C’è un nuovo Amico. Sul numero 19 dell’Amico del Popolo di carta del 7 maggio 2026, distribuito questa settimana (in abbonamento tradizionale, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere per intero l’approfondimento nel cinquantesimo del terremoto del Friuli. Acquista e sfoglia L’Amico del Popolo classico, non perderti il piacere delle notizie impaginate, della grafica, delle evidenze. Chiedi info a segreteria@amicodelpopolo.it
I COMUNI ‘‘ROSSI’’ AD ALTO RISCHIO SISMICO:
Belluno, Limana, Borgo Valbelluna, Ponte nelle Alpi.
Alpago, Chies d’Alpago, Tambre.
I COMUNI ‘‘GIALLI’’ A MEDIO RISCHIO SISMICO:
Feltre, Cesiomaggiore, Santa Giustina, San Gregorio nelle Alpi, Pedavena, Sovramonte, Lamon, Fonzaso, Arsié, Seren del Grappa, Setteville.
Sospirolo, Sedico, Longarone, Soverzene.
Gosaldo, Rivamonte Agordino, La Valle Agordina.
Val di Zoldo.
Pieve di Cadore, Valle di Cadore, Cibiana di Cadore, Perarolo di Cadore, Ospitale di Cadore, Domegge di Cadore, Lorenzago di Cadore, Vigo di Cadore.
I COMUNI ‘‘VERDI’’ A BASSO RISCHIO SISMICO:
Agordo, Voltago Agordino, Taibon Agordino, Cencenighe Agordino, Canale d’Agordo, Falcade, Vallada Agordina,
San Tomaso Agordino, Alleghe, Rocca Pietore, Livinallongo del Col di Lana, Colle Santa Lucia.
Cortina d’Ampezzo, Auronzo di Cadore, San Vito di Cadore, Borca di Cadore, Vodo di Cadore, Zoppè di Cadore, Selva di Cadore, Calalzo di Cadore, Lozzo di Cadore.
Santo Stefano di Cadore, San Pietro di Cadore, San Nicolò di Comelico, Danta di Cadore, Comelico Superiore.
«Noi, 18enni, lì ad aiutare. Poi tutto tremò ancora»

Sono le 21 del 6 maggio 1976, la luna è già alta nel cielo, fa molto caldo quando, senza alcun preavviso, un terremoto di magnitudo 6.5 della scala Richter sconvolge il Friuli. La scossa, che dura 59 interminabili secondi, si sente distintamente anche nel Bellunese.
Telegiornali, quotidiani e radio diffondono la notizia e mostrano le prime immagini di paesi distrutti, campanili sbrindellati, palazzi accartocciati su se stessi, persone che si aggirano smarrite tra le macerie di case non più riconoscibili.
L’allora cappellano di Trichiana don Antonio chiama a sé i giovani che frequentano abitualmente la parrocchia e propone di organizzare un campo di lavoro di dieci giorni per andare a dare una mano a chi ne ha assoluto bisogno. Sono anch’io fra loro, ho 18 anni e un grande desiderio di rendermi utile.
È il 12 settembre e, insieme a dieci compagni, partiamo a bordo di un furgone malandato: la nostra destinazione è Canebola, un piccolo paese di 150 abitanti sperso tra le montagne, in comune di Faedis a venti chilometri da Udine e non lontano dal confine con la Slovenia, allora Jugoslavia.
Arriviamo verso sera e subito (…)
Daniela Dal Mas
«Uscimmo di corsa in strada, impauriti»
(…) Il terremoto in Friuli (conosciuto col nome friulano di «Orcolat», creatura leggendaria che vive sottoterra) è uno degli eventi che hanno segnato profondamente la nostra nazione e in particolare il Nord-Est italiano.
La scossa è stata percepita anche in provincia di Belluno e, vista la sua straordinaria intensità, rimane nitido ancora oggi in molte persone il ricordo di quel giorno.
Abbiamo chiesto pertanto ad alcune persone dell’Alpago di raccontarci gli attimi di quella sera, gli stati d’animo provati, i ricordi che sono rimasti dopo cinquant’anni da quel tragico evento che ha distrutto interi paesi e famiglie del vicino Friuli Venezia-Giulia.
Quasi tutte le persone intervistate hanno riferito (…)
Paolo Sitran
Quei mille morti e la dignità
Erano esattamente le 21 del 6 maggio 1976. La popolazione era ignara: impossibile attendersi una tragedia imminente di quelle proporzioni. La scossa di terremoto, con epicentro sul monte San Simeone, a pochi chilometri da Gemona, fu devastante: interminabili quei 59 secondi che raggiunsero i 6,5 gradi di magnitudo sulla scala Richter, radendo al suolo interi paesi come la stessa Gemona, oltre a Venzone e Osoppo, per citare i principali. I Comuni che ebbero seri danni furono 77, il numero delle vittime sfiorò il migliaio (965 ufficialmente), furono oltre 100 mila le persone che dovettero ricorrere a ripari di fortuna – tende oppure baracche – mentre in 40 mila dovettero lasciare la fascia collinare e montana a nord di Udine per riparare nei centri della riviera adriatica: 80 mila abitazioni vennero distrutte dallo sciame sismico, altre 100 mila furono lesionate, alcune in maniera irrecuperabile. E i danni che non causò il terremoto di maggio, li fece la replica di settembre, quando anche alcuni edifici già ripristinati crollarono per le due forti scosse dell’11 settembre e per quelle devastanti del 15 mattina, entrambe sopra i 6 gradi Richter.
A 50 anni di distanza, quella tragedia rimane un monumento scolpito nell’immaginario collettivo per l’ondata di solidarietà che raggiunse tutta la regione colpita, per la dignità e la laboriosità che i friulani seppero esprimere e per i principali effetti di quello che oggi chiamiamo “Modello Friuli”. Fu in quella catastrofe che (…)
L.B.
«Di sicuro il terremoto forte ritornerà, ma non sappiamo quando
Compri casa? È importante verificare la risposta sismica»
Nelle nostre zone «avverranno di sicuro altri terremoti forti».
Non ci gira attorno Gianpaolo Bottacin, per dieci anni assessore regionale alla Protezione civile.
«Non sono un geologo, ma i geologi ci ricordano sempre che loro ragionano su scala temporale molto ampia. Noi guardiamo gli ultimi dati e ci preoccupiamo, perché sono passati cinquant’anni dal terremoto del Friuli e quarant’anni prima, nel 1936, il forte terremoto dell’Alpago causò una ventina di morti. Andando indietro di altri sessant’anni, nel 1873 un altro terremoto, sempre con epicentro in Alpago, provocò un’ottantina di morti. Furono scosse molto forti, che produssero danni ingenti anche alla città di Belluno. Sembrerebbe di poterne ricavare una periodicità, ma i geologi ci insegnano che è difficile fare ragionamenti di questo tipo: può succedere che magari per 200 anni non accada nulla e poi nel giro di trent’anni capitino due scosse forti. Il terremoto, allo stato attuale della conoscenza scientifica, non si può dire quando e dove si verificherà ma sappiamo che sicuramente colpirà ancora nelle zone che sono più ‘‘sismiche’’, che vuol dire più predisposte, con una probabilità, appunto, di accadimento più elevata».
Ingegnere, vive a Puos d’Alpago, zona ‘‘rossa’’ nella mappa veneta, ad elevato rischio sismico. La sua casa è a pochi metri da quella dove abitava da bambino, quando furono avvertite forti le scosse del Friuli, nel 1976.
Quindi, Bottacin, non resta che aspettare la prossima scossa forte?
«Fintanto che non si riusciranno a prevedere i terremoti, dobbiamo imparare ad approcciarci al rischio in maniera corretta. Gli italiani sono un popolo che ha una marea di qualità ma a volte anche qualche difetto, possiamo anche dirlo, no?»
Per esempio?
«Per esempio la scarsa memoria. Quando succede qualcosa, siamo bravissimi ad affrontare le emergenze. Ma poi tendiamo a dimenticare. Quando uno acquista la casa, chiede quanto si spende di riscaldamento, giusto? Ma ben difficilmente – me lo dicono le agenzie immobiliari – domanda come la casa che interessa risponda dal punto di vista sismico. Avviene qui da noi, dove il rischio è (…)
Luigi Guglielmi
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