C’è un nuovo Amico. Sul numero 10 dell’Amico del Popolo di carta del 5 marzo 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere le interviste a Flavio Menardi e Gianfranco Rezzadore. Acquista e sfoglia L’Amico del Popolo classico, non perderti il piacere delle notizie impaginate, della grafica, delle evidenze.

«La pista adesso c’è e questo conta»
Però è ferma, danneggiata nei Giochi
«Sono molto contento, è andato tutto bene, dall’impianto al nostro lavoro di ghiacciatura, dall’assistenza medica a tutto il lavoro del personale, che si è adoperato veramente alla grande per garantire una bella manifestazione. Ed è stato così».
Gianfranco Rezzadore, pilota di bob, presidente del Bob Club Cortina, fino alla fine delle Olimpiadi direttore della nuova pista Eugenio Monti, dopo tante polemiche sulla costosa realizzazione dell’impianto usa parole inclusive: «Abbiamo ospitato tre discipline storiche, l’impianto comunque ci voleva, è stato rifatto benissimo e alla prova dei fatti tante persone che erano contrarie adesso mi vengono a fare i complimenti. Io mi mordo la lingua, ma va bene così: è bene che la gente si ravveda rispetto a certe idee che sapevamo tutti essere sbagliate. Adesso ciò che conta è che la pista c’è». Sperava, Rezzadore, di ospitare subito sulla Monti i Campionati italiani di bob, verso metà marzo, ma le verifiche sullo stato della pista dopo il tornado delle Olimpiadi hanno fatto emergere l’urgenza di costosi interventi, anche di riparazione, e dunque non se ne fa nulla. Purtroppo.
Ce la faremo a tenerla viva, questa pista?
«Io credo proprio di sì. In questi giorni ci ha scritto la Federazione Internazionale di Slittino che ha già messo in calendario per le prossime stagioni eventi di Coppa del Mondo e gare internazionali, hanno usato parole bellissime, dicono che sarà un punto di riferimento per le discipline e che tutte le squadre stanno già chiedendo di potersi allenare a Cortina. Un team tedesco ci ha scritto dopo che le Olimpiadi erano finite da un’ora: sono una trentina di slittinisti che appena possibile, in ottobre o novembre, quando riapriremo vogliono (… leggi tutta l’intervista sull’Amico del Popolo di carta).
Menardi campione
«Ma il parabob non è
disciplina olimpica»
La disabilità? Una volta dentro, seduti e legati dentro il bob, il problema alle gambe sparisce e sei un pilota come gli altri. Anzi, se ti chiami Flavio Menardi sei anche più bravo degli altri.
È campione del mondo. Ha ottenuto il titolo a St. Moritz, in Svizzera, giusto un mese fa. Appena prima dell’inizio delle Olimpiadi ospitate nella sua Cortina. Annusava l’aria del gradino più alto del podio, ci girava intorno, fin da quella strepitosa medaglia d’argento ai Mondiali di Lillehammer, Norvegia, 2022. L’incidente giocando a hockey? Alle spalle. Cambiato sport. Bob. Parabob, che poi è uguale. Ed è lui il più veloce del mondo.
Flavio, soddisfazione a mille.
«Diciamo che tutta la stagione non era andata malissimo, anche se con alti e bassi, una discesa bene, una male. Ma nel complesso quest’anno stavo guidando bene, non costante, ma bene. E poi a San Moritz è andata meglio del previsto: su quella pista gli anni scorsi non sono mai andato fortissimo, stavolta invece, non lo so, si vede che ero ispirato».
Tu sei di Ronco, da casa tua vedi la nuova pista da bob di Cortina e l’hai anche provata, prima di gareggiare.
«Ho avuto l’opportunità di provarla in aprile con la preomologazione e poi a dicembre ho potuto fare una settimana di buoni allenamenti, con i video e tutto quello che occorre. Sicuramente iniziare la stagione con delle discese in più mi ha fatto solo bene. Mi auguro poter sfruttare al massimo la pista nei prossimi anni, io come tutti i miei compagni, così da iniziare la Coppa del Mondo, i Mondiali e le altre gare con una preparazione più che adeguata».
Dopo il tuo argento di Lillehammer avevamo sperato che il parabob diventasse disciplina olimpica.
«E invece no, ancora niente. Sarebbe stato bello se avessero previsto almeno qualche discesa dimostrativa durante questi Giochi, perché avrebbe portato molta visibilità: altre nazioni si sarebbero avvicinate e sarebbe stato più facile che venisse presa la decisione che attendiamo. E invece siamo… non dico punto e a capo, ma insomma non si è mosso molto».
Per i Giochi 2030, Alpi Francesi, fra quattro anni, ce la facciamo?
«Non si sa. La Federazione continua a lavorarci. Sarebbe un peccato».
Perché?
«Perché è l’unico sport dove maschi e femmine corrono insieme, non ci sono classificazioni di disabilità e nel momento in cui monti nel bob sei come una persona normodotata. È l’unico sport, almeno invernale, che mette tutti sullo stesso piano».
Spiegaci come funziona la gara con il parabob.
«Arrivi in pista vestito e con il casco, e basta. Il bob con cui scendi viene sorteggiato all’inizio della settimana e lo usi per tutti gli allenamenti. I bob sono tutti uguali, non ti porti dietro il tuo, tutti vengono pesati uguali e zavorrati fino a 100 chili. Al posto della spinta con le gambe, alla partenza c’è un tratto di pista che spinge tutti con la stessa velocità. I pattini li possono ‘‘tirare’’, lucidare, solo gli atleti».
Dunque la gara non si gioca sulla spinta.
«Esatto, conta solo chi guida meglio. Per il resto non ci sono praticamente differenze».
Quindi raggiungete velocità alte.
«Nel circuito delle nostre gare la pista più veloce è St. Moritz: è lunga, ha 19 curve e giù in fondo arriviamo anche superando i 130 (… leggi tutta l’intervista sull’Amico del Popolo di carta).












