Ho voluto mettere uno zaino
a ogni figura del presepe
con dentro quello che “non hanno”.
Lo ho messo anche a noi.
A me prima di tutto.
Giuseppe
avrebbe dovuto parlare di lavoro,
di dignità, di salario giusto e di sicurezza,
di fatica che non basta mai
Ha stretto i denti
e ha rimandato il suo dire.
Non ho ben capito perché.
Maria
avrebbe potuto fermarsi,
dire basta all’Angelo, chiedere perché.
Ha continuato a sacrificarsi
come fosse normale farlo,
abbassando la testa,
diventare donna per sempre.
Il Bambino
avrebbe avuto diritto
ad un suo futuro.
Gli abbiamo messo addosso
le nostre attese e paure,
frustrazioni ed aspettative
prima ancora di guardarlo,
cullarlo e farlo crescere come un bimbo.
Non ha colpe. Noi si.
I pastori
avrebbero potuto dubitare
maggiormente del senso comune,
restare un po’ di più,
aspettando con la ragione
e senza andarsene vantando semplicità.
I Re Magi
avrebbero potuto usare
la sapienza per indirizzare meglio tutti noi.
Sono arrivati tardi, con decisioni già prese, portando doni inadatti per un bimbo,
dimenticando il trenino di legno e le caramelle.
L’angelo
avrebbe potuto mettere in crisi
la verità, dando certezze semplici alle genti.
Ha invece annunciato il dogma
e se n’è andato senza salutare.
La stella
avrebbe dovuto indicarci la via,
ostinatamente.
Ha brillato e basta,
lasciandoci scegliere e sbagliare.
E noi,
che guardiamo il presepe,
avremmo potuto
forse fare qualcosa di diverso.
Decisamente diverso.
Allora dimmi, Gesù,
sei nato davvero?
o siamo noi
che continuiamo
a passare oltre,
con indifferenza e senza capire?
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