Feltrino Dai nostri paesi 27 L’Amico del Popolo 25 dicembre 2025 - n. 51 Si è svolta nelle scorse settimane, nella sala teatro di Rasai, l’assemblea della collaborazione parrocchiale di Seren, Rasai, Caupo, Valle, Tomo e Porcen, riunite da gennaio in un’unica grande comunità pastorale guidata da don Giuseppe Bernardi e don Robert Soccal. Una scelta voluta dal vescovo Renato Marangoni e inserita nel più ampio quadro di riorganizzazione delle parrocchie bellunesi, attuato dalla diocesi per far fronte alla diminuzione del numero di sacerdoti. L’incontro è stato l’occasione per tracciare un primo bilancio del nuovo cammino comunitario: un percorso iniziato ancora il 4 novembre 2018 con una prima unione tra Seren, Rasai, Caupo e Valle, poi ampliata lo scorso 12 gennaio con l’ingresso di Tomo e Porcen. Nel corso dell’anno, non sono mancati i momenti in comunione fra le sei parrocchie: la Via Crucis a Porcen, la veglia pasquale a Seren, il Corpus Domini a Tomo, l’evento giubilare nella chiesa di Rasai e la nascita del nuovo bollettino interparrocchiale, segni concreti di una fede vissuta insieme. Durante l’assemblea sono state ricordate le tante realtà che animano la vita delle comunità: i cori parrocchiali, il Grest e i campeggi, gli animatori e il gruppo giovani, i chierichetti, il catechismo, il corso fidanzati, le ricorrenze dei decennali e quinquennali, e le celebrazioni nelle chiesette minori. Un tessuto vivo e articolato, che testimonia la vitalità delle parrocchie. È seguito un momento di confronto e scambio di opinioni sul cammino comunitario intrapreso. Tra i punti di forza emersi, la ricchezza di carismi e risorse grazie alla presenza di gruppi, associazioni e volontari che possono condividere esperienze e competenze diverse, sostenendosi reciprocamente. Si è sottolineata inoltre una visione pastorale più ampia, capace di guardare non solo alla singola parrocchia ma all’intero territorio, migliorando l’organizzazione dei servizi comuni di catechesi, carità e formazione. Il cambiamento, è stato detto, rappresenta anche uno stimolo al rinnovamento, per superare abitudini consolidate ed abbattere pregiudizi e preclusioni, trovando nuove forme di collaborazione. Non sono mancate, però, le difficoltà: in particolare, quelle di coordinare orari delle messe, incontri e attività. Tra le sollecitazioni emerse nel confronto, anche il desiderio di avvicinare maggiormente i giovani alle celebrazioni, attraverso linguaggi più freschi o momenti comunitari a loro dedicati. Una sfida condivisa da molte parrocchie, che invita a riflettere su come rendere l’esperienza della fede più viva e attraente per le nuove generazioni. Una possibilità proposta durante l’assemblea è stata quella di introdurre, in casi particolari, la Liturgia della Parola: momenti di preghiera comunitaria guidati da laici opportunamente formati, qualora il sacerdote non possa celebrare la Messa per assenza o malattia. Riccardo Sartor Vista panoramica sulla Valle di Seren. seren del grappa - Da gennaio formano una grande comunità pastorale Sei parrocchie, un unico cammino L’assemblea delle scorse settimane ha sollecitato al coinvolgimento dei giovani cesiomaggiore Museo di Seravella Lavori ancora fermi La stampa locale ha pubblicato un’intervista a Carlo Zanella, sindaco di Cesiomaggiore e presidente dell’Unione Montana Feltrina, a cui fa capo il Museo Etnografico di Seravella. Tema dell’intervista è il ritardo dei lavori, già finanziati, relativi al complesso museale. Si parla di circa un milione di euro da varie fonti, che dovrebbero servire per il restauro della cosiddetta casa del custode, del roseto storico, del tetto e delle facciate della villa Avogadro, che ospita gli oggetti e le mostre del museo. I lavori sono fermi dal giugno scorso per un intervento della Soprintendenza alle Belle Arti in seguito al ritrovamento di un pavimento di rilevanza storica nella casa del custode, già restaurata all’esterno. Il blocco causa disagio alla ditta appaltatrice F. Ind solutions srl di Belluno e disappunto alla proprietà, che ha dovuto adeguarsi alle disposizioni della Soprintendenza. Zanella non nega la necessità di adeguarsi alle disposizioni della Soprintendenza, ma sottolinea l’urgenza della «sistemazione della copertura dell’edificio principale, in quanto dal tetto piove dentro e questo fa sì che la copertura stessa si danneggi sempre di più, ma anche che si vadano a danneggiare quelli che sono i beni contenuti all’interno». Possiamo aggiungere che, vista la recente proclamazione della cucina italiana come Patrimonio immateriale dell’Unesco, si potrebbe pensare anche a riservare una parte degli stabili di un museo etnografico a un ristorante che proponga rigorosamente la nostra cucina bellunese. Sarebbe sia un riconoscimento culturale della nostra cucina che un modo per trovare future fonti di finanziamento per il Museo. Sergio Dalla Rosa
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