«Mi trovai in disaccordo sulle pennette al whisky…»

«Il futuro è già passato ovvero mi, Belun, i Belumat e le bele compagnie». 46a puntata
26 Marzo 2026
375

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Far Mel (1974)

Sembra impossibile, ma in tutto questo tempo ho pure lavorato, e con profitto, in fabbrica[1]; la quale azienda, nel frattempo, non solo aveva cambiato ‘padrone’ passando in mano alla Zanussi, ma era praticamente raddoppiata in capacità produttiva con evidente necessità di nuovi fabbricati, impianti e macchine e, alla fine, di uomini. Fu questo un periodo aureo anche se massacrante perché vedere un’opera realizzarsi, anche grazie al tuo impegno, è gratificante e motivante. Devo ringraziare Piero Bargagni di avermi sempre lasciato la briglia lunga misurandomi, a consuntivo, sui risultati. Quest’area di respiro ti consente di valutare e di prendere le decisioni con buona probabilità di riuscire. Il senso di responsabilità non è una dote del destino ma un esercizio continuo che si connatura per successive esperienze. Pure son certo che lui mi osservava senza farsi vedere.

Quando il consumo d’acqua cominciò a mettere in crisi la fornitura comunale, fu giocoforza trovare un modo alternativo per procurarsela: nulla di più ovvio che fare un pozzo sul greto della Piave; già, ma era distante più di un chilometro e tra le grave e la piana di Villa [di Villa, ndr] c’era pure un salto di una cinquantina di metri.

Il vecchio Cima, che aveva una officinetta da idraulico[2] nei pressi dello stabilimento ed era chiamato per fare qualche manutenzione, fu l’unico, sentendo l’idea, a non fare una piega e a proporre una offerta realizzativa assai più conveniente di tutte quelle arrivate da grandi ditte che prospettavano lavori megagalattici. Così, a inizio lavori, si presentò sul vecchio trattore con montata in coda una testa scavante e cominciò a ricavare sul terreno una cunetta profonda circa un metro; e scavato il chilometro tra sassi, campi di granoturco e zucche iniziò a mettere giù il tubo, ingegnandosi a ogni difficoltà inventando qualcosa per superarla.

Io lo seguivo giorno per giorno per mettere giù, in parallelo, tubi di cemento e pozzetti, coi fil di ferro tirati dentro per garantire il passaggio dei cavi dei telecomandi. Per tirare le tratte, che erano lunghe, serviva ancora la forza del trattore. Il vecchio Cima, capelli ormai bianchi, cappello a falda come nei film dei cow-boy, cavalcava indomito il vecchio Landini gli dava gas al momento giusto ossia al richiamo dei miei «issaaaaa». Così, tra i fumi del motore e quelli delle sue nazionali senza filtro, che fumava continuamente, l’opera in qualche mese arrivò felicemente a conclusione, nel tripudio colorato dell’autunno zumellese [ed è ancora lì che va dopo una barca di anni].

Nota: Prelevavamo una gran quantità d’acqua (sarebbe stata più che sufficiente ad alimentare tutti i comuni attorno), la si utilizzava, poi la si depurava e rigenerava. Tornava quindi in circolo essendo scaricata nel Terche, torrente circa un chilometro a monte. Era e rimaneva un’ottima acqua potabile e la falda, anche nelle estati più torride, non è mai calata in modo eccessivo. Ciò ho potuto verificare per una ventina d’anni. Mi sono sempre chiesto perché mai andare a spendere un sacco di soldi in acquedotti per captare le vene in quota e non usarli per depurare le acque utilizzate mettendole in circolo a monte dei punti di prelievo (così ci si autoresponsabilizza per convenienza se non per civica coscienza). Boh?

Quella testa di Italo Valerio : dai cavalieri pocli a quelli di San Martino (1974)

La mia passione per la cucina tradizionale viene dalla nonna ma la pratica l’ho ereditata da mia madre che cucinava in modo eccellente. Anche Italo Valerio [Rossi, ndr] teneva alla gastronomia ma le sue tendenze erano piuttosto indecifrabili, e lo spirito, bizzarro (un giorno mi regalò un librino con bella copertina e titolo: La Democrazia in Italia, che aperto mostrò solo pagine vuote – quindi era anche… un’anima veggente -).

Lo conobbi nella bottega di Franco Fiabane, di cui Rossi amava la giovane arte e i cui disegni entusiasmavano anche me. Parlando del più e del meno e trovandoci a condividere queste passioni, Italo mi chiese se volevo partecipare alla fondazione di un gruppo per la tutela della cucina locale.

La sua idea era di denominarlo ‘dei cavalieri POCLI ossia della Polenta e Clintón[3]. Chiese pertanto a Franco se poteva preparargli il logo per la futura associazione[4]. La prima riunione dei promotori fu fissata all’Albergo Bacchetti di Camolino, di fatto sede del nuovo sodalizio, dove si stava svolgendo il primo ‘Campionato Provinciale dei Cuochi dilettanti’ organizzata dalla Pro Loco ‘Monti del Sole’.

Gran parte della giuria del concorso aderì all’idea, me compreso. Decidemmo però di formalizzare la situazione in seguito, dopo aver completato lo statuto e stabilite alcune cose basilari tra cui cambiare la denominazione ‘POCLI’ che contestavo ritenendola ridicola[5]. Presto mi trovai in disaccordo anche sulla valutazione dei piatti, specie dopo che Italo pretese che prendessi in considerazione le pennette al whisky (con spolveratina di caviale, per cui andava matto) come specialità ‘tradizionale’ locale.

Cavalieri di San Martino.

Visto che la strada fatta era corta, non fu difficile andare ognuno per la propria. Da quell’esperienza, tuttavia nacque, qualche anno dopo, l’Ordine dei Cavalieri di San Martino[6], il cui stemma rimase quello del primo disegno di Franco, ovvero un tagliere con fiasco squarciato da pannocchia e uva.

Tra gli amici più cari di quel gruppo avrò ‘Zia Livia’[7] e Cesare Saviane ‘il gastronomo’[8] che collaboreranno con me in molte occasioni.

Per coincidenza del destino fui accolto quasi subito tra i membri della neonata sezione locale della Accademia Italiana della Cucina ‘di Belluno, Feltre e Cadore’, il cui incarico di presidente fu affidato ad Enrico Savoini e la cosa mi fu maggiormente grata per la presenza di Agostino Perale, che poetava in italiano ed era fratello di Giano[9], da poco scomparso, autore anche lui di versi dialettali, che avevo conosciuto sul palco nei primi anni Sessanta, allorché io facevo il matto e lui recitava, con sapienza d’attore, il suo pezzo più popolare intitolato, La vaca oppure l’altro, che più volte ho poi usato anch’io negli spettacoli, La polenta: Na olta, me ricorde, Luni polenta, marti polenta, mèrcore polenta, dóba polenta vènere polenta, sabo polenta e doménega, oh doménega: pan e n polastrèl, rostì sul fogo, par far festa. / E incó: Luni pan, marti pan, mèrcore pan, dóba pan vènere pan, sabo pan e doménega, oh doménega: polenta e n polastrèl, rostì sul fogo, par far festa.

Al centro Giano Perale con Nino Prosdocimi e Italo Pradella sulla destra mentre gli altri sono il direttore e alcuni orchestrali dell’Orchestra da Camera di Sofia, invitata a suonare a Belluno.

Pas da zinghen a Milano

Siamo stati invitati a presentare, a Milano, il concerto di poesia e musica. L’invito è arrivato dall’AEB milanese presieduta da Ezio Costa ma il nostro punto di raccordo è stato Eldo Candeago, nostro coetaneo e amico.

La sala dell’Antoniano era bella e accogliente e piena di gente con molte aspettative che penso siano state soddisfatte. Quello delle famiglie bellunesi residenti in altre città d’Italia è un fenomeno ‘migratorio’ sì e no, non so nel senso che…

Caro Agostino

Agostino[10] era un entusiasta per natura, e tutto ciò che sapeva d’arte, storia, civiltà, lo affascinava. Considerava l’Amicizia un grande dono e la condivisione il massimo piacere. Entrammo subito in sintonia e divenne uno dei miei più importanti ‘compagni di viaggio’ come recita una delle sue raffinate operette. La sua disponibilità fu sempre in gesti e sostanza e relativamente in parole anche se per il suo mestiere di avvocato sapeva benissimo porsi in pubblico. Dal ’74 in poi mi affiancò, con Giorgio, in buona parte delle presentazioni dei libri che andavo mano a mano sfornando, spesso contribuendo con scritti di introduzione[11]. Io lo ricambiavo realizzando piccole pubblicazioni sue e per Franco[12], sempre con la Belumat Editrice. Era molto impegnato anche in altri sodalizi cittadini e volentieri si faceva paladino e presentatore di Artisti, o come critico d’arte preparava per loro prefazioni o commenti per monografie e cataloghi di mostre[13]. Non sapeva proprio dire di no.

Ho avuto modo molte volte di verificare la sua generosità e il suo modo di prendere il mondo mi ha spesso aiutato a scegliere vie personali per il domani. Ancora oggi molte delle considerazioni fatte assieme nei momenti ‘morti’ dei nostri impegni, come i tempi del viaggio o qualche serata passata nella stessa camera nel corso dei molti percorsi fatti assieme, si mostrano utili e più vive che mai, rendendo il suo spirito presente nel firmamento della mia memoria e più che utile alla contemporanea esistenza.

Michele Santoro

Michele è oggi (2010) un musicista affermato, che ha suonato e arrangiato per anni con gente come Morandi, Cocciante, Ruggeri: praticamente una vita fuori Feltre, da perenne girovago. Ora mi dice che è stufo di fare il giostraio ed è certo di sopravvivere alla nostalgia del palco, delle luci, dei suoni, degli applausi e degli orgasmi musicali che affliggono e beatificano chi ha la musica nel sangue quando trova i compagni giusti. Dice che gli resta, come placebo, da scrivere musica per film e fiction al computer. Mi ha dato parecchi esempi da masterizzare in CD per distribuirli ai possibili clienti, Radio e TV per prime. Dice che tutti plaudono e sono interessati ma che coi diritti d’Autore si campa poco a meno di non diventare ‘mostri’. Ma lui è sempre stato ‘bello’.

Si ricorda benissimo delle molte cose fatte assieme, soprattutto dei brani a sfondo ‘sacro’ imbastiti nella mia cantina nei primi anni Settanta, registrati sulle piste multiple dell’Akai, lui prima chitarra e dopo il flauto ed io prima e seconda voce di seguito. Sono ancora nel nastro originale e glielo faccio ascoltare: Viva viva San Martin, Maria Madalena, Il pianto di Maria, Il ricco Epulone[14]. Su testi popolari ‘originali’[15] gli avevo suggerito alcune linee melodiche che, rapidamente, Michele aveva inquadrato in accordi. In un pomeriggio magico le abbiamo ‘fatte fuori’ tutte, con l’ingenuità e l’indifferenza della gioventù che spesso paga bene senza che la si avverta. «Se torni, ci rimettiamo assieme e combiniamo qualcosa di nuovo» ma non l’ho più sentito e ho scoperto per caso in internet che è di nuovo in giro, coinvolto in una nuova avventura che lo porterà …all’inferno, dato che è finito nella più grande produzione italiana di commedie musicali. ‘La Divina Commedia’ debutterà all’Arena di Verona nel 2010[16] e così Michele[17] avrà ancora la sua parte di Paradiso.

Mario Morales e il Circolo Artistico Bellunese

Mario è stato il siciliano più bellunese che abbia conosciuto, l’esempio di come un uomo di vera cultura possa godere di più ampia identità, egualmente riconosciuta in diverse ‘patrie’.

Fine, elegante, sempre sorridente e disponibile, cessata la professione di Provveditore agli Studi della città di Belluno, ruolo che aveva ricoperto per molti anni con impegno e senza fobie, si dedicò con maggior libertà alla sua passione ‘artistica’, soprattutto come sostenitore di talenti. Per fare ciò aveva fondato, nel 1972, il Circolo Artistico Bellunese[18] del quale fu presidente a vita e il cui statuto era basato «sui valori della cultura, sulla cooperazione tra professionisti e dilettanti, sull’anti protagonismo e sul rifiuto di qualsiasi selezione’». La sua migliore qualità era infatti saper apprezzare gli altri lasciando in parte gli aloni di circostanza spesso fatti di piccole acidità da malelingue che negli ambienti artistici sono quasi obbligatorie data l’altezza dell’autostima dei protagonisti, tutti e sempre, a loro modo, prime donne. In fondo, predicando il contrario, lo è stato, in fondo, caramente, anche lui.


[1] Lo stabilimento era entrato in produzione alla fine del ’68 e nel maggio dell’anno successivo veniva ufficialmente ‘inaugurato’. Nello stesso anno anche la Zoppas veniva inglobata dalla Zanussi e la maggiore necessità di compressori avevano portato al raddoppio della capacità produttiva.

[2] Dopo anni di esperienze e di incremento in qualità. oggi la Ditta Cima, nelle mani del figlio Giampiero, è tra le più affermate in molti settori della termoidraulica nazionale ed estera.

[3] Il Clinto è un vino locale molto tannico, ormai in disuso per la bassa qualità organolettica, un tempo utile a  irrobustire il vino locale fatto con un ‘uvaggio’ misto con Bacò e Fragolin ossia ‘ùa mericana’.

[4] Col medesimo disegno fu realizzata, negli anni Ottanta, la matrice per coniare la medaglia di bronzo usata per l’intronazione dei nuovi confratelli. Da allora Franco Fiabane si è reso disponibile ad aiutare con la sua opera, specialmente tramite la grafica, Associazioni o Autori in occasione di nuove opere, anniversari e altre occasioni celebrative con una generosa attività che dura ormai ininterrotta da quasi quarant’anni e che sarebbe interessante precisamente documentare.

[5] L’Ordine è stata ufficialmente fondato nel 1977 e sono stati considerati soci fondatori: Italo Valerio Rossi, Giovanni Cadorin, Carla Casal, Alberto Nesello, Angelo Orzes, Mario Perera, Rosanna Piccolotto, Vittorio Pison e Giacomo Ravazzini. Alla giuria del ’74 e successivi anni avevano attivamente partecipato (l’impegno era bimensile e durò molti mesi all’anno) anche il ‘colonnello’ Gianni Pilla, i giornalisti Sostene Schena e Giovanni Lugaresi e l’amico Ivano Pocchiesa. La mia partecipazione fu assidua solo negli incontri iniziali.

[6] L’attività del sodalizio, che si propone di tutelare e promuovere la cultura enogastronomica locale, è tuttora vivace specialmente per quanto riguarda il settore dei vini. I ‘Gran Maestri’ dell’Ordine sono stati negli anni: Vittorio Pison (1977-1978); Italo Rossi (1978-1979 e 1981-1985); Angelo Orzes (1979-1981); Pietri Posocco (1985-1986); Giovanni di Marco (1986-2001); Annamaria Bristot, dal 2002 a tutt’oggi.

[7] Livia Masini, genovese di nascita (era del ’22), è stata nell’ultimo ventennio una delle voci radiofoniche più note della provincia col confidenziale nome di ‘zia Lidia’. Trasmetteva da Radio Valbelluna ma partecipava anche ad avvenimenti con RTD (fra l’altro ho constatato che era stata amica di gioventù di mio padre). Purtroppo è mancata nel gennaio del 2011.

[8] Cesare parteciperà, come collaboratore somellier alle annate di ‘A Marenda’ dal 2009 in poi .

[9] Gianfranco Perale, Giano per gli amici, ‘poeta-spezier’ bellunese, è morto nel 1967 all’età di soli quarantacinque anni.

I libri da lui scritti sono: Semi di girasole, Ed. Tarantola, Belluno, 1954, Tip. Vescovile; Poesie di Giano Perale, Tip. S. Benetta, Belluno, 1963; Enorime, Tip. Sommavilla, Belluno, 1965; I sogni verdi, con prefazione di Ugo Fasolo e cinque disegni di Corrado Balest, Rebellato Ed., Padova, 1971; scrisse anche un volume, illustrato da Augusto Murer, premiato nel 1964 alla fiera del libro di Dresda.  Combattente nella Resistenza (nome di battaglia “Pedrito”) nelle formazioni cattoliche dei Volontari della Libertà, dopo la guerra e la maturità classica al liceo Tiziano di Belluno si iscrisse a Lettere a Padova. Alla morte del padre farmacista, nel 1949, passò a Farmacia, a Pisa, dove si laureò. Nel 1945 fu tra i fondatori in città dell’Asci (Associazione Scout Cattolici Italiani) e poi dell’Associazione Bellunese Volontari del Sangue; fu presidente della FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) che lo premiò con il distintivo d’oro per l’attività svolta in occasione delle Olimpiadi di Cortina del 1956; segretario del Circolo Culturale Bellunese, portò a Belluno concertisti del calibro di Arthur Rubinstein. Sposato nel 1953 con la torinese Teresa Perrone, conosciuta nel Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana, entrambi spediti a Napoli per animare la campagna elettorale del 1952 contro i Monarchici di Lauro, ebbero tre figli.  Eletto Consigliere comunale per la DC è stato assessore alla cultura e alla sanità. Alla sua morte la città di Belluno gli ha intitolato una piazza.

[10] Agostino Perale, avvocato di professione, uomo di cultura per vocazione, era nato nel 1928 ed è mancato il 3 maggio del 2001. Le sue opere importanti sono: Compagno di viaggio, pref. di Gritzko Mascioni e disegni originali di Augusto Murer, Milano, 1970; La semente ostinata, pref. di Flavio Dalle Mule, illustrazioni di Paolo Cavinato, Belluno, 1980; Palestina: meditazioni oggi, disegni di Franco Fiabane, Belluno, 1995; oltre a Venezia parentesi d’acqua, che io stesso ho curato.

[11] Come nel caso di Indovina Indovinel, La Lungamerica e Cante.

[12] Incontro con Berto Fiabane, condotto da Agostino Perale, Belluno, 1979; Incontro con Franco Fiabane, prefazione di Ugo Fasolo,  introduzioni e commenti lirici di Agostino Perale, Marino  Perera e Gianluigi Secco, Belluno, 1982; Venezia parentesi d’acqua [poesie], introduzione di Carlo Dalla Corte e un disegno di Renzo Viola, Belluno, 1982.

[13] Per gli ‘Amici del Borgo’, di cui ero allora presidente, assieme a Mario D’Onofrio curò la monografia di Lucio Garofalo, in occasione della mostra tenuta a Belluno, Palazzo Crepadona dal 16 aprile al 16 maggio 1992, che fu edita dalla Belumat Editrice. Sue introduzioni compaiono anche in altri volumetti come in: Stopiglia: mostra personale di pittura – ultimo decennio, introduzione critica Agostino Perale, 1992;  Paesaggi – Riccardo Schweizer, testi di Paolo Rizzi e Agostino Perale, Belluno, 1993; Stefano Cattarossi, a cura di Agostino Perale, Belluno, 1997; Sulle strade dei ricordi – Edoardo Comiotto, S. Dona di Piave, Rebellato, 1993; Col vento in favore – Toni Padovani, Belluno, Nuovi sentieri, 1983

[14] I brani, così come appena sfornati, sono allegati, in testo e suono, al presente volume nella cartella relativa all’anno.

[15] In parte raccolti dalla viva voce e in parte tratti da libri ottocenteschi.

[16] Del 2007 è la prima di Roma, negli anni successivi passa a Firenze e poi arriva nel settentrione.

[17] Questo Michele (da non confondere con lo stranoto giornalista televisivo), è nato a Feltre nel 1954. Ha conseguito gli studi di Chitarra Classica con il M° Mario Gangi presso il Conservatorio di Musica “San Pietro a Majella” di Napoli ed è poi diventato uno dei musicisti più apprezzati dai cantanti italiani di eccellenza partecipando dall’80 alla fine degli anni Novanta ai loro tour annuali. Vanta arrangiamenti e produzioni artistiche con Renato Zero, Gianni Morandi, Amedeo Minghi, Enrico Ruggeri Riccardo Cocciante, Gabriella Ferri, Nino Manfredi, Fiorella Mannoia, Amii Stewart e collaborazioni con Celentano, Paolo Conte, Bruno Lauzi, F. Mannoia, Mia Martini, Gigi Proietti. Ha partecipato anche a produzioni teatrali più impegnate. Dal ’98 collabora stabilmente con il M° Marco Frisina alla produzione artistica e realizzazione di colonne sonore da film e per la RAI. Dal 2003 al 2007 è responsabile musicale della compagnia ”KITONB Extreme Theatre Company”, gruppo unico in Italia per il suo genere, per le cui coreografie ha composto e realizzato le musiche originali. In anni recenti (2007-09) si è dedicato principalmente alla produzione artistica e realizzazione dei Musicals “Il miracolo di Marcellino” di Marco Frisina, curandone la realizzazione musicale e gli arrangiamenti e de “La Divina Commedia. L’opera”. Prima di iniziare la prestigiosa carriera, ha fatto a tempo di ‘giocare’ con me per un paio d’anni aiutandomi a presentare alcuni libri di poesia, specialmente ‘Cante’.

Nel sistemare la pubblicazione di queste note biografiche apprendiamo che Michele Santoro è mancato recentemente, la vigilia di Natale dello scorso anno, a 72 anni dopo una lunga malattia, (fonte: Corriere della Sera) ndr.

[18] Il ‘Circolo Artistico Provinciale’, ha voluto mutare il proprio nome in ‘Circolo Artistico Mario Morales nel 92, alla scomparsa del fondatore. Alla scomparsa del fondatore,  la presidenza è stata affidata alla Sig.ra Francesca Lauria Pinter. Dalla nascita del circolo si è registrata un’attività costante e diversa, nella quale la prevalenza del culto dell’arte visiva non ha escluso altri tipi di interesse culturale. Le mostre, le conferenze, le tavole rotonde, i viaggi di istruzione sono la viva testimonianza di ciò.  Dal 1973 ad oggi si sono tenute in media 5 conferenze e 3 mostre all’anno, sono state effettuate gite in Italia ed all’estero.


Autore

  • Gianluigi Secco (Belluno, 1946-2020), si è dedicato per gran parte della vita al settore della cultura popolare e ai temi dell’identità e delle relazioni. •••
    Dalla fine degli anni Settanta è stato ideatore, produttore, conduttore e regista di rubriche radio e televisive di intrattenimento culturale (oltre 1000 ore di talk-show in diretta) sulle più importanti Emittenti trivenete. •••
    È stato autore di una trentina di volumi tra saggistica e poesia e di molti documentari in DVD video e CD audio, su temi sociali, sulla storia dell’emigrazione e sui riti della tradizione popolare. ••• È stato cantautore e anima del Gruppo Culturale Belumat (prima col duo ‘storico’, assieme a Giorgio Fornasier, I Belumat e poi con Belumat Formazione Aperta) che aveva all’attivo più di 3000 concerti in Italia e all’estero in quattro decenni di felice carriera. ••• È stato autore insieme a Giorgio Fornasier delle colonne sonore di due rappresentazioni teatrali brasiliane (16 canzoni d’Autore) scritte in collaborazione con lo scrittore e regista Josè Itaqui per la Compagnia Teatrale Miseri Coloni di Caxias do Sul (testi ‘par talian’ e in lingua brasiliana): De là de l mar e La vita zé na vaca. ••• Ha ideato e sostenuto per anni la mostra-museo errante ‘MEM’ intitolata maschere e riti dei carnevali arcaici del veneto & dolomiti, che ha proposto dal 1988 in Italia e all’Estero e che risulta essere tra le più significative del suo genere. ••• È stato il realizzatore, assieme all’amico Tito De Luca, della mostra Arca, Ararat e Armeni, allestita presso il Convento Mechitarista dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni, a Venezia (2002). ••• È stato il realizzatore della mostra POCO, NiENTE E FANTASIA, dedicata ai vecchi modi infantili di giocare, allestita presso il Museo Etnografico di Treviso (2014). •••
    È stato fondatore e presidente dal 1998 al 2018 della Associazione Internazionale Soraimar che aveva lo scopo di mettere in relazione autori e cultori delle tradizioni popolari venete di tutto il mondo e di stimolare la salvaguardia di ogni identità culturale considerata bene fondamentale del singolo e di tutte le collettività. ••• Aveva progettato e curato dal 2002 un sistema in rete internet di Archivi multimediali della Tradizione Popolare, aperti al pubblico, gestiti per conto dell’Associazione (soraimarc) oltre che per la Regione Veneto con oltre 5.000 clip audiovisive e 15.000 schede illustrative disponibili alla consultazione del pubblico (attualmente il sito è in restyling, in attesa di nuove risorse). ••• Aveva curato direttamente alcune collane multimediali sulla cultura veneta regionale ed extra regionale tra cui quelle americane di Brasile e Messico, e quelle di cultura istro-veneta con l’edizione di un centinaio di titoli in CD audio e DVD, editi per il tramite dell’Associazione. ••• Già tecnico d’industria, è stato formatore nei Sistemi di Qualità (Total Quality) con riferimento ai settori Turistico-alberghiero ed Enogastronomico (Prodotti Tipici, Turismo cultural-gastronomico). ••• È stato noto eno-gastronomo, già consultore membro della Accademia Italiana della Cucina ed autore di alcuni volumi e di una enciclopedia multimediale sulla cucina tradizionale veneta, vincitrice, nel 1997, del premio nazionale ‘Orio Vergani dell’AIC. ••• Aveva realizzato nel 2013 il progetto ‘Mitincanto’ con l’edizione di un volume ad illustrare i maggiori Miti della tradizione popolare veneta messi in relazione con altri similari d’Italia (ad es. della Sardegna) e del resto d’Europa e con la produzione affiancata di oltre una sessantina di nuove canzoni di cui ha già scritto i testi e, di parte, anche la musica, affidando poi altri brani ai colleghi cantautori del Veneto. Da questo lavoro era stato tratto un nuovo spettacolo teatral-musicale presentato in teatri, biblioteche e sale civiche e corredato da straordinari ausiliari audiovisivi. Tra queste canzoni, quella intitolata FADA, interpretata dalla cantautrice trevigiana Erica Boschiero, ha vinto come miglior testo il Premio Parodi 2012 a Cagliari. ••• Tra l’estate 2015 e il 2018 aveva combattuto un’aspra battaglia contro un linfoma di tipo ‘Non Hodgkin B’, diffuso a grandi cellule e era stato considerato rimesso dal male dopo un complesso trattamento pregevolmente praticato con successo dall’equipe medica del reparto di Ematologia del Ca’ Foncello di Treviso.
    Aveva potuto festeggiare il suo 74°compleanno in compagnia della gran parte degli amici musicisti (7/02/2020) per poi spegnersi, amorevolmente accompagnato dai suoi familiari, a causa di un subdolo infarto intempestivamente diagnosticato durante l’inizio del primo lockdown da Covid-19.

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