Tra le conseguenze del conflitto in Medio Oriente, quella che si fa sentire con maggiore intensità anche tra i bellunesi è l’aumento dei prezzi, dalle bollette al gasolio. Pur preoccupati per il caro energia, alcuni sindaci della provincia invitano a mantenere toni più cauti sull’emergenza: da Zoldo all’Alpago, fino a Longarone, la posizione è simile. «Per il momento la situazione è sotto controllo, grazie anche alle contromisure adottate negli anni, dai pannelli solari all’efficientamento delle strutture fino all’utilizzo del cippato». A fare la differenza sarà però la durata della crisi. Intanto, nel mese di marzo è tornato a salire il prezzo del gas, con tariffe in aumento del 19,2%. Incrementi che peseranno soprattutto sui cosiddetti soggetti vulnerabili. Secondo le stime, basterebbe un lieve aumento delle spese per mettere in difficoltà oltre 30 mila bellunesi. La categoria più esposta risulta quella delle donne pensionate che vivono sole nelle aree montane.
A questo tema abbiamo dedicato una doppia pagina nel numero 16 de L’Amico del Popolo del 16 aprile 2026. Di seguito un estratto degli articoli presenti, a cura di Giovanni Santin, Diego Cason ed Elisa Strano. Per leggere l’approfondimento completo è possibile acquistare L’Amico del Popolo in edicola oppure abbonarsi scrivendo a segreteria@amicodelpopolo.it.
Caro energia, i sindaci: «Per ora è sotto controllo, ci siamo mossi in tempo»
Dai pannelli solari al cippato sino all’efficientamento delle strutture. Pur preoccupati del caro bollette e del costo sempre maggiore di ogni tipo di energia, i comuni e i sindaci della provincia di Belluno rispondono – e soprattutto hanno già risposto – in questo modo ai possibili prossimi futuri scenari di crisi.
La voce di bilancio più importante è quella per l’illuminazione pubblica. «Certo che siamo preoccupati. E non da ora», dice l’assessore e vicesindaco di Belluno Paolo Gamba. «Del resto io sono stato il primo a voler spegnere le luci di due gallerie per tre ore ogni notte, che da sole incidevano per 11 mila euro sul bilancio comunale. Ma con la nuova illuminazione a led risparmiamo il 75 % di kilowatt/ora».
Dice Gianluca Dal Borgo (Chies d’Alpago): «La nostra è una preoccupazione contenuta perché abbiamo da tempo installato caldaie nuove a biomasse su scuole, così come in un edificio usato come cohousing per gli operatori sociali che lavorano nella Rsa di Puos. Su cinque edifici comunali ci sono i pannelli fotovoltaici e l’intenzione è dare vita a una Cer. Con i nuovi mezzi acquistati da poco, uno scuolabus e un pulmino per il trasporto anziani, risparmieremo anche su carburante e il rinnovo di 450 punti luce permette un abbattimento dei costi del 65%; è comunque questa la macchina più energivora del Comune».
A Tambre anche Sara Bona dorme sonni quasi tranquilli: «Fortunatamente alcune azioni del passato e altre da cantierare ci mettono al riparo da sorprese. Con la rete di teleriscaldamento a cippato serviamo municipio, scuola, centro sociale, asilo parrocchiale e impianto natatorio
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di Giovanni Santin
Con un lieve aumento dei prezzi in crisi più di 30 mila bellunesi
Non giovani o disoccupati. In provincia di Belluno la maggioranza delle persone in condizione di povertà sono donne pensionate che vivono sole nei comuni periferici e nelle terre alte. Persone troppo spesso invisibili agli occhi di chi ha un reddito elevato e che difficilmente comprende le difficoltà di chi fatica ad acquistare anche solo due etti di prosciutto. A far emergere queste situazioni ci viene in aiuto la statistica, nonostante i suoi noti limiti.
In particolare, nel rapporto del Veneto del 2025 emerge che il 10% (il dato regionale è il 7,3%) della popolazione bellunese vive in condizioni di povertà relativa, ovvero ha una spesa per consumi inferiore a 13.237 €.
Se, però, si valutano le dichiarazioni dei redditi Irpef, che misurano la ricchezza delle persone fisiche, scopriamo che quelle con un reddito dichiarato inferiore ai 10 mila € nel 2023 erano 32.837 pari al 20% dei contribuenti (che erano 163.932), e al 17% della popolazione residente. Ma le persone con questo basso reddito mantengono altre 6.800 persone senza redditi. Ne deriva che il reddito medio delle persone in povertà relativa è più basso di quello dichiarato dai contribuenti, che è di 4.369 € l’anno, ed è circa 3.617 € l’anno. Due cifre che, anche considerando l’esclusione dei redditi inferiori a 7.500 € l’anno, esenti dal calcolo dell’Irpef, ci permettono di capire difficoltà economiche che incontrano quotidianamente questi nostri concittadini.
Ma non dobbiamo accontentarci del dato medio provinciale. Se i redditi dichiarati, inferiori ai 10 mila €, sono il 14% del totale a Soverzene e a Rivamonte, diventano il 46% a Zoppè di Cadore e il 36% in Val di Zoldo, mentre in altri dieci comuni superano il 25%. Ciò significa che un quarto della popolazione di questi comuni bellunesi è sotto la soglia di povertà relativa.
I redditi medi e la distribuzione della ricchezza ci dicono, poi, che la categoria più a rischio dal punto di vista della povertà sono i pensionati
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di Diego Cason
Nuova impennata del gas: a marzo tariffe su del 19,2%
Dopo il temporaneo rallentamento di febbraio, torna a salire con decisione il costo del gas in Italia. A marzo 2026 le tariffe per gli utenti segnano un incremento del 19,2%, riportando pressione sui bilanci delle famiglie e interrompendo la fase di lieve stabilizzazione del mese precedente.
Secondo i dati diffusi da Arera, l’autorità indipendente che in Italia regola i settori di energia, gas, acqua e rifiuti stabilendo le condizioni economiche di riferimento e tutelando i consumatori, il prezzo del gas raggiunge quota 1,30 euro al metro cubo, in crescita rispetto ai 1,09 euro di febbraio. Parallelamente, la componente relativa alla materia prima sale a 52,12 euro per Megawattora, rispetto ai 35,21€/MWh del mese precedente
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di Elisa Strano












Una risposta
Facciamo una panchina colorata da mettere in tutti i comuni.