Chissà cosa avrebbe detto Ulisse Cargnel, uno dei padri fondatori dell’occhialeria cadorina, apprendendo che uno dei suoi più geniali prodotti, lo stereoscopio, nato per la guerra, sarebbe divenuto un giorno un giocattolo di successo ambito dai bambini di tutto il mondo. Correva l’anno 1905 allorché venne istituita la società Cargnel & C., presto divenuta l’unica in Italia a produrre lenti, fino allora fabbricate solamente in Germania e Francia. E, si badi bene, lenti di tutte le qualità: meniscate, cilindriche, sfero cilindriche, prismatiche, toriche e bifocali…
Non può sorprendere dunque il fatto che durante la Grande Guerra il Comando della IV Armata si sia rivolto a questa fabbrica di lenti per la produzione di centinaia di stereoscopi da distribuire a tutti i comandi per poter esaminare le foto, soprattutto panoramiche, scattate dai nostri aerei sulle posizioni nemiche con due obiettivi, posti a circa 6,5 cm l’uno dall’altro e quindi con angolazioni diverse. Si otteneva così una visione stereoscopica proprio come avviene per gli occhi umani, fruendo di un effetto tridimensionale che permetteva di cogliere meglio i particolari delle difese nemiche e dei bersagli da colpire.
Fu poi Wilhelm Gruber, un tedesco appassionato di fotografia emigrato dalla Repubblica di Weimar negli Stati Uniti durante gli anni ‘20, a progettare un sistema innovativo che utilizzava un dischetto di cartone come supporto per 7 coppie di diapositive stereoscopiche parallele, da ammirare tramite un comodo visore prodotto dalla Sawyer’s Photographic Service di Portland, con soggetti a tema di intrattenimento tratti da film e telefilm, dedicati soprattutto ai più giovani (fiabe e set educativi).
Ecco dunque spiegato perché tanti di noi, bambini o adolescenti al tempo dei giochi invernali di Cortina 1956, rimasero incantati davanti a magnifiche inquadrature tridimensionali della conca ampezzana, degli impianti realizzati per quell’evento e delle cerimonie ufficiali: un’incantevole rassegna di bellezza e attualità offerta ai nostri occhi sgranati davanti ad un visore comandato da una semplice leva laterale.
Per chi non aveva la possibilità di seguire dal vivo quel grande evento e in tempi in cui la televisione era per pochi e solo in bianco e nero, ecco che quella coloratissima tridimensionalità, scatenava, soprattutto nei ragazzi, un’ineffabile meraviglia. Chi scrive ricorda come a Trieste alcune cartolerie esponessero in vetrina un visore, posto ad un’altezza compatibile con la statura dei bambini, che permetteva di visionare dall’esterno, attraverso il cristallo, una serie di dischetti temporizzati.
La diffusione nel nostro paese del View-Master, completo di set di dischetti in italiano, per tutto il periodo in cui il marchio è stato di proprietà prima della Sawyer’s e poi della GAF, ovvero tra gli anni ‘50 e ‘70, è avvenuta grazie alla View-Master europea, con sede in Belgio. Negli anni ‘80 il prodotto sparì dagli scaffali dei negozi di giocattoli ed oggi, pur essendo ancora in produzione negli Stati Uniti, viene ormai considerato solo un giocattolo vintage.
In Italia, negli anni della mia infanzia, era diffuso anche il sistema Stereo•Rama, compatibile con il View Master e prodotto dalla ditta IFAS di Ossona (Milano) a partire dal 1955. In seguito alla causa intentata dalla Sawyer’s, nel maggio 1958 il Tribunale di Milano condannò la IFAS al ritiro e alla distruzione di tutti i prodotti e del relativo materiale pubblicitario entro l’8 gennaio 1960.
Nello stesso 1958 veniva fondata però la compagnia milanese Stereo•Rama, che andò a sostituire la I.F.A.S. e che passò poi il prodotto ad altre aziende, ultima delle quali la Technofilm di Milano, che utilizzava una pellicola resistente allo sbiadimento simile a quella della Kodachrome e che detenne il marchio fino alla seconda metà degli anni sessanta.
Svariati furono i modelli di visori via via realizzati. I primi erano in bachelite: lo “Standard” (colore marrone scuro, marrone marmorizzato o nero), lo “Special” (marrone chiaro) con messa a fuoco regolabile, e il “De Luxe”, evoluzione del precedente, con ingrandimento 8x.
In Francia prese piede pure un visore prodotto dalla Offrimex e distribuito con il nome Stereomax, che si distingueva dagli altri per il posizionamento dei dischetti, da inserire orizzontalmente anziché verticalmente e fruibili mediante specchi interni posizionati a 45°.
Larga diffusione ebbero dunque i dischetti delle Olimpiadi cortinesi, proposti per lo più con immagini dei vari campi di gara, tra cui anche quello di Misurina, alternate con inquadrature del Pomagagnon, delle Tre Cime o di case rustiche ampezzane. Ricordo in particolare due dischetti della IFAS (I-1248 e I-1249) intitolati “Cortina Olimpica” e contrassegnati dai cinque cerchi, che vennero proposti in elegante confezione come souvenir di quei giochi, con titolo in italiano e francese, lingua ufficiale dei Giochi. In mezzo a tanti fazzoletti, piatti decorati, portachiavi, bamboline, accendini, cucchiaini e chincaglieria varia allora circolante con il marchio olimpico essi restano il mio ricordo preferito di quell’evento unico e irrepetibile.
Chissà però dove è finito il mio visore, rigorosamente nero, che mi ha introdotto in quei magici giochi e che soprattutto mi ha fatto conoscere le bellezze di montagne ampezzane e cadorine ben prima che ci mettessi piede. Probabilmente partì proprio da esso l’input della mia passione per questo magico comprensorio dolomitico.
Walter Musizza















