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44 L’Amico del Popolo 25 dicembre 2025 - N. 51 Cultura & Spettacoli belluno Franco Fiabane per la chiesa di don Bosco La chiesa di San Giovanni Bosco a Belluno costituisce uno dei capitoli più significativi della produzione sacra di Franco Fiabane. La mostra allestita al Museo Civico di Palazzo Fulcis (aperta fino all’11 gennaio) mette in dialogo le opere realizzate per il moderno tempio con disegni, bozzetti e materiali preparatori che ne svelano il processo creativo. Per quantità, qualità e coerenza degli interventi, San Giovanni Bosco può essere considerata a pieno titolo “la chiesa di Fiabane”. Nel corso di oltre vent’anni l’artista ha costruito un vero e proprio percorso teologico per immagini: dalle formelle del Presepe in duralbo (1976) nel battistero, alla grande statua lignea del Cristo Risorto (1989), dal paliotto e dall’ambone in marmo giallo di Siena, fino alla Via delle Beatitudini (1993) e alla Via Crucis (1999). In mostra, i disegni preparatori consentono di cogliere la continuità tra ideazione e opera compiuta, e il dialogo costante di Fiabane con la comunità salesiana e con la liturgia. Tra i cicli più originali spicca la Via delle Beatitudini, affidata a Fiabane dal parroco don Alberto Guglielmi nel 1993 come proposta visiva di conversione e di gioia evangelica. Con la tecnica delle malte colorate stese sull’intonaco grezzo, l’artista realizzò otto grandi dipinti murali che traducono il testo evangelico attraverso scene e figure emblematiche della fede cristiana. Accanto ai soggetti biblici compaiono volti del Novecento ecclesiale: papa Giovanni XXIII, Madre Teresa di Calcutta e mons. Oscar Romero. È una scelta che rivela tutta la forza profetica del ciclo. Nel 1993 Romero non era ancora stato riconosciuto martire dalla Chiesa e Madre Teresa era addirittura ancora in vita: indicare in una chiesa parrocchiale figure “non ancora sante” come incarnazioni delle beatitudini significava affermarne l’attualità, mostrando come il Vangelo continui a prendere carne nella storia. Fulcro visivo e simbolico del presbiterio è il monumentale Cristo Risorto, scolpito in un unico tronco di cedro del Libano, con le braccia protese in un invito, come ad accogliere i fedeli. I numerosi disegni preparatori, conservati presso l’Archivio della Curia di Belluno e presenti in mostra, documentano una ricerca intensa sulle proporzioni, sul gesto e sulla verticalità della figura. Nella statua finale, il dolore della Passione e la gloria della Risurrezione convivono: la piega centrale della veste, come ricordava lo stesso Fiabane, allude alla croce che rimane inscritta nel corpo risorto. Le sedici formelle in cemento duralbo della Via Crucis sono frutto di una lunga gestazione. I disegni preparatori, realizzati tra 1994 e 1998 a pastello su carta, rivelano un approccio più realistico ed espressivo. Le figure hanno una forte intensità plastica, il disegno è solido, i dettagli storici e iconografici sono frutto di uno studio accurato. Le stazioni non seguono quelle tradizionali ma sono ispirate alla narrazione evangelica. Il ciclo si chiude con la Resurrezione e la Pentecoste: due pannelli, gli unici della Via Lucis, che trasformano il dolore in luce e aprono alla speranza. Attraverso opere e disegni preparatori, la mostra restituisce il ritratto di un artista maturo, capace di tradurre in forme accessibili e contemporanee la profondità del messaggio cristiano, e invita a riscoprire, anche fuori dal museo, uno dei luoghi più intensi della sua arte. Giorgio Reolon BELLUNO - Interno della parrocchiale di don Bosco. Sarà la neve la protagonista della seconda parte della 29ª edizione di Oltre le Vette, che quest’anno si è sdoppiata in due tronconi. Dopo la prima parte di ottobre, in omaggio alle prossime Olimpiadi la rassegna dedicata alla montagna in tutte le sue sfaccettature occuperà con più appuntamenti quotidiani anche le giornate da venerdì 9 a domenica 18 gennaio. Più di 40 gli appuntamenti, tutti gratuiti. «Ma gratuito non vuol dire di poca importanza o spessore – è stato detto nel corso della presentazione tenutasi a Palazzo Fulcis – ma si tratta di una precisa scelta fatta dall’amministrazione». E per questo all’ingresso di ogni evento, sarà possibile liberamente sostenere la kermesse con un contributo libero e responsabile. E se il programma è firmato da Valeria Benni, Flavio Faoro, Diego Cason e Francesco Vascellari, l’intera rassegna è illustrata da Roberta Cadorin di cui Oltre le Vette ospita anche una personale. La neve, quindi. Si legge nel libretto della rassegna: «Era ora che Oltre le vette parlasse di neve, come di consueto dando voce agli artisti, agli sportivi, agli scienziati, agli amministratori. E, soprattutto, ai montanari, che rischiano di vedersi portar via anche questa risorsa, dopo l’acqua, dopo i boschi, dopo le case. È una festa, la neve, lo sappiamo, ma deve esserlo per tutti, così come quando è un problema, un limite da cui – in montagna – nessuno può sentirsi escluso». Un programma ricchissimo, con un calendario di mostre, film, documentari, spettacoli teatrali, concerti, convegni, presentazioni di libri, laboratori e concerti per bambini. Ed anche la consegna da parte del comune capoluogo della cittadinanza onoraria alla sezione bellunese del Cai. E se in primo piano vi è il comune di Belluno presente con l’assessore Raffaele Addamiano, plurime sono le collaborazioni: con la Fondazione Dolomiti Unesco che alla ufficializzazione del palinsesto era rappresentata dalla direttrice Mara Nemela; con il Parco nazionale Dolomiti Bellunesi al Fulcis con Sonia Anelli; con il Cai di Belluno rappresentato dal presidente Paolo Barp. Un programma ricco che, ha ricordato il presidente della Provincia Roberto Padrin, si snoderà all’inizio di un anno che per Belluno e la sua provincia sarà ricco di avvenimenti ed anniversari. Fra i tanti appuntamenti, ecco quelli prettamente alpinistici: un incontro con l’alpinista Gianni Gianeselli (9 gennaio, ore 21, Crepadona) in collaborazione con il Cai sezione di Belluno; il ricordo dell’alpinista Lorenzo Massarotto (11 gennaio, ore 21, teatro Buzzati); mercoledì 14 dialogo con Nives Meroi e Romano Benet che seguirà la consegna del premio Silla Ghedina per la miglior scalata 2024 (ore 21, teatro); presentazione del libro Civetta-Nord Ovest con Alessandro Baù e Luca Vallata; incontro con il biker d’alta quota Giovanni Mattiello (17, ore 18, Crepadona) e quello con lo scialpinista Giorgio Daidola (18, ore 17,30 Crepadona). Il programma completo ed aggiornato si trova su www. oltrelevette.it. (G.S.) L’astrofisica agordina Vania Lorenzi da oltre vent’anni è impegnata nella ricerca in ambito astronomico. Dal 2004 lavora al Telescopio Nazionale Galileo (TNG) di La Palma, nelle Isole Canarie, struttura diretta dal bellunese Adriano Ghedina, dove contribuisce in prima linea allo studio dello spazio profondo. Le sue ricerche le hanno valso, tre anni fa, l’intitolazione di un asteroide che porta oggi il suo nome. In un momento in cui l’attenzione mediatica è puntata sulla cometa interstellare 3I/Atlas, con Vania Lorenzi è interessante fare chiarezza sulla sua natura e sul significato del passaggio di questo corpo celeste. Ma intanto, qual è la sua attività principale e, più in generale, il ruolo di questo centro di ricerca di rilevanza mondiale? «Il mio lavoro si concentra principalmente sullo studio degli oggetti transnettuniani, corpi ghiacciati che orbitano al di là di Nettuno (come Plutone), che sono fondamentali per comprendere le condizioni primordiali delle regioni esterne del Sistema Solare. Per quanto riguarda il Telescopio Nazionale Galileo (TNG), la linea di ricerca principale è quella diretta ai pianeti extrasolari, grazie allo strumento HARPS-N. Oltre agli esopianeti, studiamo anche asteroidi, lampi di raggi gamma e supernove». La cometa 3I/Atlas, che sembra avere una particolarità unica che la rende un argomento di una certa attenzione proprio a dicembre. «La 3I/Atlas è molto interessante perché è un oggetto interstellare, il terzo identificato finora, dopo 1I/’Oumuamua e 2I/Borisov. La sua particolarità risiede nella sua traiettoria iperbolica. Questo significa che è arrivata da fuori del nostro Sistema Solare, lo sta attraversando e lo lascerà definitivamente, non tornando più. A differenza delle comete ‘‘classiche’’, che hanno un ciclo di ritorno (anche di secoli o millenni), l’osservazione e lo studio di 3I/Atlas in questo periodo sono un’occasione irripetibile». In termini divulgativi, quali sono le caratteristiche che distinguono una cometa come 3I/Atlas da altri corpi? «Le comete sono essenzialmente oggetti ghiacciati, formati da un nucleo di ghiaccio (acqua, anidride carbonica e altri volatili congelati) e roccia. Quando si avvicinano al Sole, il calore induce la sublimazione (passaggio diretto da solido a gas) dei ghiacci. Questo processo forma prima la chioma, una nube attorno al nucleo, e poi, per interazione con il vento solare, sviluppa una o più code che possono estendersi per milioni di chilometri». Avete riscontrato differenze significative tra questa cometa interstellare e quelle nate nel nostro Sistema Solare e qual è il valore scientifico di studiare un oggetto proveniente da un altro sistema stellare? «Sì. Dagli studi sulla chioma è emerso un rapporto tra acqua e anidride carbonica differente rispetto alle medie delle comete del Sistema Solare, con una maggiore abbondanza relativa di anidride carbonica. Questo dato è fondamentale perché suggerisce che la cometa possa avere una composizione diversa, essendosi formata in un ambiente stellare differente dal nostro, oppure che sia stata modificata dalle interazioni con raggi cosmici galattici durante il suo lungo viaggio tra le stelle. L’analisi della composizione e del comportamento di corpi come 3I/Atlas ci dà indizi sulle condizioni fisiche e chimiche che esistono al di fuori del nostro Sistema Solare. Ci permette di comprendere la “storia” dell’oggetto, analizzando i processi fisici che può sperimentare viaggiando tra le stelle, ampliando così la nostra comprensione della formazione dei sistemi planetari e della fisica dei piccoli corpi oltre i confini del nostro sistema». Per chi volesse osservarla, come è possibile individuarla nel cielo di dicembre 2025? «La cometa non è visibile a occhio nudo, ma è osservabile con un piccolo telescopio. Per le latitudini italiane, è visibile nelle prime ore del mattino. Il punto di massimo avvicinamento alla Terra è il 19 dicembre, dopo il quale la luminosità comincerà a diminuire progressivamente man mano che si allontanerà dal Sole e dalla Terra, rendendo l’osservazione più difficile. Al TNG, è stata osservata in luglio e agosto, prima del suo massimo avvicinamento al Sole, e abbiamo in programma un nuovo tentativo di osservazione il 21 dicembre per completare la serie di dati». Luisa Manfroi LA PALMA (Isole Canarie) - Il Telescopio Nazionale Galileo. (Foto di Vania Lorenzi) AGORDINO - Vania Lorenzi lavora dal 2004 al Telescopio Nazionale Galileo Alle Canarie, «a riveder le stelle» Studia i corpi che orbitano oltre Nettuno; le è stato intitolato un asteroide belluno - Dal 9 al 18 gennaio la 29ª edizione della kermesse sulla montagna La neve protagonista di «Oltre le vette» Il Comune conferisce la cittadinanza onoraria alla sezione bellunese del Cai Bozzetto preparatorio per la statua del Risorto. BELLUNO- La presentazione del programma.

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