L’Amico del Popolo 25 DICEMBRE 2025 - N. 51 Dai nostri paesi Cortina - Centro Cadore - Comelico 28 cortina ladino e dintorni L ea dotor de familia dei dentes, de ra femenes Un ricordo, a 93 anni dall’immatura scomparsa, di Angelo Majoni, medico e studioso della storia e della parlata ampezzana. Ai 15 de dezenbre del 1932, morìa de un colpo Anjelo Majoni dei Bote, dotor e scritor. Nasciù inze a Majon el dì de ra Madona de agosto del 1870, dapò de aé stà a scora in Anpezo, i suoi – con gran struscies - i l aea vorù bete al Jinasio inze a Parsenon. Dapò de ra matura, el s aea notà a r Università a Inspruch, e de vintessié ane l é deentà dotor. L à lourà nafré inze chera zità e dapò, par pi de 30 ane, l é stà dotor de familia, dei dentes, de ra femenes inze el sò paes. Ci che l aea conosciù fora a Inspruch i dijea che l ea un dei dotore pi varentes del Tirol e che l sarae ‘sù de seguro inaante se l aesse vorù sin ‘sì da Anpezo. Majoni inveze l à vorù lourà pa ra sò ‘sente e fin del ‘30 l é stà diretor del ospedal de Comun, ra ciasa agnoche dapò par anes i à betù i lessie. Anche mè pare l se pensaa del dotor, senpre serio, ma sote sote un bonazo, che del ‘29 el i aea tirà un dente e par el consolà l i aea finamai donà na moneda! Anjelo dei Bote l é stà un dei prime in Anpezo a se montà coi schie, pi par laoro ca par ‘sì a spasso; l é stà un dei prime a ‘suià al golf, consilier del Turnverein, del Museo del Codèsc e dei Ponpiere. Coi maestre Bruno Nert e Bepe da Rone l à betù ‘sò na bona «guida turistica» de ra val, vienuda fora del 1905; l à studià con gran cognizion ra storia, i gnomes dei luoghe e ra parlada anpezana e l à abù l merito de vardà fora par prin ra pi vecia cartes de ra Regoles. Ancuoi là da ra Regoles l é l inventario de ra cartes che l à strutà su: scrite de ra Regola Basses, libre, copies de ate. Del ‘29 l é ‘sù adora a stanpà l prin vocabolario anpezan, e sul scomenzà del inverno ‘32-’33 i à zedù l cuore, de 62 ane; sun ra sò toura l à lascià i ultime scrite, dute intressantes pa ra storia e ra cultura anpezana. El Comun l à vorù alolo el recordà: l à ‘sontà el sò gnon a chi dei benemerite inze porteà, l i à dedicà na strada via in Crignes, e dal 2000 anche ra Ciasa de Poussa ra porta el gnon de chel gran anpezan. Nesto Coleto Quanti giovani d’oggi sceglierebbero di trascorrere la notte di Natale su una difficile parete rocciosa, anziché scartare i regali in casa – e poi magari uscendo per la Messa di mezzanotte... -, andare ad una festa, in discoteca o, qui da noi, in un rifugio o in un «cason»? A scegliere una parete rocciosa ancora intonsa delle nostre montagne, sulla quale bivaccarono dal 24 al 25 dicembre del 1977, furono tre Scoiattoli ampezzani, il ventenne Modesto Alverà Pazifico e i due diciottenni Carlo Menardi Grosfouro e Paolo Pompanin Bartoldo, i quali si aggiudicarono nel cuore dell’inverno la parete Sud dei Lastoi de Formin, aprendo un itinerario di oltre trecento metri di lunghezza, con difficoltà di sesto grado e l’utilizzo di numerosi chiodi. Pur conoscendo i tre giovani, tutti della mia generazione (anzi, proprio con uno di loro feci la mia prima esperienza in cordata, sulle Cinque Torri d’Averau nella primavera del 1976), non mi sono mai premurato di sapere il come e il perché di quella scelta così originale. Forse temevano che qualcuno «rubasse» loro la prima ascensione che avevano individuato? Forse, un po’ ribelli come si è tutti a quell’età - volevano festeggiare il Natale di quell’anno nel modo più originale possibile? Forse non c’erano un motivo o un’urgenza particolare: soltanto la voglia giovanile di sfidare la Montagna, di mettersi alla prova, di scrivere il proprio nome su una parete anche d’inverno… Resta il fatto che, a mia memoria, nelle Dolomiti Orientali non trovo altri nuovi itinerari aperti tra la vigilia e il giorno di Natale! Mi pare che i tre Scoiattoli possano dire di avere aperto su quella parete, oggi tempestata di itinerari, in quanto di roccia solida ed accesso abbastanza semplice, una via quasi di altri tempi: vero è che l’esposizione meridionale forse favorì anche la salita, ma c’era di mezzo un bivacco all’aperto a 2500 metri di quota, e comunque due giornate di pieno inverno in alta montagna. Oggi, perlomeno nella conca d’Ampezzo, non sento e non leggo più di avventure di quel genere. L’asticella delle difficoltà, dell’impegno e della sfida si è spostata sempre più in altoi, i materiali sono sicuramente migliori di cinquant’anni fa, ma con tutto questo, il primato di quei giovani (56 anni in tutti e tre) non è stato più eguagliato. Ernesto Majoni Cortina deve poter continuare a vivere, durante Olimpiadi e Paralimpiadi invernali, a febbraio e marzo. Lo hanno garantito gli organizzatori di Fondazione Milano Cortina, nell’incontro con i cittadini «Road to Cortina 2026». Non c’è dunque da temere che la valle sia blindata, che cessino tutte le attività. Le limitazioni alla mobilità scatteranno dal 1 febbraio e dureranno soltanto le settimane dei Giochi. «Quello che stiamo per vivere non è un film horror, come taluni paventano, ma sarà un bellissimo racconto di sport» - ha esordito il sindaco Gianluca Lorenzi. «Oggi si prospetta una nuova opportunità di rinascita, di crescita, che ci sarà solo se ci crediamo. Godetevi i Giochi. Le Olimpiadi bisogna viverle, non subirle», ha esortato. «È sempre importante un momento di confronto», ha commentato Diana Bianchedi, responsabile programmazione e strategia di Fondazione Mico, «perché per noi tanti aspetti sono scontati, in una complessità enorme, che talvolta non si ha modo di raccontare. Invece questo momento è stato intenso; la popolazione comincia a sentire quello che sarà, non soltanto nei giorni dei Giochi, ma anche tutto quello che verrà dopo, su Cortina, in questo territorio. Oltre alle esperienze personali, sarà un cambiamento, come accade sempre, dopo grandi eventi sportivi». Michele Di Gallo ha spiegato l’organizzazione del paese, durante i Giochi, con le tre aree di gara: stadio Olimpico; pista da bob di Ronco; pista da sci Olympia delle Tofane. Ci saranno momenti toccanti a conclusione dell’evento, dopo le Paralimpiadi, con la cerimonia di chiusura, a Cortina, nello stadio. «Cerchiamo di anticipare le criticità che potranno sorgere, quando scatteranno le zone a traffico limitato. Dovremo comunque permettere di muoversi, a chi ne ha la necessità. Sarà invece necessario fermare chi non ha bisogno di venire a Cortina. Il nostro approccio è la consapevolezza che Cortina deve essere comunque vivibile, non chiusa. Ci vorrà, da parte di tutti, uno spirito di adattamento: è una situazione temporanea, con un disagio evidente, ma che durerà alcuni giorni», ha detto Andrea Scrocco. Marco Bergamini e Benedetto Gaffarini hanno illustrato le zone di limitazione del traffico; hanno anticipato l’ormai imminente rilascio dei pass, che comunque non serviranno sino al 1 febbraio. Per Natale e Capodanno tutto rimarrà come al solito, le chiusure di alcune piste da sci scatterà all’inizio di gennaio. «Cortina non sarà inaccessibile. Cercheremo di limitare l’ingresso a Cortina di veicoli privati. Si potrà invece raggiungere con un servizio di trasporto extraurbano, che poi consentirà la mobilità all’interno della valle. Entrambi sono potenziati». Marco Dibona CORTINA - Il pubblico dei cittadini in sala. cortina d’ampezzo - La Fondazione Milano Cortina ha incontrato i cittadini Poter vivere durante i Giochi «Quello che stiamo per vivere non è un film horror, ma un bellissimo racconto» La Scuola di Ottica di Pieve (Istituto Fermi) - una delle realtà storiche più prestigiose e rinomate dell’Italia settentrionale, in questo ambito - da alcuni anni privilegia nelle proprie classi finali alcune ore dedicate all’orientamento del «dopo», cioè delle possibilità che si presentano una volta terminati gli studi e raggiunta la maturità. La motivazione di base è la grande varietà di possibili sviluppi del percorso lavorativo ma anche scolastico che si aprono agli studenti. In occasione della festività di Santa Lucia, protettrice della vista, l’istituto ha dato corso a una intensa mattinata da titolo «Santa Lucia: una giornata di luce, ispirazione e futuro». In tale occasione le classi terza, quarta e quinta hanno avuto modo di ascoltare e confrontarsi con otto persone di età molto diverse (si spaziava dal ventenne al sessantenne) e dai percorsi lavorativi e scolastici disparati. Tutti aventi come denominatore comune l’essere degli ex studenti di quella scuola. I loro nomi: Simone Corona, Davide Borca, Andrea Da Cortà Fumei, Simone Vaina, Simone Frescura, Carlotta Frescura, Sofia Pomarè e il veterano Mario Bonazzola, vera memoria storica della scuola, dello sviluppo dell’ottica e delle produzioni connesse come le lenti bifocali. La docente Franzoia ci illustra che la scuola mette in campo anche altre occasioni per immaginare il proprio futuro, come gli incontri online o dal vivo con le università: questa modalità tuttavia è concentrata sul tipo di offerta proposta dagli atenei. L’ottica appare un settore in cui si può variare verso molti indirizzi, anche apparentemente non pertinenti, come una laurea in economia. Gli studenti sono apparsi molto attenti, incuriositi e interessati. Quanto alla disponibilità mostrata dagli ex studenti, essa appare altissima, con il senso di sentirsi quasi una grande famiglia. C.L. cortina d’ampezzo - Il primato di quei giovani - 56 anni in tutti e tre - non è stato eguagliato La «prima» sui Lastoi nel giorno di Natale 1977 Due giornate d’inverno. E c’era di mezzo un bivacco all’aperto a 2500 metri di quota pieve di cadore - Alcuni ex studenti hanno illustrato ai ragazzi le possibilità La Scuola di Ottica offre molti sbocchi L’incontro è avvenuto nella festa di Santa Lucia, protettrice della vista Anjelo Bòto, el dotor de Anpezo. (Racolta E.M.) podcast su spotify La grande parete dei Lastoi del Formin. (Foto I.D.F.)
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