Cooperazione, nuovo Consiglio per Federsolidarietà Belluno e Treviso

L’assemblea rinnova la governance dell’associazione che rappresenta 64 cooperative tra Belluno e Treviso: oltre 10.600 addetti e 253 milioni di valore della produzione nel sistema locale del welfare.
7 Marzo 2026
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L’assemblea di Confcooperative Federsolidarietà Belluno e Treviso, riunita il 7 marzo a Villa Carpenada, ha eletto il nuovo Consiglio interprovinciale che guiderà l’associazione nel quadriennio 2026-2030. Nelle prossime settimane il Consiglio procederà alla nomina del presidente e alla definizione degli incarichi interni.

Il nuovo organo dirigente è composto da Paola Cavarzan (Vita e Lavoro), Piero Cavarzerani (Alternativa Ambiente), Federica Cipolla (Una Casa per l’Uomo), Lorella Corazzin (Terra Fertile), Elisa Corrà (Portaperta), Raffaella Da Ros (Insieme Si Può), Claudia De Min (Croceblu), Nicola De Min (Le Valli), Andrea Favaro (NoiGroup), Mauro Gazzola (Kirikù), Oscar Licini (Orchidea), Anna Massaro (Sol.Co.), Massimiliano Mazzer (C.S.A. Centro Servizi Associati), Manuel Noal (Dumia), Sara Pozzebon (Il Girasole), Sara Reolon (Società Nuova), Luca Sartorato (Ceis Treviso), Matteo Stefanato (L’Incontro), Giorgio Tolotto (Madonna dei Miracoli) e Linda Torri (Eureka).

Federsolidarietà Belluno e Treviso rappresenta 64 cooperative sociali, 11 nella provincia di Belluno e 53 in quella di Treviso. Le realtà aderenti generano un valore della produzione di circa 253 milioni di euro e impiegano oltre 10.600 addetti, confermandosi una componente stabile del sistema di welfare territoriale.

Durante l’assemblea è stata condivisa un’analisi delle principali dinamiche che interessano il settore: l’impatto delle trasformazioni demografiche sui servizi, la sostenibilità economica del welfare locale, la difficoltà nel reperire personale qualificato e la necessità di rafforzare l’integrazione tra cooperative e con gli enti pubblici.

Nel nuovo mandato l’associazione intende consolidare il ruolo della cooperazione sociale non solo come soggetto erogatore di servizi, ma anche come interlocutore nella programmazione delle politiche sociali locali. In questa prospettiva viene indicata come prioritaria la collaborazione con le amministrazioni pubbliche attraverso strumenti di co-programmazione e co-progettazione, insieme allo sviluppo di modelli organizzativi e finanziari coerenti con il modello cooperativo e alla piena applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro.

L’assemblea ha ospitato anche un confronto sui nuovi modelli di welfare con gli interventi di Stefano Granata, presidente di Confcooperative Federsolidarietà nazionale, Paola Roma, assessore regionale ai Servizi sociali, Famiglia, Longevità, Sport e Politiche abitative, e Paolo Venturi, direttore di AICCON Research Center.

Il dibattito ha richiamato alcune questioni aperte per il settore: il livello della spesa per i servizi sociali in Italia, pari allo 0,8% del PIL a fronte di una media europea del 2,7%, la necessità di riconoscere gli incrementi contrattuali previsti dal CCNL, la gestione delle vulnerabilità sociali e il ruolo della cooperazione nell’inserimento lavorativo delle persone con disabilità.

«Una domanda sociale sempre più ampia con meno risorse a disposizione richiede uno sforzo collettivo affinché si generino vere energie trasformative. Lo sguardo della cooperazione sociale verso le grandi sfide del presente. Dobbiamo avere l’ambizione di rintracciare le risposte ai bisogni di oggi, certo non da soli, dobbiamo avere il coraggio di essere protagonisti», ha osservato Stefano Granata.

Secondo Paolo Venturi la cooperazione sociale rappresenta «un soggetto privato con funzione pubblica» e la sua capacità di incidere dipende anche dalla valorizzazione della propria specificità. «Oggi la giustizia sociale ha bisogno di agonismo: chi non ha questo atteggiamento finisce per essere solo un gestore, non un protagonista, un co-programmatore», ha aggiunto.

Per Paola Roma «le cooperative sociali sono partner strategici delle politiche regionali». Di fronte all’invecchiamento della popolazione e alla crescente domanda di servizi, ha spiegato, diventa necessario rafforzare modelli di welfare territoriale fondati sulla collaborazione tra istituzioni, terzo settore e comunità locali, valorizzando anche gli strumenti di co-programmazione e co-progettazione attivati con gli Ambiti sociali territoriali.

L’incontro ha confermato il ruolo della cooperazione sociale come attore rilevante nello sviluppo dei sistemi di welfare locale e come interlocutore delle istituzioni nella definizione delle politiche sociali dei prossimi anni.

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