Sul numero 1 dell’Amico del Popolo “di carta” dell’1 gennaio 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero l’intervista a Antonio G. Bortoluzzi.
«Il mito della modernità, che negli anni ‘60, ’70 del secolo scorso ha spostato dalla montagna alla pianura generazioni di giovani, è finito. Oggi la tendenza è opposta: si guarda alle terre alte con attenzione, curiosità, con voglia di provare a rimanere. Ma soprattutto abbiamo a che fare con un fattore che è più grande di tutti noi, che si chiama cambiamento climatico e porta le persone a salire in quota».
Sintetizza così la nuova attrattività della montagna lo scrittore, nato e residente in Alpago, Antonio Bortoluzzi, noto anche per i suoi romanzi ambientati in Dolomiti. «Oggi si guarda nuovamente verso l’alto. Quelli della mia generazione pensavamo che la vita bella, interessante fosse fuori di qua. Che, per esempio, per fare cultura si dovesse, per forza, abitare nelle grandi capitali come Parigi, Londra, o New York, per chi osava sognare l’America. Ora, invece, la prospettiva è diversa». È un bel tema su cui ragionare.
L’immagine della montagna come solo luogo di tradizioni nuoce a questa nuova visione? È davvero impossibile il binomio montagna-innovazione?
«Lo stereotipo è duro a morire. Ci piace l’immagine della montagna con la stufa a legna accesa e il calore del fuoco. Ma sono convinto che le nostre terre siano luoghi dove è possibile l’innovazione. Anzi lo sono sempre state e lo dimostrano le trasformazioni importanti del nostro territorio. Molte località alpine e prealpine sono centri di scambio, di passaggio culturale. La spinta forte del cambiamento climatico, ne parlavo di recente anche con il climatologo Luca Mercalli, ci dovrà veder pronti ad accogliere questi nuovi “migranti”. Questa è l’ora del mantenimento delle abitazioni, dei poderi, dei terreni perché a breve ce ne sarà di bisogno».
Per ora, tuttavia, è ancora una scelta controcorrente rispetto allo spopolamento…
«Sono fiducioso. Io faccio lo scrittore e racconto storie. E un giorno racconterò anche questo. La tendenza è chiara: ormai c’è la convinzione che ci sia ancora un luogo come una specie di frontiera in cui noi possiamo andare per vivere una vita più giusta, più sana, una vita migliore insomma (…).
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2 commenti
Luigi Franco Piacentini
Come sempre: bravissimo 👏 !
Buona giornata ☃️
Saluti cordiali da Franco Piacentini
Licia Gallo Bona
Come vorrei essere d’accordo con te! Ogni volta che salgo a Tambre la trovo sempre più deserta. Le case vengono acquistate dai foresti e abitate per brevi periodi dell’anno. I giovani se ne vanno a vivere in basso. Ci vorrebbero politiche di aiuto alla montagna per trattenere i suoi abitanti. Per ora non ne vedo. Ti saluto con affetto .