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giovedì 29 Gennaio 2026,

Quattro storie d’amore e di monti

Oggi, giovedì 11 dicembre, è la Giornata internazionale della montagna. Nella foto di Costante Rossi il villaggio di Bramezza

Sul numero 49 dell’Amico del Popolo “di carta” dell’11 dicembre, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero il nostro approfondimento dedicato alla Giornata internazionale della montagna.

Vi proponiamo quattro ‘‘storie d’amore’’ per la Giornata internazionale della montagna, che ricorre giovedì 11 dicembre. Giuliano Dal Mas, che è stato fra i fautori del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, ragiona della Schiara, che noi bellunesi abbiamo faticato a riconoscere come ‘‘montagna regina’’, forse per troppa timidezza. Giorgio Fontanive, Pelmo d’Oro come Dal Mas, racconta del film dedicato alla Civetta, anzi alla nascita del VI grado con la «direttissima» di Emil Solleder e Gustav Lettenbauer lì aperta cent’anni fa.

E poi le storie di Costante Rossi, nato a Bramezza a strapiombo sul lago di Alleghe, spostatosi adolescente a Venezia, un importante lavoro all’Eni e poi la scelta di tornare in quota, di tornare a casa. Una scelta simile a quella di Gerry De Zolt che in Comelico ha ristrutturato un fienile di famiglia e poi ha deciso di viverci tutto l’anno: è l’unico residente della Val Visdende.

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La Schiara ha dato vita al Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e al riconoscimento delle Dolomiti come Patrimonio dell’Umanità Unesco. (…)

Abbiamo scalato questa montagna anche sulle ali della fantasia. Il sogno ci ha fornito le ali in quelle rare occasioni in cui ne abbiamo avuto bisogno. Noi abbiamo comunque condiviso la sua bellezza, al pari, o anche più di altri. Noi l’abbiamo scoperta regina, siamo andati oltre la timidezza di tanti bellunesi che l’avevano percepita prima di noi, ma quella bellezza senza alcun timore l’abbiamo espressa più volte ad alta voce. Stupefacente castello di roccia. Maestoso nell’architettura, imponente, di una bellezza assai complessa, articolata.

La montagna che fa da barriera verso il nord, che ci impedisce la vista verso il settentrione, va ben oltre i suoi 2565 m dichiarati. (…)

Non sono molte le nostre certezze, ma noi siamo certi di avere “scoperto” la bellezza della Schiara, di averla più volte vissuta. Siamo stati alle sue quote più alte, sia pure seguendo gli itinerari più facili, lungo le creste sommitali, le sue ferrate. Ma siamo anche penetrati in alcuni dei suoi ambienti più selvaggi, più nascosti. In Val de Piero, in Val Ru da Molin, in Val Clusa.

Abbiamo verificato che la bellezza non è racchiusa solo in alto, solo presso le rocce, o presso quelle straordinarie “fortificazioni” rappresentate per esempio dalle Pale del Balcon, ma in tanti suoi recessi più a valle, in gole, forre, canali, in quella montagna comunque insolita ma ricca. Una montagna bellunese. (…)
Giuliano Dal Mas – Pelmo d’Oro 2021

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Con l’organizzazione della Sezione Agordina del Club Alpino Italiano, sabato 6 dicembre la sala don Tamis di Agordo ha ospitato la proiezione del film-documentario dedicato al centenario della salita alla parete nord-ovest della Civetta: un’impresa alpinistica “simbolo”, che ha avviato l’epoca del VI grado dell’arrampicata in montagna. Dal 7 agosto 1925 c’è stato infatti un prima e un dopo nell’andar sulla roccia. (…)

Cinquanta minuti ‘‘a tutta montagna’’: una Civetta in bianco e nero e in Technicolor fatta di pionieri, di cronaca alpinistica, di audacie arrampicatorie e prestazioni funamboliche alla ricerca del difficile più difficile. Ma anche panorami mozzafiato, rifugi e gestori, accoglienza, amicizie, storie di ascensioni, di avventure. Anche qualche retroscena tra Emil Solleder e Gustav Lettenbauer in quel 7 agosto 1925 (e alla prima ripetizione italiana di Tissi e Andrich del 1930), fino alle performances dei nuovi free climbers allenatissimi e super attrezzati passando per l’arrampicata invernale degli anni ’60 e a quella solitaria di Marco Anghileri dal 14 al 18 gennaio 2000. (…)

La proiezione, oltre che un documento storico, è stato un inno alla passione della montagna, al piacere del superamento dei valori in campo, dell’entusiasmo della gioia della vittoria in vetta; per contro è stato in parte sminuito il mito di una salita severissima fatta di impegno psicofisico, fatica, sofferenza, pericoli e talvolta rischi fino alle estreme conseguenze: gli oltre 80 nomi che si leggono nella chiesetta del Rifugio Vazzolèr – tra i quali Jack Di Biasi, compagno di arrampicata di Roberto Sorgato – sono monito per coloro che intendono cimentarsi lassù.

La Civetta è anche questo.
Giorgio Fontanive – Pelmo d’Oro 2025

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La richiesta di residenza presentata da Gerry De Zolt fu accolta con sorpresa negli uffici comunali di San Pietro di Cadore: nessuno, prima di lui, aveva mai scelto di stabilire la propria dimora abituale a Pra Marino, a 1.300 metri d’altitudine, nel cuore della Val Visdende. Una decisione controcorrente, lontana dai centri abitati e dai servizi, che De Zolt definisce oggi una vera e propria scelta di vita.

«Durante l’infanzia soggiornavo in Val Visdende con i miei genitori, d’estate e d’inverno, quando il tempo lo permetteva», racconta. «Ricordo le nevicate improvvise che isolavano le case. Forse è lì che ho iniziato a sentirmi parte di questa valle».

Un po’ alla volta Gerry, che ha 51 anni, ha rimesso mano al tabié donato dal padre, trasformandolo in un’abitazione funzionale. «All’inizio pensavo di usarlo solo d’estate», spiega. «Poi mi sono chiesto perché non viverci sempre. È vero: più tempo passi in valle, meno desideri andartene». (…)

Per molti vivere a 1.300 metri, lontano da supermercati, ambulatori e linee telefoniche stabili, equivale a un isolamento totale. Non per Gerry.

«Oggi la tecnologia ci permette di annullare le distanze», osserva. «Da qui posso seguire corsi online, imparare l’inglese, lavorare a progetti che mi collegano con persone di ogni parte del mondo. E poi, con un viaggio ben organizzato, posso passare in poche ore dalle cime comeliane a Times Square». Questi contrasti non lo fanno sentire fuori posto; al contrario, rafforzano la sua convinzione che la montagna possa essere una risorsa contemporanea, non un residuo del passato. «Ciò che apprezzo davvero», afferma, «è la tranquillità, la libertà, la serenità che la valle sa offrire. Le piccole cose qui hanno un valore diverso». (…)
Yvonne Toscani

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«Sono nato a Bramezza, a 1450 metri di quota, e lì ho ricevuto l’imprinting: l’aria, il bosco, gli animali, le occupazioni dell’alta montagna, l’insegnamento degli anziani. È come aver fatto un master. Te lo porti dietro per tutta la vita, quello ‘‘stampo’’ è qualcosa di forte che ti permette di affrontare tutto, ovunque tu vada nel mondo. E non hai paura di nulla».

Costante Rossi racconta una storia d’amore non comune. A 11 anni con la sua famiglia lasciò il paese che da lassù in alto si affaccia sul lago di Alleghe, con la Civetta enorme giusto di fronte che sembra di toccarla. Nuova residenza: Venezia. Gli studi, poi l’importante lavoro all’Eni («mi sono occupato di raffinazione del petrolio, di impianti, di conduzione e poi di progettazione, e di ambiente»), a cinquant’anni la possibilità di assumere incarichi più alti, da svolgere in giro per il mondo. Ma arriva la domanda della vita: io cosa voglio davvero?

Costante si è risposto ed tornato a Bramezza: nel 2010 ha spostato la sua residenza a Rocca Pietore. Radicale inversione a U. (…)

Costante ha riscoperto le sementi antiche, raccoglie e ‘‘mette via’’ quintali di ortaggi prodotti lassù. «Ho fatto 70 chili di crauti, adesso sono a maturare. Verdura ne ho da vendere, patate anche. Quassù non ti manca niente, anche perché non hai problemi con il cibo, com’era qualche anno fa, quando non c’era il congelatore. Adesso quando compri il sale ne compri 10 chili, e così lo zucchero e il riso, e poi la pasta, che dura 5 anni. Il pane? Te lo fai. Sono anche cacciatore, molto conservativo, seleziono qualche animale e così c’è anche la carne, posso fare anche i salumi, sono appassionato della professione di mio padre: faccio le bresaole, hai capito?»

Allora non si scende tutti i giorni a fare la spesa, da Bramezza… «Ma pensa te se scendo a far spesa! Io posso stare qua sei mesi senza fare la spesa».
Luigi Guglielmi

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