«Vostro figlio non può votare». Persona con disabilità bloccata a lungo al seggio. La denuncia della famiglia

Solo dopo la minaccia di rivolgersi ai Carabinieri da parte dei familiari e un confronto in Prefettura, l'uomo ha potuto esercitare il suo diritto di voto
23 Marzo 2026
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Riceviamo e pubblichiamo questa lettera riguardo a un fatto accaduto ieri presso uno dei seggi elettorali di Belluno.

«Quando democrazia e inclusione si scontrano con i pregiudizi: quello che è accaduto domenica ai seggi
elettorali di via Feltre è un episodio che ci ha amareggiato e sconfortato. D. ha 50 anni, ha dalla nascita una grave disabilità certificata al 100% ma da sempre, quando ci sono appuntamenti elettorali, svolge il suo dovere di cittadino, accompagnato alle urne da noi suoi familiari.

Non c’è mai stato alcun problema, almeno fino a ieri quando qualcuno al seggio ha deciso che D. non poteva votare, viste le sue condizioni: a nulla inizialmente sono valsi i tentativi di spiegazione della situazione, partendo dalla semplice esibizione della tessera elettorale con numerosi timbri, a dimostrazione di come non fosse certo la prima volta per lui al voto. Solo l’annuncio che ci saremmo rivolti ai Carabinieri – e in questo senso vorremmo ringraziare il militare in servizio in quei momenti al seggio per l’intervento e la vicinanza – e un successivo confronto in Prefettura con chi di dovere hanno convinto chi contestava il diritto di voto di D. a cambiare idea.

Possiamo capire le difficoltà nel trovarsi a gestire una situazione nuova e norme complicate, ma quello che
abbiamo trovato inaccettabile è stata la mancanza di buon senso e la freddezza con cui è stato detto davanti a
lui che D. non è capace di intendere e volere: D. ha un’invalidità pesante, certo, ma questo non gli
impedisce di capire quello che succede attorno a lui, di avere una sua personalità e soprattutto di gioire e
soffrire come tutti. Noi siamo rimasti feriti, amareggiati e arrabbiati per la situazione che si è venuta a creare, possiamo solo immaginare quello che può aver provato D. nel vedersi negare un pezzo di “normalità”.

È già capitato, come è normale, di avere a che fare con persone nuove ai seggi, ma la questione è sempre
stata affrontata con buon senso e tranquillità, e risolta nel giro di pochi minuti e una telefonata. Abbiamo anche pensato a – magari – l’introduzione di qualche nuova norma di cui potevamo non essere a conoscenza, teoria però smentita dal fatto che alla fine D. ha potuto votare senza bisogno di tornare con documenti o dichiarazioni nuove.

Siamo nel 2026, si parla ovunque e in continuazione di integrazione, di accessibilità, di pari opportunità: noi
queste cose le viviamo sulla nostra pelle tutto i giorni da anni, grazie al lavoro delle centinaia di volontari
che aiutano D. e la nostra famiglia. Dal punto di vista pratico, tutto si è risolto ieri nel migliore dei modi, ma speriamo che la nostra segnalazione serva a far riflettere su linguaggio e comportamenti: non basta smettere di dire “handicappato” e sostituirlo con “disabile” per essere inclusivi, quando poi accadono fatti come questi che con leggerezza e superficialità portano ad etichettare una persona solo per le sue difficoltà.

Per fortuna, come ci racconta l’esperienza con gli amici di D., c’è chi riesce ad andare oltre le apparenze
e a considerare e valorizzare sentimenti, idee, diritti e valori delle persone. A loro va il nostro continuo
ringraziamento, ed è grazie a loro che – nonostante fatti come quello di domenica – possiamo continuare a
sperare in un futuro migliore e realmente inclusivo».

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2 risposte

  1. Lettera di grande buon senso che mi addolora e, purtroppo, mi indigna. Non mi scaglio contro l’incaricato (proprio oggi la liturgia propone il giudizio sull’adultera pescata sul fatto), bensì su una impreparazione che rasenta una sottile presunzione : eppure abbiamo appena concluso in casa le paralimpiadi, con la bellissima festa finale di venerdì scorso. Consiglierei a tutti di fare, almeno una volta nella vita, il volontario a Lourdes : esperienza forte, crescita di attenzione e condivisione, scoperta di un mondo sconosciuto. Alla fine, è sempre più quello che si riceve da quello che si dà.

  2. Da questo fatto si evince il grado di civiltà dei cittadini e dei funzionari pubblici, anche di quelli incaricati per qualche giorno del servizio elettorale ai seggi. Penso che la prefettura dovrebbe segnalare sia i responsabili che questi comportamenti affinché almeno non si ripetano.

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