A Pieve di Cadore nello spettacolo “Va in mona!” un mulo fifone racconta la Grande Guerra

«Per Costante ho studiato da mulo»: l'attore Marco De Martin racconta il monologo in scena il 23 maggio
21 Maggio 2026
284

Sabato 23 maggio, alle 21, la Sala Cos.Mo di Pieve di Cadore ospiterà per la seconda volta in provincia lo spettacolo “Va in mona! Storia di un soldato a 4 zampe”, scritto e interpretato da Marco De Martin. La rappresentazione, realizzata in collaborazione con il Gruppo ANA Comelico Superiore e tratta dal saggio Alpini alla sbarra di Damiano Leonetti (Gaspari Editore), propone una lettura originale della memoria della Grande Guerra. L’evento è organizzato dalla Pro Loco Tiziano. L’ingresso è gratuito, con offerta libera a sostegno dell’associazione. Prenotazione consigliata scrivendo a: marcodemartinproductions@gmail.com. Protagonista sarà Costante, un mulo fifone. A raccontarcelo è direttamente Marco, l’attore che lo interpreta, in un’intervista realizzata in occasione della prima messa in scena dello spettacolo, nel settembre 2025.

«Per Costante ho studiato da mulo»

Prima la scelta del mulo come animale da rappresentare per superare un esame alla scuola di teatro di Torino, scherzando sulla frequente presa in giro «Sei il classico mulo di montagna»; poi la scoperta del gemellaggio tra gli Alpini del Comelico Superiore e un piccolo comune piemontese. Quello che è andrà in scena a Pieve di Cadore è uno spettacolo che, in qualche modo, doveva nascere. Protagonista il noto attore bellunese Marco De Martin, sul palco nelle vesti di Costante, un mulo fifone.

Lo spettacolo è tratto da una vicenda storica importante. Di cosa si tratta?

«Il monologo si basa su un episodio poco conosciuto: nell’estate del 1915 sessanta soldati del Battaglione Fenestrelle, reparto alpino piemontese impegnato sulle Dolomiti Orientali, cercarono riparo durante un’operazione. In 28 furono processati da un tribunale militare. La storia è stata scoperta e narrata da Damiano Leonetti nel libro “Alpini alla sbarra”. Da quel lavoro è poi partito un percorso anche politico che ha portato a rivedere quelle vicende e le accuse di diserzione».

Com’è interpretare un animale, in questo caso un mulo?

«Per me, come per tutti gli uomini, è impossibile impersonare un animale al 100%, ma ho “studiato da mulo”. Prima della messa in scena ho letto alcuni studi scientifici e ho frequentato questi animali per comprenderne le movenze, ma anche per provare a immaginarne il pensiero. Sul palco, oltre alle orecchie e al costume, cerco di immedesimarmi in tutto e per tutto nel mulo protagonista».

Il titolo è particolare («Va in mona, storia di un soldato a quattro zampe»). Da dove nasce?

«Ho optato per questo titolo per due motivi: in primis perché l’espressione, che lo vogliamo o no, geolocalizza subito la zona a cui ci si riferisce. La frase vuole essere anche un grido liberatorio del mulo, e quindi mio, contro le guerre che ci sono state, che ci sono e che spero non ci saranno più. E anche contro le ingiustizie, come quella del processo sommario e secretato di cui parla lo spettacolo».

Il tema principale è la guerra. Quanto c’è di attuale in Costante?

«Le storie di guerra, soprattutto del primo conflitto mondiale, sono già state raccontate molte volte, per cui ho cercato di attualizzare la vicenda in modo originale. Le domande che si fa Costante sono le stesse che ci poniamo noi ogni giorno: cos’è la guerra, perché esiste, e perché gli uomini preferiscono le armi all’utilizzo della parola?».

Autore

Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Correlati

il nuovo numero

Prima Pagina

Versione digitale

Iscriviti alla nostra newsletter

I video

Versione digitale

Iscriviti alla nostra newsletter