Se non c’è più religione

L'editoriale del sociologo Diego Cason anticipa il convegno di sabato 11 aprile, alle 10 al Centro Giovanni XXII di Belluno, promosso dall’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro, dal settimanale L’Amico del Popolo, da Isbrec e Cgil
9 Aprile 2026
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Sul tema affrontato dall’editoriale di Diego Cason, sul numero 15 dell’Amico del Popolo cartaceo, si svolgerà sabato 11 aprile, alle ore 10, al Centro Giovanni XXIII a Belluno il convegno “Non c’è più religione”.

Ogni persona avverte la necessità di dare significato alle cose e ai fatti del mondo e senso alla propria esistenza. L’homo sapiens è un vivente dotato di istinti e pulsioni che, in una certa misura, determinano i suoi comportamenti. Ma questo lo rende schiavo della necessità, del bisogno, e non gli permette di vedere ciò che desidera. Per concepire il desiderio è necessario essere liberi di scegliere. In assenza di una direzione e uno scopo l’uomo fa, vuole e desidera ciò che fanno, vogliono e desiderano gli altri. Segue il branco. Questa è la sostanza del conformismo che, però, non colma il vuoto interiore. Si limita ad ignorarlo, spegnendo la voce dello spirito e della coscienza.

È possibile vivere senza sapere chi siamo e quanto vale la nostra vita, ma trascorreremo l’esistenza ell’inquietudine dell’incompiuto. Se in noi è presente il desiderio di conoscenza è possibile godere della vita fino agli ultimi istanti. Se ci lasciamo attraversare dall’invocazione del senso, ci sentiremo interpellati, resteremo fedeli al nostro essere, al nostro desiderio, anche se il destino ci sarà avverso. Ognuno intravede il suo senso solo se va verso l’altro, il diverso, l’estraneo.

Si realizza quando “dimentica” sé stesso per amore di qualcosa o qualcuno per cui vale la pena vivere. Se bastassimo a noi stessi ci accontenteremmo di ben poco e chiuderemmo lo sguardo sulle molteplici meraviglie del mondo. Ma, soprattutto, non avremmo la possibilità di comprendere lo straordinario valore della nostra vita.

La contemporaneità è il frutto di mutamenti economici e sociali estesi, radicali e rapidissimi, dovuti allo sviluppo della ricerca scientifica e della tecnica. Ma la scienza spiega il modo nel quale avvengono i fenomeni non il perché. Ciò nonostante, viviamo un tempo nel quale solo il possedere cose sembra riempire il vuoto di senso. La percezione del mistero e, quindi, del sacro è stata in gran parte perduta, di conseguenza s’è perduto il senso del limite. Il benessere ha ridotto il bisogno di relazioni significative esaltando l’autonomia individuale. In questo modo la relazione con il prossimo è spesso strumentale, superficiale.

In questo contesto anche la religione sembra avere perduto la sua capacità di rispondere al bisogno di senso degli umani. Interrogarci su come e perché questo sia accaduto è un interesse per i credenti e per i non credenti. È preoccupante che la comunità veneta abbia subito questa radicale trasformazione senza interrogarsi su cause e conseguenze. Come se fosse un evento che non la riguarda. Ma le comunità che non condividono e studiano la propria storia sono destinate all’estinzione. La religione non è l’unico “produttore” di senso nelle comunità umane, lo sono anche la filosofia, la morale e l’etica.

Oggi tutto questo sapere sembra diventato inutile e gli uomini hanno rinunciato a immaginare il proprio avvenire. Invece, la volontà di ideare il futuro lo crea. Rinunciare all’utopia, che opera per un futuro umano migliore e alimenta la speranza, significa affidare l’evoluzione alla cieca volontà di dominio e all’esercizio della forza. Recenti conflitti, frutto di aggressioni omicide, sono l’anticipazione degli effetti che produce l’assenza di consapevolezza spirituale. Che permette di ridurre il prossimo a bersaglio senza comprendere che ci è indispensabile per poter vivere umanamente.

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