In occasione dell’uscita in Italia (e a Bellun) de Il diavolo veste Prada, sequel del famosissimo film del 2006 con, tra gli altri, Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci, pubblichiamo anche sul nostro sito l’articolo speciale di Giovanna Sitran. Nella sua rubrica “Questione di stile”, ogni settimana sull’Amico del Popolo ”di carta” racconta — anche attraverso i suoi disegni — storia, tendenze e curiosità del mondo della moda e non solo.
I tacchi di Miranda e un po’ d’Italia
Il Diavolo ri…veste Prada, 20 anni dopo
Le fashion victims, che conoscono ogni scena e ogni singola battuta di Miranda, Andrea, Emily e Nigel (appartengo alla suddetta categoria), hanno atteso con impazienza il sequel de Il Diavolo veste Prada, uscito nel 2006 che mostrava il mondo della moda dietro le quinte.
Un film che ha fatto storia, girato in soli 57 giorni con un budget di 35 milioni di dollari e un incasso di 326 milioni. Tratto dall’omonimo romanzo di Lauren Weisberger, che ha ricoperto davvero il ruolo di assistente personale di Anna Wintour, ex direttrice di Vogue America, a cui si è ispirata per la parte di Miranda Priestly.
A 20 anni dalle loro iconiche interpretazioni, Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci tornano negli eleganti uffici di Runway, la patinata rivista di moda per cui lavorano, e nelle eleganti strade di New York. Questa volta, però, c’è anche un po’ di Italia. Parte del film, infatti, è stata girata sul lago di Como e a Milano, durante la settimana della moda dell’ottobre scorso.

Da mesi i fan che aspettano l’uscita del film si devono accontentare delle immagini dei trailer, come le scarpe che Miranda, la direttrice dal carattere impossibile, indossa mentre cammina a passo spedito. Si tratta delle Rockstud pumps, con tacco e borchie, in pelle rosso fuoco, colore che per eccellenza viene associato al diavolo, proprio come quelle dell’immagine simbolo del film, con tacchi che terminano però a forma di tridente.
È un omaggio a Valentino Garavani, scomparso di recente, che nel primo capitolo della saga fece un cameo, sottolineando il profondo legame di amicizia e stima con Miranda e fungendo da filo conduttore tra passato e presente.
Un film che parla del costo del successo, in un mondo, quello della moda, che lascia poco spazio alla vita privata e racconta un conflitto molto attuale: la distanza tra la persona che siamo e quella che crediamo di dover diventare. Ricordate le parole che Miranda Priestly dice alla sua assistente Andy: «Tutti vogliono questa vita, tutti vogliono essere noi».
Vent’anni dopo, per quanti giovani lavorare nel mondo della moda rappresenta ancora un sogno? Quanti sono disposti a cambiare, a sacrificarsi, a subire pressioni per sentirsi parte di qualcosa? Le cose sono cambiate molto: da quando Andy ha gettato il suo cellulare in una fontana a Parigi, ora si presentano nuove sfide e vecchie rivalità, in un mondo, quello glamour, che sembra futile, ma che ci ha insegnato che dietro la scelta di un maglioncino azzurro, pardon ceruleo, si nasconde una decisione multimilionaria, e che i «fiori a primavera» non sono mai stati «avanguardia».
di Giovanna Sitran – theglampepper.com










