I Monti del Sole – Feruch. Al giorno d’oggi, un po’ tutte le montagne sono divenute conosciute: si sono aperte alla gente. Nelle Dolomiti, però, si è conservato intatto questo angolo dalla superficie modesta ma dalla grande complessità: silenzioso e isolato. Accessibile solo attraverso tracce di camosci e boscaioli, malsicure e insidiose, oppure percorsi di cenge di cacciatori esposte sopra orridi burroni, talvolta franate, in ambienti sempre selvaggi e impervi.I Monti del Sole costituiscono una delle appendici più meridionali delle Dolomiti, a cavallo tra i territori bellunese, feltrino e agordino. Un gruppo nettamente distinto: montagne gelose del loro fascino segreto, che raramente si concedono alla vista del moderno viandante frettoloso. Le loro bellezze restano in alto, nascoste, spesso inesplorate, custodite sui versanti principali dal torrente Cordevole e dal Lago del Mis, che ne ostacolano l’avvicinamento. Un “unicum” irripetibile nelle Dolomiti e persino all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.
Buzzati e le sue montagne
Dino Buzzati: scrittore, giornalista de Il Corriere della Sera, pittore, alpinista. Un vero figlio della sua terra: Belluno. Pur vivendo a Milano, ove svolse la sua attività lavorativa, coglieva spesso l’occasione per ricordare la sua Belluno:
“Esistono da noi valli che non ho mai visto da nessuna altra parte. Identiche a paesaggi di certe vecchie stampe del romanticismo, che a vederle si pensava: ma è tutto falso, posti come questo non esistono. Invece esistono…”.
Non solo nelle montagne da lui più frequentate – Schiara, Pale di San Martino, Croda da Lago – ma anche in quelle più aspre, impervie, selvagge, che finiscono però con l’essere i soggetti anonimi di tanti suoi racconti e romanzi.
I Monti del Sole nei racconti di Buzzati
I Monti del Sole – Feruch, che si affacciano sulla Val Belluna, non sono mai protagonisti delle sue narrazioni. Fa eccezione un racconto apparso ne Il Corriere della Sera il 22 luglio 1951, dal titolo “Le aquile”, dove si narra dell’aquila dei Feruch, vecchia, vecchissima, che Buzzati dice raggiungesse i 30.000 anni: sopravvissuta al tempo, quasi dovesse espiare il peccato di non avere divorato, quando era giovane, quel piccolo d’uomo catturato, che tratteneva ormai nei suoi artigli.
Buzzati, come se non fosse mai entrato nel cuore dei Monti del Sole, non dà spazio nel racconto a una loro descrizione dettagliata. Eppure quei luoghi li aveva certamente frequentati. Nei suoi diari qualche traccia dovrebbe essersi conservata, se in passato qualche testimone si è ostinato ad assicurare la sua presenza nella Valle del Cordevole.
Un legame con Col Pizzon
La sua frequentazione sarebbe accertata nel Col Pizzon, di fronte a La Muda, nell’ex villino già appartenuto alla famiglia Zanella di La Stanga, dove risulterebbe essere stato ospite.
Dal Piz de Mez (1998 m, negli Spiz de Mezzodì) si stacca verso NE una catena secondaria che si conclude con un prolungato dosso boscoso denominato Col Pizzon (1482 m), che precipita con ragguardevoli pareti rocciose a sud verso la Val Pegolera, mentre verso il Cordevole scoscende con minore determinazione, sostando sul declinante Col Fagarei, sulla cui sommità vi è proprio l’ex Villino Zanella (950 m, oggi noto come Casa Buzzatti con due “t”), luogo di villeggiatura per ricchi di un tempo che si dedicavano alla caccia.
Se in qualche modo sembra accertata la presenza di Buzzati in quel villino, non ci è però dato sapere cosa egli abbia fatto durante la sua permanenza.
Conoscendo Buzzati, non lo vediamo poltrire in quel luogo; anzi, lo immaginiamo muoversi sfruttando le possibilità del territorio. È probabile che abbia seguito i padroni della casa in qualche scorribanda venatoria verso casera de la Lasta. Difficilmente lo vediamo invece cimentarsi con qualcuna delle cenge del colle. Piuttosto lo vedremmo salire verso la cima (1482 m) non lontana, passando per Casera Vecia (oggi ruderi).
Da quella vetta poco conosciuta, ma osservatorio privilegiato, si gode infatti la vista completa sui Feruch, sul loro versante settentrionale. Noi pensiamo che sia stata proprio quella cima, allora priva della vegetazione di alto fusto, a ispirargli lo strano racconto sulle aquile. È probabile che la fantasia buzzatiana si sia scatenata proprio lì, seguendo il volo silenzioso e prolungato di una delle rare aquile ancora presenti (leggi superstiti) in quei luoghi, prima che essi divenissero parte del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.
Un’idea per il futuro
La nostra non è una supposizione, ma un’ipotesi che forse va al di là di ogni ragionevole dubbio, ma di cui si possono trovare tracce in appunti buzzatiani. In ogni caso, non sarebbe male cogliere l’occasione per ricordare il Buzzati montanaro e narratore, intitolando l’ex villino Zanella al suo nome e trasformandolo in bivacco per gli escursionisti.
Giuliano Dal Mas
(nella foto: i Feruch dal Col Pizzon)

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1 commento
irene de luchi
Trasformare una struttura esistente in un bivacco è una scelta di recupero intelligente e sostenibile… un progetto che ridà vita a un pezzo di storia locale, trasformandolo in un presidio di cultura alpina….e non sarebbe solo un riparo fisico per gli alpinisti, ma un luogo di contemplazione che invita al silenzio e alla riflessione.
È doveroso dedicare un pensiero a Giuliano Dal Mas, la cui intuizione dimostra una sensibilità rara nel leggere il paesaggio bellunese.
La sua proposta non è solo un progetto architettonico o logistico, ma un vero e proprio atto d’amore verso la montagn