Pasqua dolce-amara per le pasticcerie bellunesi: tra tradizione, rincari e carenza di personale

Nella foto Cristiano Gaggion, presidente della Federazione Alimentaristi di Confartigianato Imprese Belluno
a cura di Martina Reolon
1 Aprile 2026
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Le vetrine si riempiono di colombe, uova di cioccolato e focacce, ma dietro i profumi e i colori della Pasqua si nasconde un quadro più complesso per le pasticcerie artigiane bellunesi. La domanda cresce, ma tra aumento dei costi e difficoltà a trovare personale, il settore si trova ad affrontare sfide sempre più impegnative.

Quello dolciario è infatti un comparto a forte vocazione artigiana: su 168 imprese presenti in provincia di Belluno, ben 139 sono artigiane, pari all’82,7%. Una quota superiore sia alla media veneta (+3%) sia a quella nazionale (+13%). Un tessuto produttivo solido, che occupa oltre 830 addetti e genera un fatturato di circa 132 milioni di euro.

Numeri che raccontano un settore vitale, ma non immune da criticità. Tra le più pressanti, l’aumento dei costi delle materie prime: a febbraio 2026 si sono registrati rincari significativi per cacao in polvere (+17% su base annua), caffè (+12,9%) e cioccolato (+6,8%). A pesare è anche l’incertezza sul fronte energetico, con i timori legati alla guerra del Golfo e alle possibili ricadute sui prezzi dell’energia, una voce particolarmente rilevante per forni e laboratori.

Un incremento che inevitabilmente si riflette anche sui prezzi al consumo: sempre a febbraio 2026, i prodotti di gelateria e pasticceria hanno segnato un +3,1% su base annua. E per le specialità pasquali più ricche di materie prime in aumento, come le uova di cioccolato, i rincari possono essere ancora più evidenti.

Non meno rilevante è il nodo del personale. Secondo i dati Unioncamere-Anpal, nel 2025 il 79% delle figure ricercate tra pasticceri, gelatieri e cioccolatieri è risultato difficile da reperire. Nel 73,7% dei casi il problema riguarda la mancanza di adeguata preparazione, mentre solo nel 20% dei casi è dovuto all’assenza di candidati. Migliore, ma comunque critica, la situazione per i panificatori, difficili da trovare nel 58% dei casi.

“Per continuare a garantire qualità e tradizione e non disperdere un patrimonio di conoscenze – sottolinea Cristiano Gaggion, presidente della Federazione Alimentaristi di Confartigianato Imprese Belluno – l’artigianato ha bisogno di personale e di ricambio generazionale. Nei momenti di picco, come quello pasquale, queste difficoltà si fanno ancora più evidenti, soprattutto se si sommano all’aumento dei costi”.

In questo contesto, la riforma dell’istruzione tecnico-professionale “4+2” viene vista come un passo nella giusta direzione, ma non sufficiente. “Servono investimenti strutturali – prosegue Gaggion – per modernizzare i laboratori e rafforzare il legame tra scuola e impresa. È fondamentale portare le aziende dentro i percorsi formativi, con docenze e attività pratiche, per trasmettere competenze aggiornate e rendere questi percorsi più attrattivi per i giovani”.

Un invito a sostenere il comparto arriva anche da Claudia Scarzanella, presidente di Confartigianato Imprese Belluno: “Quando scegliamo i dolci pasquali dobbiamo puntare sulla qualità dei prodotti artigianali, realizzati con ingredienti naturali. Costano forse di più rispetto a quelli industriali, ma garantiscono gusto e genuinità. Scegliere artigianale significa sostenere il territorio e contribuire a un’economia locale più forte”.

E così, mentre sulle tavole arrivano i dolci della tradizione, la Pasqua diventa anche un momento per riflettere sul valore – non solo economico – dell’artigianato locale.

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