Una relatrice prestigiosa, Beatrice Del Bo, è venuta al Museo Diocesano di Feltre il 7 marzo e si è occupata di lavori e botteghe medievali. Del Bo insegna storia economica e sociale del Medioevo e didattica della storia all’Università degli studi di Milano, è membro di gruppi di ricerca nazionali e internazionali su progetti che studiano le risorse naturali, la discriminazione, la salvaguardia dei diritti umani. Referente del dipartimento per gli studi di storia delle politiche di genere è autrice di testi fondamentali relativi ai suoi interessi precipui. A Feltre ha presentato, nell’ambito del progetto “Sogno e Realtà, ciclo di conferenze” spunti tratti da alcuni suoi libri quali “Tutto in una notte, una storia insonne del Medioevo” e “Arsenico e altri veleni”. Il titolo della conferenza era “Mercato e mestieri medievali tra realtà storica e rievocazioni”.
Illustrando le sue parole con immagini suggestive tratte da dipinti medioevali, foto di musei e di ricostruzioni storiche, ha raccontato con vivacità e competenza le caratteristiche delle spezierie e delle taverne medioevali. Le botteghe erano frequentate da medici che acquistavano farmaci, cuochi che cercavano spezie, pittori che trovavano pigmenti per le loro opere, privati che avevano bisogno di miele, cera, zucchero, candele, spugne (imbevute di farmaci antidolore e, idratate, fatte respirare ai malati), perfino dolci. Sugli scaffali si trovavano vasi di forme diverse per contenere prodotti di farmacopea con cartigli che ne indicavano il contenuto e, sul retro, la data di scadenza. I vegetali erano conservati in forme di legno, altri prodotti nel vetro e spesso i tappi erano dei frutti adatti allo scopo (frequenti i cedri). L’unico vaso che aveva la dicitura fusa nella ceramica era quello della Triaca. Farmaco prezioso, formato da ben 72 ingredienti anche vegetali che maturavano in periodi, diversi dell’anno, era antidoto contro i veleni e quindi bisognava identificarlo subito, al primo colpo d’occhio, perché la cura era urgente. Altra costosa medicina, o veleno a seconda delle dosi, era la radice di mandragola. Per svellerla dalla terra si legava un cane alla base del cespo delle foglie e lo si invogliava a muoversi per raggiungere del cibo. Il cercatore della radice, che si diceva uccidesse con un urlo al momento dell’estrazione, si allontanava tappandosi le orecchie e il cane tirando la fune per raggiungere il cibo estraeva la radice. Un antico esempio di vivisezione che compare in qualche dipinto medievale. Altro sito importante erano le taverne, contrassegnate da insegne quali il sole, la stella, il cavallo… (pochissimi infatti erano in grado di leggere). I commensali mangiavano in lunghi tavoli in legno che ospitavano taglieri per il cibo e stoviglie per il vino e le bevande. In taverna arrivavano viaggiatori (per i quali era previsto anche alloggio e fieno per cavalli), commercianti, religiosi, ricchi e poveri , avventori di ogni genere che trovavano il fuoco acceso, cibo e compagnia interessante vista la mescolanza dei presenti. Non mancavano i giochi come quello della Zara (all’origine della parola gioco d’azzardo) che prevedeva di scommettere su numeri che uscivano gettando tre dadi. Le vincite più fortunate erano, si capisce, sul numero 3 e sul 18.
Spesso, oltre al menù normale, era previsto, come nei ristoranti di oggi, quello per i bambini e perfino le cavalcature potevano scegliere tra fieno migliore e a buon mercato, dipendeva dal padrone. La relatrice non ha mancato di presentare ricostruzioni attuali di quel mondo, più o meno fedeli alla realtà, che spesso accompagnano manifestazioni storiche in varie parti d’Italia.
Del Bo ha aperto per presenti un sipario su un mondo brulicante di vita e di ingegnose soluzioni per vivere e sopravvivere addolcendo le difficoltà dell’esistenza con tutta la comodità che l’epoca, a torto considerata oscura, presentava.
La prossima conferenza sarà il 14 marzo alle 16.30, Nicola De Toffol parlerà di “Panfilo Castaldi, medico feltrino alle origini della stampa”. A seguire presentazione de “Il segreto di Castaldi”, progetto innovativo per conoscere Feltre, a cura del Fondaco per Feltre ed Enac. Seguirà visita alla mostra “Sogno e Realtà” con aperitivo finale.
Giuditta Guiotto











