Le riprese documentano alcune battute di caccia di un maschio giovane di gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris) in completa libertà. L’animale è stato ripreso con un medio teleobiettivo nei prati attorno alla cava dismessa di Toppo (Travesio, Pordenone), protetto dalla recinzione anti intrusione alle strutture della cava, nelle quali si muoveva indisturbato. Le sequenze, effettuate in due diversi giorni consecutivi, riprendono l’avvicinamento alla preda con cattura di due topi selvatici dal collo giallo Apodemus flavicollis da parte dell’animale. Si trattava di un giovane di un paio d’anni (si veda l’ornamentazione laterale ancora nera) che si è poi lasciato osservare per qualche giorno. Nei mesi di febbraio-marzo i gatti selvatici europei sono impegnati in attività riproduttive e territoriali. Inquieti per la grande produzione di ormoni sessuali, si lasciano osservare abbastanza facilmente anche di giorno. (Riprese video di S. Marescutti, 5-6 marzo 2016)
Il gatto è uno degli animali domestici più diffusi e amati sulla Terra. Si stima che nelle nostre case vivano seicento milioni di gatti di casa e che altrettanti si siano ormai affrancati dal ricordo della cattività in tutti i continenti del Pianeta. Un successo straordinario, che fa del gatto di casa il Felide più diffuso al mondo. Un miracolo di co-evoluzione … o una catastrofe ambientale?
Perché … non è tutto oro ciò che riluce (fig. 1). Diversi studi internazionali indicano che ognuna di queste deliziose creature cattura da una a tre prede al giorno. Considerando anche soltanto i gatti di casa più legati ai salotti o alle camere da letto, il costo ambientale globale appare già notevole, ma aumenta considerando anche quelli affrancati dalla cattività, ormai naturalizzati su tutto il globo terracqueo, sul quale hanno raggiunto anche i più fragili eco-sistemi insulari.

Nel 1758 K. Linnaeus (1707-1778) descrisse il gatto di casa battezzandolo Felis catus. Per diversi anni questo fu l’unico nome scientifico disponibile per questi piccoli felini. Nei boschi europei, tuttavia, viveva un gatto selvatico con zampe e pelame più lunghi, che soltanto nel 1777 il naturalista tedesco D. G. Schreber (1708-1777) descrisse come Felis silvestris.
La distinzione fra gatto di casa e gatto selvatico europeo, tuttavia, non è facile. Ciò ha generato una lunga confusione, chiarita soltanto molti anni dopo dalla sovrapposizione di molti studi paleontologici, archeologici, genetici, bio-geografici e zoologici.
I gatti moderni sono originari del Medio Oriente, dove si sono differenziati da un progenitore comune circa 450.000 anni fa. In termini evoluzionistici ben poca cosa, dato che l’evoluzione genica in questi vertebrati richiede diversi milioni di anni per separare specie simili attraverso la selezione naturale. Dal Medio Oriente i loro progenitori hanno iniziato a spostarsi verso Est, Sud-Ovest, Nord-Ovest, adattandosi a climi e situazioni differenti. I gatti che si sono diretti a oriente si sono evoluti in un gatto asiatico adorno di ocelli scuri (Felis silvestris ornata), quelli che hanno preso direzione africana in un animale striato color sabbia a pelo piuttosto corto (Felis silvestris lybica). I gatti andati verso Nord-Ovest si sono adattati ai più freschi habitat forestali del sub-continente europeo, sviluppando le abitudini solitarie e il lungo pelame color fieno tipiche del gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris).
Quest’ultimo è una diffusa presenza in gran parte dei boschi italiani ed ha raggiunto i boschi europei da quasi mezzo milione d’anni (fig. 2, 3, 4).



I gatti di casa hanno invece storia recente. Derivano dai gatti fulvi d’Egitto (Felis silvestris lybica), sottoposti a domesticazione circa 10.000 anni fa, probabilmente nella Mezzaluna Fertile del Medio Oriente. Nel Pantheon degli Antichi Egizi il gatto incarnava la Dea Bastet – protettrice della casa, della fertilità, della gioia e della danza – e rallegrava molti defunti anche nel loro viaggio verso l’aldilà, mummificato assieme a loro. Queste creature erano una presenza davvero molto cara alle popolazioni ed etnie che vivevano lungo il Nilo.
La diffusione di questi animali ha però subìto una brusca impennata negli ultimi 2.000 anni. Ciò è avvenuto sia per ragioni amatoriali e religiose (secondo la tradizione la gatta Muezza era l’animale preferito del profeta Maometto), sia per la lotta ai roditori, coinvolgendo anche i Greci, gli antichi Romani, i Carolingi e ancor più tardi tutte le popolazioni mercantili dell’occidente industrializzato, le quali hanno successivamente favorito la diffusione del gatto di casa in tutto il Globo Terracqueo.
Nella percezione pubblica la confusione tra gatto di casa e gatto selvatico permane ancor oggi, nonostante la diffusa presenza di gatti di casa minacci gravemente la conservazione del gatto selvatico europeo. Il gatto di casa (Felis silvestris catus) e il gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris) sono infatti illimitatamente interfertili, come accade tra sottospecie di un’unica specie politipica.
In certe zone d’Europa il patrimonio genetico originario della sottospecie silvestris sembra ormai compromesso (Scozia), in altre la situazione è molto alterata (Ungheria, Turingia, Francia), con una introgressione genetica silvestris x catus che rende talora localmente difficile riconoscere il gatto selvatico dal suo aspetto esterno (tassi di ibridismo del 40%). In Italia la situazione sembra ancora piuttosto buona (tassi di ibridismo compresi tra il 2 e l’8%) (Fig. 5), ma la forte espansione a cui la forma selvatica è attualmente soggetta minaccia di aumentare le possibilità di incrocio tra silvestris e catus. Anche il recente spontaneo arrivo da Ovest di gatti selvatici francesi si inserisce in questo quadro generale di maggior rischio, con contributi di ibridismo ancora tutti da valutare.

Il gatto selvatico europeo nel nostro paese è in fase di forte recupero, verosimilmente per la grande espansione del bosco negli ultimi sessant’anni, per le leggi che lo tutelano in Italia (LN 157/92; DPR 357/97) e nel resto d’Europa (Convenzione di Berna, Direttiva Habitat 92/43 CEE, ecc.) e per la maggiore sensibilità ambientale degli italiani, aumentata a partire dagli anni ‘70 grazie all’intensa attività editoriale di alcune testate giornalistiche, all’attività di Public Awareness condotta da vari enti pubblici (Università, Musei di Storia Naturale, INFS-ISPRA) e da diverse ONG (WWF, LIPU, ecc.). Attualmente è possibile stimare che nei boschi della Penisola Italiana e in Sicilia vivano circa 1.500 gatti selvatici europei Felis silvestris silvestris per lo più in fase di espansione, ma sul sistema insulare Sardo-Corso vive anche il gatto fulvo d’Egitto Felis silvestris lybica forse importato dai Fenici agli albori della domesticazione (circa 4.000 anni fa). La sua differenziazione dal progenitore nord- africano è così limitata che il gatto selvatico sardo si distingue malamente da certi gatti di casa di razza soriana. Il rischio di ibridazione fra questi ultimi e i gatti selvatici sardi è talmente elevato che si rischia di perdere presto le loro popolazioni, di discreto valore storico.
Il recente studio preliminare del più grande gatto selvatico italiano (di 7.242 grammi https://www.habitatonline.eu/) ha da poco consentito di ri-definire i record staturali del gatto selvatico europeo in Italia, che nel nostro paese si riconosce abbastanza facilmente anche dal fenotipo esterno (fig. 6), definito dagli studi di B. Ragni (1946-2018) e colleghi. Nel Triveneto vivono i più grandi gatti selvatici italiani, sia per la regola di Bergmann (la massa corporea degli omeotermi di taglia medio-grande tende ad aumentare verso Nord), sia perché geneticamente affini ai grandi gatti selvatici Balcanici, sia perché la grande piovosità delle Alpi sud-orientali favorisce ciclici fenomeni di pullulazione di micro-mammiferi – noti già dal XVI secolo – che incidono in maniera notevole sulla locale disponibilità di prede.

Il gatto selvatico qui ripreso si chiamava Mimmo. Era stato raccolto orfano in Val Nerina (Umbria) e quindi allattato (e divezzato) dalla madre dello zoologo Bernardino Ragni (1946-2018). Già a otto mesi di vita tollerava quasi soltanto la presenza della sua nutrice umana, quindi è stato successivamente ospitato in grandi aree faunistiche appositamente dedicate, adattate allo studio della specie. Le ricerche sui gatti selvatici italiani sono partite da osservazioni semi-captive effettuate su questo animale negli anni ’70 del XX secolo.
I gatti selvatici europei non sono mai stati sottoposti a domesticazione. Anche quando allevati in casa, da adulti rifiutano qualsiasi contatto con l’uomo.
La distinzione tra gatto selvatico europeo (Felis silvestris silvestris) (fig. 6) e gatto di casa (Felis silvestris catus) (fig. 7) si basa su sottili parametri genetici, morfologici (Indice intestinale e indice craniale, ecc.), ma anche l’esame del modello disegno-colore fornisce discrete informazioni e consente una prima identificazione di questi iconici animali (fig. 6). La grande diffusione del camera-trapping amatoriale oggi consente di ottenere dati da citizen-science utili al monitoraggio di questo invisibile predatore notturno di piccoli mammiferi. La successiva verifica genetica delle informazioni raccolte dalle foto-trappole ha infatti più volte consentito di confermare le sue tendenze all’espansione in molte zone della Penisola Italiana (Novel criteria to evaluate European wildcat observations from camera traps and other visual material).

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8 commenti
Valentini Luigi
Dispensa molto curata, utilissima per i cacciatori. Grazie mille e …comlimenti
Lorena Dei Rossi
Utilissima per i cacciatori??? 😳
LUCA LAPINI
La grande diffusione delle foto trappole ad uso venatorio ed amatoriale consente di disporre di molte informazioni visive su una specie altrimenti invisibile
Lo scopo delle informazioni contenute nell’articolo è proprio quello di condividere con il più ampio pubblico possibile i criteri per riconoscere silvestris
Purtroppo anche un perfetto modello disegno colore silvestris (C2) non consente di aver certezze (C1), che si ottengono soltanto con indagini biomolecolari e/o con l’indice intestinale, quasi sempre concordante con la genetica
Non è un caso che per le sintesi distributive si cartografino soltanto dati C1 e C2
Questi ultimi infatti vengono spesso confermati dalla genetica
I dati da cameratrapping raccolti da cacciatori e appassionati si stanno rivelando sempre più essenziali per lo studio e la protezione di questo invisibile predatore
Perché … È bene ricordare che …
Si protegge soltanto quello che si conosce
Luca Lapini
Elvi
Ho visto le foto del gatto selvatico…e anche a Fumach San Gregorio n. Alpi c’è un gatto che gira e credo proprio che sia un gatto selvatico è anche aggressivo con il mio gatto che è sterilizzato..le ho fatto una foto …ma era un po’ lontano…grazie per le chiare informazioni…
Elvira
maria grazia ghirardo
Esatto. Mancava solo la mappa coi bollini rossi sulle tane di questi poveri animali. Complimenti.
enrica vittani
anche i gatti domestici cacciano per istinto La mia gatta in estate caccia e cattura lucertole e cavallette che poi le porta in casa come omaggio a me
Enrica
Andrea Rocco
Grazie!! per questa bella e chiara esposizione, di questi tempi poi di poltiglia “iconospettacolarinformativa” veramente si apprezza tanto di più.
Devo imparare a vagare tenendo conto degli occhi elettronici che anche in natura ci spiano, ma come dicono dalle mie parti” no xe un ben senza un mal”.
Luca Lapini
“iconospettacolarinformativa”
Bello !!!
Come diceva Troisi
Mò me lo segno
😊