L'Amico del Popolo digitale

11 L’Amico del Popolo 25 dicembre 2025 - N. 51 Vita missionaria myanmar-thailandia - Tra le famiglie costrette a scappare dopo il colpo di Stato Dentro i campi profughi birmani Missionari al lavoro per garantire cibo, vestiario, medicinali e istruzione singoli e famiglie a fuggire dalle proprie case e a cercare rifugio nei villaggi, nei boschi oppure in campi profughi sostenuti da associazioni umanitarie e da sacerdoti cattolici, sia nello Stato del Kayah che al confine thailandese. A tutto questo si aggiunge il problema del recente terremoto. La comunità internazionale, presa dai problemi interni ai singoli stati e da altri conflitti, rimane in una generale indifferenza. Carissimi amici della Diocesi di Belluno-Feltre, siamo don Bruno Soppelsa (diocesi di Belluno-Feltre) e don Ferdinando Pistore (diocesi di Vicenza), missionari Fidei Donum in Thailandia, precisamente a nord, nella parrocchia di Lamphun, diocesi di Chiangmai. Vorremmo descrivervi brevemente la situazione. Il progetto solidale Il nostro tipo di sostegno va in quattro direzioni fondamentali: i campi profughi birmani nello Stato del Kayah (Myanmar); i campi profughi birmani in Thailandia; le famiglie (anziani, donne, bambini e persone più vulnerabili) rifugiate nella foresta e quelle rifugiate in villaggi attualmente meno in pericolo. Il contesto storico Dopo il colpo di Stato e la presa di potere da parte della giunta militare in Myanmar, l’esercito ha infierito contro la popolazione incendiando case e chiese, con situazioni raccapriccianti di arresti, uccisioni e torture. Questo ha costretto molti Il racconto «Di noi ti puoi fidar» i missionari Il Myanmar (Birmania) è suddiviso in vari stati. Confinante a est con la Thailandia c’è lo Stato del Kayah, con una consistente presenza di cattolici. Molti hanno trovato lavoro emigrando in Thailandia, in particolare nella provincia di Lamphun, dove prestano servizio i sacerdoti missionari Fidei Donum del Triveneto. Alcuni giovani sacerdoti della diocesi di Loikaw, nello Stato del Kayah, si La mappa dei campi profughi principali tra Myanmar e Thailandia: nostri missionari seguono soprattutto quello di Nay Pyi Taw. stanno dedicando, in collaborazione con associazioni umanitarie, al sostegno degli sfollati nei campi profughi, sia all’interno dello Stato del Kayah sia al confine thailandese. Oltre all’assistenza morale, spirituale e psicologica, si fanno carico delle necessità primarie come cibo, vestiti e medicinali. Si curano, inoltre, dell’animazione e del percorso scolastico di migliaia di bambini e ragazzi seguiti da insegnanti e animatori. Il segreto dell’amico C’erano due amici per la pelle. Dove si trovava Mahmud, c’era Ayaz; se Ayaz soffriva, Mahmud soffriva. Non c’erano compagni al mondo che non fossero più vicini o più preoccupati l’uno dell’altro. Eppure, Mahmud era sultano e Ayaz il suo schiavo, denominato ‘‘Giovane dalla pelle bianca’’ perché di una bellezza incredibile. Il sultanato si trovava sotto gli alti e impervi monti Hajar, catena montuosa dell’Oman settentrionale. Ayaz era arrivato nella città del sultano prigioniero di un temuto conquistatore, incatenato in una fila di schiavi. Aveva camminato a lungo, incessantemente assetato dalla polvere dei deserti e ancor più dal desiderio indistruttibile di raggiungere un giorno la luce che sentiva ardere nel profondo segreto della sua anima. Era venuto da lontano, aveva attraversato monti e mari fino a incrociare la sua strada con quella dei pirati cacciatori di schiavi del deserto. Il sultano lo aveva preso al suo servizio, sedotto dal suo viso e dai suoi occhi di diamante nero, dalle sue labbra sottili e dalla sua pelle chiara. . Ne aveva fatto il suo consigliere. Un giorno ne fece il suo fratello del cuore. All’inizio i cortigiani del sultano si commossero, ma poi il fatto che lo schiavo fosse loro preferito li scandalizzò così gravemente che tramarono la sua rovina. Il geloso visir affidò alcuni servitori a sorvegliarlo con discrezione. Una sera, al visir fu raccontata un’incomprensibile stranezza sul comportamento di quel servo che odiava. Andò subito nell’alta sala lastricata di marmo dove Mahmud stava facendo colazione e, inchinandosi al potente sovrano, disse: «Maestà, non ignorate che, per la vostra preziosa sicurezza, faccio sorvegliare tutti i mortali, umili o fortunati, ai quali concedete il privilegio della vostra incomparabile presenza. Ora, mi hanno appena rivelato delle informazioni inquietanti su Ayaz, il tuo schiavo. Ogni giorno, dopo aver lasciato la corte, scende nella Medina e si chiude da solo in una stanza inferiore senza finestre alla fine di un vicolo buio. Nessuno sa cosa stia tramando in quel luogo nascosto. Poi, quando esce, si preoccupa di chiudere a chiave la porta. A mio parere, lì nasconde un segreto inconfessabile. Non oso pensare, anche se è possibile, che egli incontri lì le persone cadute in disgrazia che non hanno altro desiderio che farti del male». «Ayaz è mio amico», rispose Mahmud tutto serio, «e tuoi sospetti sono assurdi. Infangano solo te. Vattene!». Il visir si ritirò e discretamente soddisfatto si disse: «Anche se il sovrano è apparso sicuro di sé, sicuramente la sua anima è stata turbata». Mahmud, rimasto solo e pensieroso per qualche momento, alla fine mandò a chiamare Ayaz e gli chiese, prima ancora di abbracciarlo: «Fratello, non mi nascondi nulla?». «Nulla, mio signore», rispose Ayaz sorridendo. «E se ti chiedessi che cosa fai nella stanza in cui vai tutte le sere nella Medina, me lo diresti?». Ayaz chinò la testa e sussurrò: «No, mio signore».Mahmud, col cuore spezzato, chiese: «Ayaz, mi sei fedele?». «Lo sono, mio signore». Il sultano sospirò: «Lasciami». Quella sera, quando Ayaz uscì dal suo rifugio segreto, nel vicolo buio si trovò davanti Mahmud accompagnato dal suo visir e da due possenti guardie. «Apri la porta di quella stanza», ordinò il sultano. Lo schiavo, stringendo la chiave nel pugno e scuotendo la testa, si rifiutò di obbedire. Allora Mahmud lo prese per le spalle e, scuotendolo, gli disse: «Se non mi lasci entrare in questa stanza, la fiducia che ho in te finirà. Desideri questo? Vuoi che la nostra amicizia sia distrutta per sempre?». Ayaz abbassò la fronte. La chiave che teneva in mano gli scivolò di mano e cadde al suolo. Il visir la raccolse e aprì la porta. Mahmud entrò nella stanza buia: era vuota e umile come la cella di un servitore. Sul muro erano appesi un mantello rattoppato, un bastone e una ciotola da mendicante. Nient’altro. Mentre il sultano rimaneva in silenzio davanti a tanta povertà, Ayaz gli spiegò: «Vengo in questa stanza ogni giorno per non dimenticare chi sono: un vagabondo in questo mondo. Signore, tu mi ricopri di favori, ma sappi che i miei unici veri beni sono questo mantello con i buchi, questo bastone e questa ciotola da mendicante. Tu non hai il diritto di essere qui. Qui inizia il regno dei pellegrini perpetui. Il mio regno. Non potevi rispettarlo?». «Perdonami», disse il sultano. Poi s’inchinò di fronte allo schiavo e baciò l’orlo del suo mantello. Ayaz uscì in silenzio… La storia, di origine araba, insegna a non perdere di vista alcuni beni preziosi, quali l’amicizia, la fiducia, la, l’umiltà, la libertà e il rispetto. STORIE DAL MONDO raccolte da Ezio Del Favero Mia moglie e io stiamo parlando di come si svolgeranno quest’anno le festività natalizie. Come fosse la prima volta, giriamo attorno all’argomento esternando le nostre idee: verrà nostra figlia con tutta la sua famiglia dall’Inghilterra e avremo il nostro daffare a organizzare l’evento, preparare da mangiare per tutti, far sì che i letti nelle loro stanze siano a posto. Per fortuna c’è nostro figlio Claudio che, assieme a sua moglie Mirella, ci darà un consistente aiuto. Avevamo destinato dei soldi da dare ai poveri: «Spero che quanto dato in offerta vada a qualcuno che ne ha proprio bisogno», interviene Riccarda. «Dico questo perché ho sentito ieri sera alla televisione che in giro ci sono disonesti che imbrogliano le persone e quanto raccolto lo tengono per sé». Ogni volta che sento questi discorsi ci rimango male e mi vengono in mente tutte le varianti del caso. Era il periodo natalizio di non ricordo quanti anni fa e io ero solo nell’ufficio del Centro Missionario. Qualcuno bussò. Si presentò una signora vestita con ricercatezza, che dimostrò subito un certo disappunto nel constatare che ero solo in ufficio. Alla richiesta di poter parlare con il direttore risposi che non c’era, ma che, se voleva, io ero a disposizione. «È perché vorrei fare un’offerta», fu la laconica risposta. «Un’offerta può lasciarla a me, le faccio regolare ricevuta». «Non per mancanza di fiducia, ma preferisco darla al direttore», concluse e, dopo poco, se ne andò con i suoi soldi. Ricordo che, rimasto solo, mi venne una gran voglia di andare ai servizi per vedere nello specchio la faccia di un volontario per le missioni del quale non ci si deve fidare. Il fatto mi portò subito a fare alcune considerazioni. Moltissima gente non ha nessuna esitazione nell’affidare, non solo dei soldi, ma anche la vita a persone delle quali non sa niente. Gli esempi sono molti: chi prende un autobus, che ne sa del conducente? Chi va in taxi, o in treno, o in aereo, sa quanto competente sia chi lo porta in giro? Tornando a parlare di soldi, avrete notato con quanta disinvoltura sono affidati a banche o assicurazioni. Sono il primo a dire che anche per la beneficenza bisogna essere attenti: il gatto e la volpe sono sempre in agguato. Ma osservando l’impegno e i risultati controllabili di quelle organizzazioni che operano con dedizione e passione nella nostra provincia, non si avranno dubbi sul capire di chi ci si può fidare. Mario Bottegal MYANMAR - Don Bruno e don Ferdinando in visita a uno dei campi profughi birmani. Lì sono rifugiate intere famiglie scappate dai soprusi della giunta militare dopo il colpo di Stato. il progetto per i bambini Vorremmo tentare di garantire il necessario per la sopravvivenza (cibo, vestiario e medicinali), oltre a materiali scolastici e di animazione per i bambini, altrimenti privi di qualsiasi punto di riferimento. I contributi andrebbero a coprire anche le spese per gli insegnanti. In vari luoghi si è riusciti a malapena a portare avanti le attività della scuola materna e primaria, ma è necessario poter provvedere anche a proposte educative per preadolescenti e adolescenti, sia per la crescita personale sia per far fronte ai traumi dello sradicamento e delle violenze di cui sono stati e sono testimoni. Per approfondimenti scrivere all’indirizzo mail ferdinando.pistore@gmail. com oppure contattare il numero WhatsApp +39 348 4442921. don Bruno don Ferdinando Non bisogna mai perdere la fiducia, l’umiltà e il rispetto.

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