Artigiane protagoniste nell’economia bellunese

Nel 2025 le imprenditrici artigiane con cariche in provincia di Belluno sono 1.132: quasi la metà è titolare e prevalgono i servizi alla persona, ambito che raccoglie sette titolari su dieci.
7 Marzo 2026
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A fine 2025 le imprese artigiane femminili (ovvero in cui proprietà, gestione e controllo sono detenuti in prevalenza da donne) in provincia di Belluno sono 613, pari al 21% delle imprese femminili. Lo evidenzia una nota di Confindustria Belluno, sottolineando come nella nostra provincia, in cui il tasso di occupazione delle donne – in base ai dati elaborati dall’Ufficio studi di Confartigianato Imprese Veneto – è stabilmente superiore al 67%, migliore rispetto al dato Veneto (62,3%) e soprattutto rispetto a quello italiano (53,3%), le donne artigiane bellunesi continuino a essere protagoniste nel sistema produttivo provinciale.

Le donne con cariche (titolari, socie o amministratrici) tra tutte le imprese artigiane bellunesi sono invece 1132, in leggerissimo calo (-2,1%, ma inferiore rispetto agli uomini) rispetto al 2024. Di queste, 510 (45%) sono titolari, 420 (37,1%) socie, 151 (13,3%) amministratrici e 51 (4,5%) rivestono altre cariche. Tra le donne titolari di imprese artigiane, dopo un trend in discesa lento ma costante negli ultimi dieci anni, nel 2025 si è verificata una inversione di tendenza, con un aumento che si è verificato in sole altre tre provincie venete (Treviso, Venezia e Vicenza).

Una recente indagine interna condotta tra le associate dall’ufficio studi di Confartigianato imprese Veneto restituisce un identikit chiaro e contemporaneo dell’imprenditoria femminile artigiana veneta.

Il settore in cui le donne hanno più cariche è quello dei servizi alla persona (564), quindi manifatturiero (321), costruzioni e servizi alle imprese (116 ciascuno) e in altri settori altre 15 donne. Tra le titolari, quasi 7 su 10 lo sono in imprese di servizi alla persona, con manifatturiero e servizi alle imprese attorno al 15%.

Si tratta di donne che entrano presto nel mondo del lavoro e dell’impresa: quasi il 75% avvia il proprio percorso prima dei 35 anni.

Nel 49% dei casi proseguono un’attività di famiglia, ma oltre un terzo avvia un’impresa da zero. Non solo continuità generazionale, dunque, ma capacità di iniziativa e propensione all’innovazione.

Le imprese sono di piccola dimensione e fortemente radicate nel territorio: il 59% ha tra 1 e 9 addetti, con una struttura che tiene insieme imprenditorialità, occupazione e comunità.

Dal 2016 al 2025 le donne con cariche sono calate, ma la contrazione femminile è stata inferiore al calo complessivo. Una dinamica che evidenzia una maggiore capacità di tenuta del tessuto imprenditoriale femminile, pur dentro una fase economica complessa.

Tra gli ostacoli rilevati dalle imprenditrici artigiane prevale il nodo della burocrazia (54,5%), che vale per tutte le imprese, ma è emerso come prioritario nel sondaggio per 1 imprenditrice su 2 perché spesso sproporzionata rispetto alla dimensione delle imprese artigiane. Subito dopo emerge il tema della conciliazione tra lavoro e vita privata (53,4%), che riguarda imprese di ogni dimensione, con o senza dipendenti. Infine, la liquidità e l’accesso al credito (41,7%), particolarmente critici nelle fasi economiche incerte. Il 27,1% delle intervistate, invece, lamenta la mancanza di tempo per formazione e aggiornamento delle competenze.

«Quella femminile è un’impresa di valore: è certamente azzeccato lo slogan scelto da Confartigianato per l’8 marzo, giornata della donna» – commenta Roberta De Salvador, presidente di Donne Imprese Confartigianato Belluno – «perché sottolinea il ruolo dell’imprenditoria femminile nello sviluppo della provincia e del Paese. In più giova ricordare come le imprenditrici oggi siano le vere protagoniste di una trasformazione che abbatte i divari di genere e gli stereotipi, offrendo alle nuove generazioni modelli concreti di realizzazione professionale. Ma non è tutto oro quel che luccica: rimangono infatti problemi che richiedono interventi concreti: servono e non sono più rimandabili politiche europee e nazionali che valorizzino il merito e un sistema di welfare capace di supportare le donne nei loro ruoli sociali e familiari. La politica deve investire nel sostegno alle imprenditrici, affrontando con urgenza i nodi critici comuni a tutto il mondo produttivo, come la pressione fiscale, la burocrazia e l’accesso al credito, affinché il talento delle donne possa diventare pilastro della strategia economica nazionale. Sostenere l’imprenditoria femminile non è “solo” una politica di genere, ma una scelta di sviluppo intelligente che riguarda tutti: istituzioni, associazioni di categoria, sistema bancario».

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