Nel numero 13 dell’Amico del Popolo ”di carta” del 26 marzo 2026, in distribuzione questa settimana (in abbonamento tradizionale, in edizione digitale e in edicola) abbiamo dedicato una pagina speciale al progetto di centralina sul Vajont. Due articoli, due posizioni molto diverse tra loro. Da un lato c’è la Provincia di Belluno che tramite le parole del consigliere Massimo Bortoluzzi evidenzia i possibili problemi e le lacune enormi del progetto. Dall’altra Piergiacomo De Cesero, superstite del disastro del Vajont, che si dice favorevole al progetto a patto che porti ricavi sociali. E sulla mancanza di rispetto verso le vittime non ha dubbi: «In questa stessa zona, nei decenni, sono state create aziende, scuole, la fiera, case e anche una discoteca». Qui di seguito troverai solo alcuni estratti dagli articoli di Riccardo Sartor ed Enrico De Col. Per leggere l’approfondimento completo, abbonati (chiedi info a segreteria@amicodelpopolo.it) oppure acquista L’Amico del Popolo in edicola.
Centralina sul Vajont, i dubbi della Provincia: «Progetto con lacune enormi»
Crescono i dubbi attorno al progetto della nuova centralina idroelettrica sul torrente Vajont. Dopo le prime osservazioni già presentate dai vari enti coinvolti, anche la Provincia di Belluno interviene chiedendo una serie di integrazioni alla documentazione depositata dal proponente. L’ente provinciale si allinea alle richieste avanzate dalla Regione Veneto, introducendo anche ulteriori elementi di criticità. Tra questi, la necessità di valutare le possibili interferenze con un’altra progettualità che riguarda lo stesso corso d’acqua. Si tratta della richiesta, presentata nel novembre 2024 dalla C.E.B. (Compagnia Elettrica Bellunese), per una piccola derivazione a fini idroelettrici del torrente Vajont in comune di Longarone.
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Numerose anche le richieste di approfondimento sugli impatti ambientali e sulle modalità di realizzazione dell’opera. In particolare vengono chiesti chiarimenti sulla pista di accesso al cantiere, sull’occupazione dell’alveo e sugli effetti sulle caratteristiche idromorfologiche del torrente, oltre che su habitat e specie presenti.
Restano inoltre da valutare in modo più dettagliato gli effetti del cantiere: dal traffico indotto sulla viabilità di Longarone all’utilizzo di esplosivi, fino alle emissioni di polveri, rumore e alle possibili alterazioni della qualità delle acque. L’ente richiama anche il tema della sicurezza del versante, sottolineando che l’area interessata ricade in una zona a pericolosità geologica molto elevata.
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«Allo stato attuale il progetto presenta lacune documentali enormi» ha evidenziato il consigliere delegato al Demanio Idrico della Provincia di Belluno, Massimo Bortoluzzi, che ha precisato la posizione dell’ente di fronte alle critiche di un presunto silenzio iniziale. «Solo con un quadro completo potremo esprimere un parere che avrà una valenza amministrativa decisiva. Come Provincia vogliamo prima vederci chiaro su tutto».
di Riccardo Sartor
Un superstite dice sì: «Favorevole, ma con ricavi sociali. Rispetto per le vittime? Qui aziende, case e una discoteca»
Una voce favorevole al rinnovato progetto della centralina del Vajont arriva dal superstite Piergiacomo De Cesero. Figura molto impegnata nella comunità come ex amministratore comunale, ex giudice di pace e attivo in vari ruoli nel volontariato, De Cesero afferma che è il momento di concretizzare questa idea dello sfruttamento delle acque residue del Vajont, di cui si parla da decenni. Il tutto con la precisazione che vi sia una compartecipazione pubblica, con ricavi sociali per la collettività.
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«Tra le criticità si parla spesso dei morti sepolti nella piana di Longarone, dove ci sono circa 400 persone mai ritrovate. Eppure faccio notare che in questa stessa zona, nei decenni, sono state create aziende, scuole, la fiera, case e anche una discoteca. Io stesso ho lavorato per 40 anni nelle fabbriche del territorio, su terreni dove probabilmente ci sono vittime sepolte. Ebbene: tutte queste attività hanno permesso alla comunità di Longarone di essere ricostruita, continuare a vivere e riprendersi. Nessuno ha protestato in questo caso».
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«Non ci sarebbero problemi neanche sul fronte dell’impatto ambientale», conclude De Cesero, «perché si tratta di un impianto poco invasivo, basato su energia pulita, aspetto da non sottovalutare. Non vedo, quindi, alcuna mancanza di rispetto verso la memoria delle vittime nell’utilizzare quest’acqua, che comunque esiste, per il benessere comune…
di Enrico De Col











