Il postino suona sempre… tardi. Ma non è colpa sua

Sempre più frequenti i ritardi nel Bellunese. Parlano Musolino (Slc Cgil) e un ex portalettere. Poste Italiane replica: «Tutto tornato alla normalità»
18 Marzo 2026
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Pensioni che arrivano il mese dopo, giornali che tardano di settimane e raccomandate ferme. I ritardi nella consegna della posta nel Bellunese sono un problema di lunga data, ma negli ultimi tempi la situazione sembra peggiorata. E secondo Adriano Musolino (referente Slc Cgil) siamo solo all’inizio: «Il continuo ‘‘taglia e cuci’’ delle zone sta concentrando i volumi di lavoro su pochi postini e, con questa nuova organizzazione, non se ne può venire fuori». Poste Italiane, al contrario, assicura: «La situazione oggi (16 marzo, ndr) in provincia di Belluno è tornata alla normalità». Staremo a vedere.

Quello che è certo, intanto, è che rispetto a un tempo è cambiato il ruolo del postino: da presenza quotidiana nelle comunità a portalettere spesso di corsa dalla mattina fino al pomeriggio inoltrato. Ce lo racconta proprio un ex dipendente del Cadore.

C’è un nuovo Amico. Nel numero 12 dell’Amico del Popolo di carta del 19 marzo 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamentoin edizione digitale e in edicola), puoi leggere l’approfondimento completo dedicato ai frequenti ritardi nella consegna della posta nel Bellunese. Qui di seguito troverai solo alcuni estratti degli articoli in pagina (a cura di Yvonne Toscani e Irene Dal Mas). Acquista e sfoglia L’Amico del Popolo classico per leggerli tutti.

«Un taglia e cuci di zone. Ed è solo l’inizio»

Qualcuno leggerà queste righe una, due settimane o forse persino un mese dopo. Non perché abbia distrattamente lasciato il giornale nella buchetta, ma perché in quella buchetta non è mai arrivato. Così le pagine con gli annunci degli eventi giungono quando l’evento è già passato da tempo. Lo stesso accade per le notizie di cronaca: succede ai nostri abbonati, come a tanti altri. Ancora più grave, forse, è quando a rimanere ferme sono le buste con la posta vera e propria: raccomandate, appuntamenti medici, multe. Tutto ciò che dovrebbe arrivare puntualmente a destinazione, ma che invece spesso resta bloccato per giorni.


E negli ultimi tempi la situazione sembra essere peggiorata: le decine di mail che riceviamo noi de L’Amico del Popolo dai nostri abbonati ogni settimana, le segnalazioni di alcuni cittadini agordini che hanno ricevuto la pensione un mese in ritardo e il mucchio di raccomandate rimaste ferme a Sedico qualche settimana fa lo confermano.

Allora, cosa è cambiato?
‹‹È partita la riorganizzazione del recapito a Belluno, che ha comportato il taglio di numerose zone. Dieci postini hanno perso la loro zona di consegna e, con quelle rimanenti già a pieno carico, il lavoro extra è stato distribuito tra gli altri, una situazione mai verificatasi prima››, spiega Adriano Musolino, referente della Slc Cgil, con un passato da portalettere.
E la notizia peggiore è che, secondo Musolino, siamo solo all’inizio: «Il continuo ‘‘taglia e cuci’’ sta concentrando i volumi di lavoro su pochi postini e, con questa organizzazione, non se ne esce».

E, poi, c’è un altro aspetto che preoccupa…
‹‹È stato rinnovato il Servizio Postale Universale fino al 2036, ma in realtà si tratta di un rinnovo ‘al ribasso’. Di fatto, tutto ciò che riguarda la posta prioritaria, i classici J1, scompare. Questo significa che Poste Italiane avrà più margine per gestire la corrispondenza come vuole, senza vincoli stretti di consegna».

di Irene Dal Mas

La risposta di Poste Italiane: «Ad oggi si è tornati alla normalità. E i pacchi non c’entrano con i ritardi»

‹‹La situazione dei ritardi nella consegna della posta in provincia di Belluno è oggi (16 marzo, ndr) tornata alla normalità››. Poste Italiane, da noi interpellata sulle continue segnalazioni di disservizio, risponde con le scuse nei confronti di chi, a partire dai cittadini, ha riscontrato disagi nell’ultimo periodo. E con una rassicurazione: ‹‹Sono stati avviati diversi interventi di potenziamento e riorganizzazione del servizio nel territorio bellunese››.
Come si può intuire dalla causa addotta da Poste Italiane per i ritardi, cioè ‹‹i flussi eccezionalmente elevati di corrispondenza e pacchi››, al centro del problema c’è la gestione di questi carichi, che derivano in parte da un netto cambiamento delle esigenze dell’utenza.

Se, infatti, da un lato cartoline, lettere e bollette sono sempre meno tra chi opta per una fotografia, una mail o la domiciliazione delle utenze, dall’altro Poste Italiane deve confrontarsi con l’aumento delle spedizioni di pacchi.
È degli ultimi giorni la notizia del record di pacchi consegnati nel 2025: 349 milioni in un anno. Un record di cui andare orgogliosi per l’azienda, sicuramente, ma per i cittadini che aspettano la posta ogni giorno? ‹‹L’aumento dei pacchi, in forte crescita in tutta Italia, non penalizza, in realtà, la consegna della posta ordinaria», spiegano da Poste Italiane in apparente contraddizione con quanto sostenuto in precedenza. «I due servizi, infatti, vengono organizzati con modalità operative diverse che evitano sovrapposizioni nella consegna, favorendo il rispetto dei tempi previsti di recapito: la corrispondenza viene distribuita prevalentemente al mattino, mentre i pacchi sono consegnati soprattutto nel pomeriggio››

di Irene Dal Mas

Un ex postino del Cadore racconta: «Due ore di preparazione, poi la corsa»

La consegna di posta e pacchi prosegue senza sosta fino al pomeriggio, manca il rapporto umano

C’è stato un tempo in cui il postino non era soltanto un lavoratore incaricato di consegnare lettere e pacchi, ma una presenza familiare, quasi indispensabile nella vita quotidiana delle comunità. Un punto di riferimento, capace di fermarsi per una parola, un aiuto, uno scambio umano. Oggi, quel tempo sembra lontano.

A raccontarlo è un portalettere del Cadore, da pochi mesi in pensione, testimone diretto di una trasformazione profonda che ha cambiato il volto della professione. «Negli anni», spiega con una punta di amarezza e nostalgia, «è venuto a mancare il rapporto umano, sia con la gente, che con i colleghi». Un cambiamento che non riguarda solo il settore postale, ma che qui si manifesta con particolare evidenza.

La giornata tipo del portalettere inizia alle 8.45, con una fase preliminare fondamentale: la preparazione della posta. Raccomandate e pacchi vengono registrati attraverso un palmare, con la scansione dei codici a barre, e poi smistati nel casellario. È un lavoro preciso, metodico, che richiede concentrazione e che può occupare fino a un paio d’ore. Solo dopo questa fase si esce dalla sede centrale, ciascuno assegnato alla propria zona.
Da quel momento, il ritmo cambia radicalmente. «Si comincia a correre», racconta. La consegna della posta e dei pacchi prosegue senza sosta fino al pomeriggio inoltrato. Per chi è impegnato esclusivamente nella distribuzione dei pacchi, la giornata può allungarsi fino alle 19, quando si rientra in sede per chiudere il turno e fare il bilancio delle consegne».

di Yvonne Toscani

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