«Montagna che aiuta», quando il cammino diventa inclusione

Un gruppo di volontari del Cai di Feltre accompagna persone con disabilità lungo sentieri selezionati e mappati, unendo competenze diverse per rendere l’escursionismo più inclusivo.
15 Marzo 2026
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La montagna è spesso associata allo sforzo fisico, alla ricerca della vetta e al confronto con l’ambiente naturale. Sempre più di frequente, però, diventa anche un luogo di incontro e sostegno reciproco. È lo spirito che anima il gruppo «Montagna che Aiuta» del Club Alpino Italiano, nato all’interno della sezione Cai di Feltre con l’obiettivo di rendere l’esperienza dell’escursionismo accessibile anche a chi, per motivi fisici o sociali, rischierebbe di rimanerne escluso.

Il gruppo riunisce oggi una trentina di volontari provenienti da esperienze diverse: professionisti dell’ambito sanitario e sociale, volontari dell’assistenza, membri del soccorso alpino, istruttori e semplici escursionisti. A unirli è l’idea di una montagna inclusiva, capace di accogliere persone con disabilità o fragilità, ma anche chi desidera condividere un’attività all’aria aperta.

Uno degli strumenti che permette di accompagnare persone con difficoltà motorie o sensoriali è la joëlette, una carrozzella monoruota progettata per affrontare sentieri e strade forestali grazie al lavoro congiunto di più accompagnatori. Il dispositivo consente di percorrere itinerari immersi nella natura in modo sicuro e partecipato.

Il gruppo è nato nel 2021 e ha ampliato le proprie attività di anno in anno. Nel suo percorso ha partecipato al raduno nazionale «A Ruota Libera» dedicato alla mobilità inclusiva, ha ricevuto in donazione la prima joëlette grazie al sostegno dell’associazione Tilt di Feltre e ha promosso il primo corso regionale per la conduzione di questo mezzo. Nel 2023 è stato inaugurato anche il primo sentiero di montagnaterapia della provincia di Belluno, nella Valle di San Martino.

La collaborazione con le realtà territoriali ha contribuito a strutturare ulteriormente le iniziative. La convenzione con l’Aulss 1 Dolomiti e con i Centri di Salute Mentale, ad esempio, ha permesso di sviluppare progetti di montagnaterapia che affiancano l’escursione a momenti di socialità e percorsi di benessere.

Nel solo 2025 il gruppo ha organizzato 29 giornate di attività tra accompagnamenti e sopralluoghi, oltre a otto serate informative e alla mappatura di undici nuovi percorsi adatti alla joëlette nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, nell’ambito del progetto Cets. Le iniziative hanno coinvolto servizi sanitari, scuole, associazioni e cittadini, includendo anche progetti speciali come un cammino solidale verso Santiago.

Ogni uscita richiede una preparazione accurata, che comprende l’analisi preliminare dei percorsi, i sopralluoghi, le prove con gli ausili e il confronto tra i volontari. I sentieri vengono valutati attraverso una scala di difficoltà specifica per la joëlette, che distingue itinerari turistici, escursionistici ed escursionistici per esperti, considerando pendenze, larghezza, lunghezza e presenza di ostacoli.

Nel territorio feltrino e bellunese sono già stati individuati diversi percorsi adatti, tra cui itinerari nella Val Canzoi, sul Monte Avena, nella foresta di Cajada e nella Val di Zoldo, oltre a tracciati di fondovalle che consentono di vivere la natura in sicurezza.

L’esperienza di «Montagna che Aiuta» mostra come l’inclusione possa diventare una pratica quotidiana, fatta di organizzazione, collaborazione e attenzione alle persone. Sui sentieri, dove spesso basta un saluto per sentirsi parte di una comunità, la montagna si conferma uno spazio aperto a tutti. Come ricordano i volontari, il passo più importante non è quello verso la vetta, ma quello che permette di camminare insieme.

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