Spopolamento dell’area prealpina: servono risorse e attenzione

L'associazione Belluno Alpina nota come il comprensorio "Quantin-Nevegal-Ronce-Valmorel" non rientri né tra i beneficiari dei Fondi dei Comuni Confinanti né tra le aree interne. (Foto L. Guglielmi)
23 Marzo 2025
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L’associazione Belluno Alpina solleva il problema dello spopolamento nell’area prealpina, denunciando la mancanza di fondi e strumenti per contrastarlo. Il territorio del comprensorio Quantin-Nevegal-Ronce-Valmorel, infatti, non rientra né tra i beneficiari dei Fondi dei Comuni Confinanti né tra le cosiddette aree interne, a differenza di altre zone montane della provincia come Agordino, Alpago e Zoldano.

«Viviamo in un’area dove lo spopolamento è in corso da anni, ma non possiamo né godere dei Fondi dei Comuni Confinanti né tantomeno siamo riconosciuti come area interna. Siamo in difficoltà e senza possibilità di accedere a risorse: lo spopolamento dell’area prealpina è quindi una scelta politica?», si chiedono i rappresentanti di Belluno Alpina.

L’associazione sottolinea come il problema dello spopolamento della montagna non sia nuovo e richiama l’attenzione sulla necessità di interventi concreti. «Non si è fatto, e forse non si vuole fare, nulla per fermarlo. Servono politiche, ma servono anche e soprattutto risorse. Attendiamo la Legge sulla Montagna, anche se sappiamo – ed è già stato detto anche a livello nazionale – che lo stanziamento attuale non può essere sufficiente per le esigenze di tutti i territori montani nazionali».

Un esempio concreto delle difficoltà del territorio è il piano “Ronce 2020”, elaborato per contrastare lo spopolamento, ma ancora in attesa di finanziamento. Nel frattempo, molte attività commerciali hanno chiuso: i bar di Ronce e Piandelmonte hanno abbassato le serrande negli anni passati, mentre all’inizio di quest’anno è toccato a quello di Valmorel. «Servono punti di ritrovo e occasioni di socialità, che sono anche opportunità economiche e lavorative. Senza tutto questo, la gente lascia la montagna, abbandona le abitazioni e lascia spazio al bosco e all’incuria dell’ambiente».

Secondo Belluno Alpina, per frenare un fenomeno che rischia di diventare irreversibile è necessaria una visione ampia, accompagnata da risorse certe e da una maggiore attenzione alle esigenze della popolazione locale.

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