Il pane nostro tra tradizione, innovazione e comunità: storie dal Bellunese

Di Martina Reolon, Paola Barattin, Gigetto De Bortoli, Enrico De Col. L'approfondimento sul numero 11 dell'Amico
14 Marzo 2026
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Sul numero 11 dell’Amico del Popolo cartaceo dell’11 marzo 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero l’approfondimento sul mestiere del fornaio

Il profumo del pane appena sfornato attraversa da sempre cucine, forni e piazze, raccontando una storia antica fatta di lavoro, cultura e comunità. Oggi però il mondo della panificazione si trova davanti a una fase di cambiamento: da un lato la necessità di innovare e adattarsi a nuovi mercati e stili di vita, dall’altro il desiderio di preservare metodi artigianali e tempi lenti che custodiscono saperi tramandati da generazioni.

Come scriveva Dino Buzzati, «il pane è la poesia della vita quotidiana». Una poesia semplice e universale che continua a essere simbolo di nutrimento, lavoro umano e condivisione.

Nel Bellunese diverse realtà stanno affrontando questa trasformazione. Tra queste il Panificio Bernardi, attivo dal 1962, dove oggi lavora Carlo Cerri, 38 anni, entrato in azienda nel 2019 per portare nuove idee accanto alla tradizione familiare. «Se non ci adatteremo ai cambiamenti saremo spazzati via dalla grande distribuzione», spiega. «La sfida è differenziarsi sulla qualità. Esiste una fascia di consumatori sempre più attenta a ciò che mangia e noi vogliamo rispondere a questa domanda».

Accanto alla ricerca e alla formazione resta fondamentale la manualità del mestiere. Lo ricorda Mauro Balbinot, esponente di una famiglia che da oltre un secolo porta avanti i panifici Balbinot Il Fornaio e il laboratorio alpagoto Grandi Forni Bellunesi. «Le tre regole dell’impasto sono temperatura, umidità e tempo», spiega. Balbinot ha iniziato nel 1978 e ha visto trasformarsi profondamente il lavoro del panificatore: dai vecchi forni in muratura sempre accesi ai moderni forni rotativi che permettono una gestione più flessibile delle temperature.

Nonostante le innovazioni tecnologiche, il mestiere resta impegnativo e oggi sempre meno giovani sono disposti a lavorare di notte, come tradizionalmente avveniva nei forni.

Accanto alle realtà storiche stanno però nascendo nuovi modelli di panificazione. A Farra d’Alpago dal febbraio scorso ha aperto Foresta, forno di comunità, progetto della giovane coppia formata da Amalia Sacchi e Nathan Danby. Il loro obiettivo è trasformare il forno in uno spazio aperto alla comunità, dove il pane diventa occasione di incontro, cultura ed educazione alimentare. Il nome richiama sia le loro origini “foreste”, sia il legame con la Foresta del Cansiglio.

Il legame tra pane e comunità emerge anche in iniziative locali che valorizzano le tradizioni. A Polpet, frazione di Ponte nelle Alpi, la manifestazione «Forni aperti» riporta in funzione alcuni degli antichi forni del paese per cuocere le tradizionali fugazze pasquali. Un tempo nel paese esistevano oltre venti forni attivi; oggi i volontari ne hanno riaccesi cinque per far rivivere lo spirito di un tempo.

Il pane resta così molto più di un alimento. È il risultato di una lunga filiera di lavoro che parte dalla terra, attraversa il gesto dell’uomo e arriva sulla tavola come simbolo di nutrimento e di vita. Non a caso nella cultura cristiana diventa anche segno spirituale: pane spezzato, condiviso, che unisce le persone.

Tra tradizione artigiana, innovazione e nuovi progetti comunitari, il mondo della panificazione continua dunque a evolversi senza perdere il suo significato più profondo: quello di un lavoro antico che ogni giorno profuma l’inizio del mattino.

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Una risposta

  1. Ritorniamo a produrre dalla materia prima sano ma le lobby sono amiche solo del profitto aiutate dalla politica, vigneti intensivi sono 😂 impattanti sulla salute umana e ambientale.

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