di Marcinelle».
Durante l’inaugurazione, preceduta dagli interventi istituzionali nella Sala del Municipio, è intervenuto tra gli altri il vicesindaco di Borgo Valbelluna, Simone Deola, che ha richiamato l’attualità dei temi affrontati: «Il lavoro e i diritti sociali sono un tema centralissimo, di cui si parla purtroppo ancora troppo poco, sia in termini di salari che di sicurezza sul lavoro e di occupazione. Speriamo che questa mostra aiuti a riflettere maggiormente su questi temi». Deola ha inoltre sottolineato la dimensione collettiva dell’iniziativa, resa possibile dalla collaborazione tra istituzioni, volontariato e realtà produttive del territorio.
Alla serata inaugurale hanno preso parte, tra gli altri, il presidente di ArtDolomites Renzo Limana, il direttore di Confindustria Belluno Dolomiti e l’antropologa Daniela Perco, che ha proposto un intervento dedicato al lavoro femminile. Un messaggio scritto è arrivato dal presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, che ha espresso apprezzamento per l’iniziativa: «Plaudo a questa iniziativa che utilizza la testimonianza dell’arte per raccontare le diverse fasi e i molteplici ambiti della forza lavoro. L’arte si fa espressione della società e fotografia dello sviluppo sociale, documentando lo sforzo fisico in rapporto al paesaggio, al mondo rurale, alla dimensione domestica e al lavoro femminile. È interessante osservare come l’arte interpreti i mutamenti sociali legati anche alla modernità industriale, offrendo una nuova dimensione alla fatica umana. Grazie allo sguardo degli artisti, disponiamo oggi di una narrazione preziosa per comprendere i delicati passaggi antropologici avvenuti tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra».
La mostra resterà aperta al pubblico fino a domenica 10 maggio. Tra i visitatori della prima giornata anche il sindaco di Beit Sahur, Elias Iseed, in questi giorni in visita istituzionale in provincia.












