Addio a Flora Costa, l’“emigrante mai sola” che iniziò a scrivere a novant’anni

Avrebbe compiuto cento anni tra pochi mesi
a cura di Martina Reolon
26 Marzo 2026
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Si è spenta il 24 marzo a Boulay, nel dipartimento della Mosella in Francia, Flora Costa, figura molto conosciuta e apprezzata anche tra i bellunesi all’estero. Avrebbe compiuto cento anni tra pochi mesi. La sua scomparsa lascia un ricordo profondo in quanti hanno avuto modo di conoscerla e apprezzarne la straordinaria umanità.

Nel corso di una vita lunga quasi un secolo, Flora Costa ha attraversato alcune delle fasi più difficili della storia contemporanea: la guerra, le difficoltà economiche, l’esperienza dell’emigrazione e, in tempi più recenti, anche la pandemia. Momenti affrontati sempre con una forza d’animo fuori dal comune, accompagnata da una gentilezza autentica che rappresentava uno dei suoi tratti distintivi.

Originaria dell’Agordino, terra alla quale è rimasta profondamente legata per tutta la vita, fu costretta da giovane a emigrare prima in Svizzera e poi in Francia. Nonostante la distanza, non ha mai interrotto il legame con le sue montagne, che amava profondamente e che hanno rappresentato una costante fonte di ispirazione, anche attraverso le numerose escursioni compiute nel corso degli anni.

Donna dalle molte risorse, Flora Costa aveva intrapreso un nuovo percorso all’età di novant’anni, avvicinandosi alla scrittura e agli strumenti informatici con sorprendente curiosità e determinazione. Tra il 2016 e il 2022 ha pubblicato quattro opere — “Dall’alba fino al tramonto”, “Vivo due amori… le Dolomiti e la Lorena”, “Le isole. Fra cielo e mare” e “Il canto del cuore” — nelle quali ha raccontato la propria esperienza di vita con uno stile semplice ma incisivo, sempre attento a cogliere gli aspetti positivi anche nelle situazioni più difficili.

Fedelissima iscritta dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, con la quale ha mantenuto negli anni un rapporto costante, non faceva mai mancare la propria vicinanza, sia attraverso il contatto telefonico sia con visite personali quando possibile.

Amava profondamente la compagnia e le relazioni umane. Non a caso si definiva «l’emigrante mai sola», espressione che sintetizza efficacemente il suo modo di vivere: aperto, positivo e orientato agli altri. Figli e nipoti stavano già preparando una festa a sorpresa per il suo centesimo compleanno, un traguardo che avrebbe certamente celebrato con gioia insieme ai suoi cari.

Di lei resta il ricordo di una donna forte e luminosa, capace di affrontare le difficoltà senza mai perdere fiducia nella vita, e di trasmettere, anche attraverso la scrittura, un messaggio di speranza e serenità.

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