Recupero degli edifici storici, una risorsa ancora inespressa per Belluno

La ricerca sul patrimonio edilizio mostra che quasi il 40% delle abitazioni bellunesi è storico e oltre un quarto necessita interventi: un ambito che può offrire nuovi spazi di lavoro alle imprese locali.
15 Marzo 2026
380

Il recupero del patrimonio edilizio storico rappresenta per la provincia di Belluno un’occasione di rilancio sia sul piano economico sia su quello paesaggistico. A sostenerlo in una nota dell’11 marzo scorso, è Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Imprese Belluno, che vede nella riqualificazione degli immobili datati un potenziale volano per le imprese locali e per l’attrattività del territorio.

«Un valore territoriale e paesaggistico e un valore economico: questo rappresenta il grande patrimonio residenziale (ma anche industriale) storico della nostra provincia. Metterci mano significa offrire grandi opportunità alle nostre imprese dell’edilizia e del restauro, ed al contempo aumentare l’attrattività del nostro territorio per i turisti e per possibili nuovi residenti. E i numeri dicono che c’è molto da lavorare», afferma Scarzanella, commentando i dati dello studio Il mercato del restauro. Potenzialità di intervento nel patrimonio edilizio storico non sottoposto a vincolo, realizzato da Federico Della Puppa e Smart Land per Confartigianato Imprese Veneto.

La presidente ricorda inoltre che l’iniziativa nasce dalla volontà di «valorizzare il ruolo della realtà artigiana, autentico presidio tecnico di questo patrimonio», e di cogliere le opportunità legate alle agevolazioni fiscali sulle ristrutturazioni, confermate anche per il 2026.

Un patrimonio diffuso e in parte in difficoltà

Secondo la ricerca, in provincia di Belluno gli edifici residenziali costruiti prima del 1945 sono 29.114, pari al 39,5% del totale: una quota che non trova eguali nel resto del Veneto, dove la seconda provincia per incidenza è Verona, ferma al 22,4%. Più di 18.000 di questi immobili risalgono a prima della Prima guerra mondiale, mentre gli altri sono stati realizzati nel periodo tra i due conflitti. Una porzione rilevante — 8.004 edifici, pari al 27,5% — presenta condizioni manutentive classificate come mediocri o pessime.

All’interno di questo patrimonio, una parte è vincolata per interesse culturale: 3.844 edifici in totale, dei quali 727 risultano già riconosciuti di interesse culturale, 7 sono in fase di verifica e 3.110 sono catalogati come non verificati. Considerando le sole strutture residenziali, i beni vincolati ammontano a 2.423 unità, circa l’8% del totale degli immobili storici.

Accanto a questi, quasi 25.000 edifici storici residenziali non sono sottoposti a vincoli. Una quota significativa presenta comunque caratteristiche di pregio, tipiche anche dell’architettura montana, e una parte necessita di interventi per essere valorizzata. La ricerca prende inoltre in esame gli immobili manifatturieri: il censimento Istat del 1911 registra 51 opifici in provincia, mentre quello del 1951 ne riporta 165, dei quali solo pochi risultano vincolati.

Le competenze necessarie per il “restauro diffuso”

Il potenziale di intervento su questo patrimonio è rilevante, come sottolineano Fabio Zatta (a destra nella foto), presidente della federazione edilizia, e Massimo Riva (a sinistra), presidente dei restauratori di Confartigianato Imprese Belluno. «La ricerca evidenzia che al patrimonio storico appartengono anche moltissimi edifici non vincolati, e sono quindi pronti per interventi immediati e per i prossimi anni», osservano.

I due rappresentanti ricordano che gli immobili non vincolati consentono processi più snelli dal punto di vista burocratico, ma richiedono comunque una preparazione specifica. Occorrono infatti artigiani capaci di intervenire su materiali storici e tecniche costruttive tradizionali, in edifici con una forte identità. Il cosiddetto “restauro diffuso”, spiegano, è essenziale sia per conservare il patrimonio che non gode di tutela formale, sia per contrastare fenomeni di degrado del territorio e consumo di suolo.

Secondo Zatta e Riva, questo approccio potrà contribuire in modo significativo alla salvaguardia di un’eredità edilizia che rappresenta una parte importante della storia locale.

Autore

Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Correlati

il nuovo numero

Prima Pagina

Versione digitale

Iscriviti alla nostra newsletter

I video

Versione digitale

Iscriviti alla nostra newsletter