Una joëlette, tanti passi insieme: così la montagna diventa per tutti

Il Gruppo Montagna che Aiuta si racconta: tra la progettazione delle uscite e le storie di chi ha potuto riprendere le camminate lasciate in sospeso
6 Aprile 2026
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Nel numero 14 dell’Amico del Popolo “di carta” del 2 aprile 2026, in distribuzione questa settimana (in abbonamento tradizionale, in edizione digitale e in edicola), la nostra rubrica Diario di Vetta, in collaborazione con le sezioni provinciali del Cai, ci porta alla scoperta di una bellissima realtà nata nel Cai Feltre. È il Gruppo Montagna che Aiuta, che lavora ogni giorno con l’obiettivo di rendere l’esperienza della montagna accessibile anche a chi, per motivi fisici o sociali, rischierebbe di restarne escluso. Nei due articoli presenti in pagina, il gruppo si racconta prima attraverso una sua presentazione e poi tramite le parole della referente, Lara Pilotto, intervistata dalla nostra collaboratrice Elisa Strano. Lara ci ha raccontato come è nato il gruppo, quanto lavoro c’è dietro ogni uscita e ci ha portato storie e testimonianze, come quella di Giulia (nome di fantasia, ndr), malata di tumore, che ha potuto rivedere il Pelmo e compiere un’ultima passeggiata sulle proprie gambe. Qui di seguito troverai solo un estratto degli articoli in pagina. Per leggere l’approfondimento completo, acquista L’Amico del Popolo in edicola oppure abbonati (chiedi info a segreteria@amicodelpopolo.it).

Una joëlette, tanti passi insieme: così la montagna diventa per tutti

La montagna è spesso associata alla fatica, alla conquista della vetta, alla sfida con sé stessi e con l’ambiente naturale. Sempre più spesso, però, diventa anche luogo di incontro, solidarietà e condivisione. È questo lo spirito che anima il gruppo Montagna che Aiuta del Club Alpino Italiano, nato all’interno della sezione Cai di Feltre con l’obiettivo di rendere l’esperienza della montagna accessibile anche a chi, per motivi fisici o sociali, rischierebbe di restarne escluso.

Il gruppo è formato oggi da trenta volontari, soci del Cai, con esperienze molto diverse: professionisti dell’ambito medico e sociale, volontari dell’assistenza alla persona, membri del soccorso alpino, istruttori di alpinismo ed escursionisti. A unirli è l’idea di una montagna solidale e inclusiva, capace di accogliere persone con disabilità, fragilità o semplicemente il desiderio di condividere un’esperienza all’aria aperta.

Uno degli strumenti che rendono possibile questa attività è la joëlette, una speciale carrozzella monoruota che permette di affrontare sentieri e strade forestali accompagnando così le persone con difficoltà motorie e sensoriali. Grazie alla collaborazione di più accompagnatori, diventa possibile percorrere itinerari immersi nella natura e vivere la montagna in modo partecipato e sicuro.
Il gruppo nasce nel 2021 …

Gruppo Montagna che aiuta

«Sul Pelmo la mia ultima camminata. Ad agosto l’ho ripercorsa con il Cai»

«Non volevamo fare qualcosa di “speciale” nel senso di separato, ma rendere la montagna un luogo possibile per tutti. È la montagna che aiuta, non siamo noi». Lara Pilotto, referente del progetto presenta così l’idea che sta dietro il Gruppo Montagna che aiuta.

Ma il cuore del progetto non è l’organizzazione: è il metodo. Ogni uscita è un percorso unico, costruito attorno alla persona. «La prima cosa che facciamo è incontrare chi ci contatta. Non partiamo dal sentiero, partiamo dalla persona: dai suoi desideri, dalle sue paure, da ciò che sogna di rivedere o di vivere». Da lì prende forma tutto il resto: la scelta dell’itinerario, le verifiche sul campo, la valutazione dei tempi e della sicurezza. Nulla è improvvisato. «A volte andiamo prima noi a provare il percorso», racconta Lara, «per capire ogni dettaglio. Dobbiamo essere certi che sia un’esperienza bella, ma anche sicura».

E lontano si arriva davvero, anche quando il tempo sembra poco. Come per Giulia (nome di fantasia, ndr), malata di tumore, che ha potuto rivedere il Pelmo e compiere un’ultima passeggiata sulle proprie gambe. «Quel giorno», ricorda Lara, «abbiamo capito fino in fondo cosa significa questo progetto. Non era solo un’escursione: era un pezzo di vita restituito». Per custodire queste esperienze nasce anche il “Diario”, un quaderno che viene lasciato a chi partecipa, perché possa raccontare, a modo suo, ciò che resta. Le parole raccolte sono spesso frammenti di vita che trovano un nuovo respiro.


di Elisa Strano

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