Non solo collegamenti per i turisti, ma servizi essenziali per chi in montagna vive ogni giorno. È questo il messaggio che arriva dall’associazione Belluno Alpina, che interviene nel dibattito sul futuro del trasporto pubblico nel comprensorio del Nevegal proponendo una visione più ampia e strutturale.
L’associazione raccoglie e rilancia la proposta del capofrazione del Nevegal di mantenere il servizio a chiamata «Trillo» per tutto l’anno, chiedendo però un passo ulteriore: estenderlo all’intero territorio prealpino, fino a coinvolgere anche le aree più periferiche.
«Si investa su tutte le terre alte, garantendo un trasporto pubblico locale all’altezza – sottolinea il presidente di Belluno Alpina, Gimmy Dal Farra – che risponda sì alle esigenze dei villeggianti, ma soprattutto al diritto ai servizi di chi la montagna la vive 365 giorni all’anno».
L’idea è quella di superare una logica limitata alle zone più frequentate, ampliando il raggio d’azione del servizio anche verso borghi meno serviti. «Se c’è la volontà di investire – prosegue Dal Farra – lo si faccia includendo anche quelle realtà dove la presenza di residenti è costante. Mezzi più piccoli e flessibili, già sperimentati, potrebbero garantire collegamenti non solo a Ronce e nelle aree limitrofe, ma anche fino a Valmorel».
Al centro della proposta c’è il modello del trasporto a chiamata, considerato strategico per territori a bassa densità abitativa. Un sistema che consentirebbe di ottimizzare i costi, attivando le corse solo su prenotazione, ma garantendo allo stesso tempo un servizio certo per i residenti.
Per Belluno Alpina, la questione va oltre la mobilità e tocca direttamente il futuro della montagna. «Per ripopolare il territorio prealpino, dal Nevegal a Valmorel, serve una visione d’insieme – evidenzia Dal Farra –. Anche se in alcuni periodi l’utilizzo può essere limitato, garantire il servizio rappresenta un segnale fondamentale per chi sceglie di restare o trasferirsi in queste aree».
Il rischio, altrimenti, è quello di accentuare le disuguaglianze tra territori. «Investire sulle piccole frazioni significa evitare che si creino comunità di serie A e di serie B – conclude –. Se vogliamo davvero contrastare lo spopolamento, dobbiamo andare oltre i numeri e assicurare servizi a chi crede nella montagna e la tiene viva ogni giorno».










