Nella serata di martedì 7 aprile, presso la Casa Emmaus di Facen di Pedavena, si è tenuto un momento di ricordo dell’indimenticato “don Vincenzo”, ovvero monsignor Savio, vescovo di Belluno-Feltre dal 2001 al 31 marzo 2004.
Enrico Gaz è intervenuto sul tema «Eredità che parla», evidenziando come essa sia stata di una straordinaria ricchezza soprattutto nella linea del Concilio Vaticano II e della sinodalità, della quale era stato uno dei maggiori esperti a livello nazionale. È noto che, quando arrivò nella nostra diocesi, volle preparare l’assise sinodale con un’indagine sociologica, scientificamente molto apprezzata.
La nipote del vescovo Roberta Medolago ha proposto uno sguardo più personale, sul tema “Un vescovo familiare e malato”, evidenziando in particolare la serenità con la quale erano state da lui affrontate sia la malattia ma soprattutto la morte.
Don Giacomo Mazzorana ha sottolineato la traccia indelebile nel campo dell’arte dalle Iconostasi di Livorno, al Museo diocesano di Arte Sacra, al percorso “Tesori d’arte nelle chiese del bellunese”, con uno spirito alieno dalla autoreferenzialità, attento alla collaborazione e con un grande afflato pastorale e spirituale. Queste iniziative ebbero il loro vertice nell’esposizione del “Volto del Redentore” del Beato Angelico, con la commovente preghiera da lui dettata quattro giorni prima di morire. Nella serata di Facen la preghiera è stata proclamata da Aldo Bertelle.
Don Michele Fabretti, della diocesi di Bergamo, ha sviluppato un’a ‘interessante riflessione intitolata “Con e per i giovani”, mettendo in risalto come la fiducia in essi e nel futuro sia un aspetto e non l’unico tra i tantissimi che, come in un poliedro, arricchiscono la personalità di questo vescovo straordinario, la cui sorella ha infine ricordato l’affetto da lui avuto fin da subito per la comunità guidata da Aldo Bertelle. E questi, sua volta, ha riportato con commozione ricordi personali ed inediti.
Molto originale l’affresco che Vico Calabrò ha voluto dedicare in Casa Emmaus. con un libro, a testimoniare l’importanza della cultura, sempre sostenuta da monsignor Savio, ma soprattutto e significativamente un cuore.









