Il selfista alpino, manuale semiserio di vetta

Anche io sono talvolta un selfista… ma so fermarmi con il dovuto anticipo… poiché superficiale disattenzione e distrazione reiterata, da sempre, vanno a braccetto con incidenti ed infortuni, spesso dagli esiti invalidanti o, addirittura, mortali. (immagine creata con A.I.)
11 Marzo 2026
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Se decidi di affrontare un sentiero di montagna, sii sempre consapevole che non stai entrando in un set cinematografico, ma in un ambiente delicato dove ogni passo richiede conoscenza, attenzione, equilibrio e rispetto. Richiede anche saper tornare indietro.

Se parcheggi l’auto al passo e la prima cosa che fai è cercare campo per le news del campionato di calcio, invece del bollettino meteo e della cartina del percorso, ricordati che le notifiche del fantacalcio non sostituiscono la prudenza, la correttezza dell’informazione e le regole della prevenzione.

Se inizi a camminare e ogni cinquanta metri ti fermi per: “aspetta che rifacciamo la foto”, oppure, “no, così sembro stanco”, o ancora “ok, ora video in camminata motivazionale”… ricorda che l’attenzione divisa è la miglior alleata, quando va davvero bene, delle storte, delle scivolate e delle cadute banali.

Se percorri un tratto esposto e la tua priorità diventa “fermi tutti, riprendetemi mentre passo”, sappi che la montagna non rallenta per i tuoi contenuti e il vuoto non mette in pausa mentre sistemi l’inquadratura.

Se durante la salita tieni il telefono in mano invece dei bastoncini, guardi lo schermo con insistenza invece del terreno, non la chiamare disattenzione: è scelta consapevole di distrarti dove non dovresti.

Se inciampi su una radice mentre rispondi ai messaggi “dove sei?”, o “manda la posizione”, oppure “che panorama top”… non dire che è stata sfortuna: la prevenzione comincia dagli occhi, non dagli hashtag.

Se ti fermi in mezzo al sentiero per girare un reel con il passo al rallentatore, costringendo gli altri a movimenti scomodi, non stai condividendo bellezza: stai solo creando pericolo.

Se davanti a un cartello di pericolo sorridi e fai il gesto da duro per la foto, sappi che quella non è prevenzione del rischio: è ostentazione dell’incoscienza.

Se scambi la montagna per una passerella e l’escursione per una performance, non stai facendo educazione alla sicurezza: stai promuovendo l’imitazione della superficialità.

Se entri in un rifugio e prima ancora di dissetarti e consumare uno spuntino ti metti a montare il video della giornata, non stai consolidando esperienza: stai confezionando mera apparenza narcisista.

Se al tardo pomeriggio o addirittura tramonto, quando la luce cala e il sentiero richiede concentrazione doppia, tu dici “aspetta che faccio l’ultimo contenuto virale”: stai confondendo il concetto di memoria con quello di memoria interna.

Perché chi ti guarda il profilo sul tuo social preferito non vede la preparazione, non vede le condizioni del terreno, l’esposizione del percorso, i rischi oggettivi, non vede la fatica vera — vede solo la posa, il mero aspetto iconografico, nulla di più.

Noi invece vediamo come ti sei informato (senza previsioni meteo e senza analisi e conoscenza dei percorsi su guide o mappe dedicate) e come ora non sappia dove andare.

Noi invece vediamo l’ora in cui sei partito (tardi e senza frontale) e il buio che ti viene incontro.

Vediamo lo zaino leggero per la foto (senza acqua e nutrienti, senza guscio, senza ricambio, senza kit minimo di pronto soccorso, senza…).

Noi vediamo le tue scarpe stile urban sniker (lisce, prive di vibram o necessario grip) e come fatichi a stare in piedi).

Noi vediamo il tuo allenamento e la tua preparazione tecnica (la stanchezza che ti piega le ginocchia proprio quando inizia la discesa).

Diciamolo, allora.

La posa per il selfie non tiene una scivolata su terreno ripido, non ferma un sasso, non evita un trauma cranico, né protegge le caviglie o la testa.

La posa per il selfie non scalda quando arriva il vento, non orienta quando sale la nebbia.

La posa per il selfie non chiama neppure i soccorsi quando non c’è campo.

La posa per il selfie non legge il cielo e quando sbagli a leggerlo tu con peakfinder, arriva il Soccorso Alpino.

Infine, se quando torni a valle e misuri la riuscita della giornata in visualizzazioni invece che in scelte prudenti, forse non hai fatto un’escursione, ma una campagna promozionale di te stesso che non è riuscita a riempire lo zaino di emozioni autentiche ma solo di byte privi di valore e senso.

Fabio Bristot – Rufus

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