Tutti i soci di Longarone Fiere Dolomiti – e cioè Comune di Longarone, Regione, Provincia, Camera di
Commercio, Unione Montana, Pro Loco, Uniteis, Confindustria e le altre categoria economiche –
stanno cercando di definire un piano industriale capace di risollevare le sorti ed i bilanci dell’unico
polo fieristico bellunese.
Ne ha parlato oggi, 10 marzo, il presidente della provincia nonché sindaco di Longarone Roberto Padrin, a
margine della presentazione di Agrimont al via sabato 14 marzo. Riflessioni scatenate da un’intervista nella quale l’ex assessore regionale Federico Caner ed ora a capo della struttura di Veneto Agricoltura era stato netto, dicendo fra l’altro che «il pubblico non può essere chiamato ogni anno a ripianare le perdite».
Il bilancio, quindi, innanzitutto. Che se è blindato ed in sicurezza sino a giugno 2026 anche grazie ai soldi incassati dall’accordo con la Fondazione MiCo che ha fatto diventare hub olimpico la zona di pertinenza delle Fiere, deve essere supportato e puntellato per il futuro con introiti ed incassi diversi e più corposi. Si tratta del piano industriale composto da una serie – al momento – di ipotesi. Un piano che dovrà essere pronto per permettere un’altra operazione: la riduzione del capitale sociale che dovrà essere formalizzata da un atto notarile.
Insomma: per evitare che Longarone e la provincia perdano la titolarità della Fiera che Caner vedrebbe bene accorpata a Verona, con la fiera scaligera che a giudizio dell’ex assessore potrebbe far arrivare a Longarone esperienza, management, economia di scala, visibilità e gestione, servono soldi e idee per il rilancio.
Nell’analisi fatta da Padrin le sofferenze di Longarone Fiere un ruolo importante è stato giocato dal periodo segnato dal Covid. Ma ora «dopo una ricapitalizzazione (ndr, nel 2024) forse troppo bassa, servono nuove idee». A partire dall’alleggerimento dalle casse delle Fiere dei costi dei capannoni: «Il Comune ha dato l’incarico a due esperti di capire se sia conveniente scorporare la gestione della Fiera da quella dei capannoni». Strutture che, va ricordato, hanno già avuto bisogno di 800 mila euro per lavori di messa a norma e ristrutturazione e ne richiederebbero quasi altrettanti (600 mila). I medesimi professionisti per contro del Comune e il cda dell’ente dovranno considerare anche considerare l’utilità di una gestione condivisa fra pubblico e privato.
Ed a Caner che parlava della convenienza di un «matrimonio con la Fiera di Verona», Padrin ha replicato: «La possibilità di collaborare con altre fiere, da Verona a Rimini, non è una novità; ma questo non comporta obbligatoriamente perdere la nostra identità».
E se all’orizzonte vi è anche l’ipotesi di organizzare nuovi e diversi eventi fieristici per aumentare l’utilizzazione dei padiglioni e quindi degli incassi, e se allo studio esiste anche la possibilità di far pagare la sosta nei parcheggi, cosa finora mai accaduta, ciò che manca sicuramente è la figura di un direttore operativo: «Un ruolo che nn è più coperto dal 2015. I motivi? Sia perché è difficile trovare una persona davvero competente in questo ruolo, sia perché a bilancio costerebbe molto». Una proposta è arrivata anche da Chiara Bortolas (cda Fiere): «Gli spazi di Longarone potrebbero essere sfruttati dalle associazioni di categoria che qui non avrebbero problemi di spazi che invece si riscontrano altrove».











