L’11 settembre i Vigili del fuoco del Veneto hanno preso parte a un’esercitazione al Lago del Mis, presso le cascate della Soffia, nel comune di Sospirolo. All’iniziativa erano presenti: il direttore regionale dei Vigili del fuoco, Cristina D’Angelo; il prefetto di Belluno, Antonello Roccoberton; il questore, Roberto Della Rocca; e il comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Belluno, Matteo Carretto.
L’attività aveva come obiettivo principale la verifica dell’efficacia dei sistemi di comunicazione satellitare in contesti di crisi, quando la conformazione geografica rende difficile l’utilizzo delle reti telefoniche tradizionali. La scelta del luogo non è stata casuale: la zona è infatti caratterizzata da scarsa copertura di segnale, condizione che riproduce fedelmente possibili scenari operativi.
Grazie alle tecnologie impiegate è stato possibile trasmettere in diretta streaming tutte le fasi dell’esercitazione, monitorate non solo dai posti di comando sul luogo ma, per la prima volta, anche dal Centro di coordinamento dei soccorsi della Prefettura di Belluno, convocato appositamente. La diretta è stata resa disponibile anche al Centro operativo nazionale del Viminale grazie al lavoro dell’Ufficio comunicazione in emergenza, che ha schierato dieci operatori.
All’interno dell’esercitazione erano coinvolti 17 vigili del fuoco in formazione, impegnati in un corso di una settimana al comando di Belluno dedicato all’uso di sistemi e strumenti innovativi per le comunicazioni in emergenza, con il supporto di docenti della Direzione centrale per la formazione.
La giornata ha visto la partecipazione di oltre cento operatori tra forze dell’ordine, personale dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali, operatori dell’Ente Parco delle Dolomiti Bellunesi, volontari della Croce Rossa e della Protezione civile di Sospirolo e Sedico, oltre alla sezione alpini dell’Ana di Belluno.
Nel corso dell’esercitazione sono state messe in atto due simulazioni di soccorso complesse: il recupero di una persona intrappolata in una gola dopo la cascata, eseguito con tecniche speleo-alpino-fluviali, e il salvataggio di una seconda vittima bloccata alla base delle cascate, portata in salvo dai soccorritori fluviali.
L’esito delle prove è stato ritenuto positivo. La collaborazione tra le diverse componenti e l’impiego delle nuove tecnologie hanno confermato, secondo gli organizzatori, la solidità del modello di intervento. «L’esercitazione ha dimostrato come la cooperazione interforze e i nuovi strumenti di comunicazione possano fare la differenza nelle operazioni di soccorso», è stato sottolineato al termine delle attività.
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