Le esportazioni della provincia di Belluno chiudono il 2025 con una sostanziale stabilità, segnando una variazione di -0,3% rispetto all’anno precedente per un valore complessivo che supera i 5 miliardi di euro. È quanto emerge dai dati Istat elaborati dalla Camera di Commercio di Treviso-Belluno|Dolomiti.
Il risultato fa media di tendenze opposte. Da un lato l’occhialeria — che da sola rappresenta quasi i tre quarti dell’export bellunese — sconta una riduzione pari a -5,2% determinata soprattutto dal forte calo delle vendite negli Stati Uniti (-39,9%), scese dagli 871 milioni del 2024 agli attuali 524 milioni. Un crollo che il presidente della Camera di Commercio Mario Pozza attribuisce in parte alle riorganizzazioni della catena globale del valore accelerate dai dazi americani: «Per effetto di questa riorganizzazione, una parte storica dei volumi export originati dalla provincia di Belluno possono essere diventati flussi estero su estero, o produzioni localizzate direttamente negli Usa».
Dall’altro lato, la filiera del freddo (macchinari e componentistica elettronica) compensa con una crescita del +13,4% per le apparecchiature meccaniche e un exploit per l’elettronica di controllo, il cui export più che raddoppia rispetto al 2024 (+115,6%, da 124 a 267 milioni di euro). Segnali positivi anche dal mercato Ue, con la Germania in recupero (+9%) e la Francia (+8,2%). «Le nostre aziende hanno saputo compensare la frenata negli USA con nuove direttrici geografiche», sottolinea Pozza. Spiccano in particolare le crescite a doppia cifra verso il Messico e gli Emirati Arabi Uniti». Dinamica analoga per la provincia di Treviso, che chiude a -0,6% con l’export di macchinari in crescita del +3,4%.











