Tra ricordi personali e tensioni internazionali: due bellunesi raccontano il Medio Oriente ”in fiamme” ieri e oggi

Di Luisa Manfroi e Martina Reolon. Sul numero 11 dell’Amico del Popolo “di carta” dell'11 marzo 2026 puoi leggere per intero le interviste
11 Marzo 2026
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Sul numero 11 dell’Amico del Popolo “di carta” dell’11 marzo 2026, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero le interviste a Roberto Lorenzet e a Paolo Rizzardini. Due testimonianze di bellunesi offrono uno sguardo personale sulla realtà del Medio Oriente: una immersa nel clima dell’Iran agli albori della rivoluzione, l’altra dentro le attuali tensioni regionali che coinvolgono anche gli Emirati Arabi Uniti.

Due storie diverse, ma entrambe segnate da un profondo legame con il Medio Oriente: una vissuta all’alba della Rivoluzione islamica e l’altra negli anni recenti di conflitto nello spazio mediorientale. Attraverso i ricordi di Roberto Lorenzet e l’esperienza contemporanea di Paolo Rizzardini a Dubai emerge un Paese lontano nel tempo quanto nel presente, dove libertà, paura e instabilità si intrecciano nel quotidiano delle persone comuni.

«Oggi guardo all’Iran con un dolore che non è nostalgia, ma consapevolezza di come sia cambiato in peggio da quasi cinquant’anni di regime. Mi vengono in mente le ragazze che passeggiavano indossando perfino la minigonna in città, a Bandar Abbas, in compagnia anche di ragazzi». Roberto Lorenzet, 56 anni, di Vallada Agordina, dopo un primo periodo vissuto con la famiglia in Arabia Saudita, ha trascorso un anno e mezzo nel sud dell’Iran, nella zona della città di Bandar Abbas, che si affaccia allo stretto di Hormuz, insieme ai genitori e ai fratelli. Erano partiti tutti insieme per seguire il lavoro del padre Mario, originario di Mel, impegnato come capo officina in un grande cantiere internazionale. In quei mesi Roberto si trovò a vivere da vicino l’inizio della Rivoluzione islamica che avrebbe portato alla caduta dello scià Pahlavi. Un periodo che ha lasciato in lui ricordi ancora vivi e un affetto profondo per quel Paese.
Luisa Manfroi

«Non sto pensando di rientrare in Italia, sinceramente non credo che la situazione lo richieda in questo momento, anche se molti tra gli espatriati che vivono in queste zone hanno scelto di lasciarle, almeno per ora». Paolo Rizzardini, 47 anni, ingegnere informatico originario di Marsiai (comune di Cesiomaggiore), è uno dei tanti bellunesi che vivono all’estero. Paolo era a Barcellona, al Mobile World Congress, quando il conflitto in Iran è cominciato.
Martina Reolon

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