«L’azzardo è tutto fuorché un gioco». Con questa premessa Filippo Torrigiani, consulente della Commissione Antimafia, è intervenuto all’incontro pubblico Mafia e Gioco d’azzardo organizzato a Belluno da Scuole in Rete. Al centro del dibattito, un fenomeno che intreccia dimensione economica, sanitaria e criminale. I numeri delineano la portata del problema: tra il 2014 e il 2024 in Italia sono stati giocati complessivamente 1.774 miliardi di euro, una cifra paragonabile al prodotto interno lordo nazionale del 2021. «Sono dati che da soli dovrebbero far riflettere», ha osservato Torrigiani, sottolineando come il gioco sia più diffuso nelle aree economicamente fragili: «Dove c’è più difficoltà, si gioca di più, alimentando l’illusione che l’azzardo possa risolvere problemi che invece finisce per aggravare».

Oltre alla dimensione sociale, emerge con forza il legame con la criminalità organizzata. «Per la mafia il gioco d’azzardo è uno dei canali privilegiati per fare affari», ha spiegato il consulente. Le organizzazioni utilizzano sale giochi, scommesse sportive, gratta e vinci e soprattutto piattaforme digitali per riciclare denaro proveniente da attività illecite, immettendolo nel circuito legale. L’espansione del gioco online, accessibile ovunque e spesso caratterizzato da anonimato, rende i controlli più complessi e facilita lo spostamento di ingenti somme di denaro. Non mancano però esempi di interventi efficaci: a Belluno, alcuni anni fa, l’apertura di una sala giochi collegata a prestanome della criminalità organizzata fu bloccata grazie all’azione congiunta di Prefettura e forze dell’ordine.

Accanto ai profitti generati dal settore, restano i costi nascosti. Torrigiani ha richiamato l’attenzione sulle spese sostenute dallo Stato per la prevenzione e la cura delle dipendenze da gioco, un onere che ricade sull’intera collettività. «Si spende mediamente più nell’azzardo di quanto si spenda per la sanità», ha evidenziato, denunciando una distorsione che normalizza l’offerta e sottovaluta l’impatto sanitario e sociale. La dipendenza da gioco comporta infatti costi economici, familiari e psicologici, oltre a gravare sui servizi pubblici. Dal confronto è emersa la necessità di regole più stringenti, controlli coordinati tra istituzioni e un investimento serio in informazione e prevenzione, soprattutto sul fronte digitale. Perché l’azzardo, come è stato ribadito nel corso dell’incontro, non è solo una questione di intrattenimento: è un fenomeno che incide sulla salute pubblica, sull’economia e sulla legalità, e che richiede una risposta strutturale e condivisa.
Questo è solo un estratto dell’approfondimento di Elisa Strano. Nel numero 6 dell’Amico del Popolo “di carta”, in uscita il 5 febbraio 2026 e in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere gli articoli completi.
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1 commento
Giuseppe
Per risolvere il problema del gioco d’azzardo perché non provate con una panchina colorata?