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giovedì 29 Gennaio 2026,

Da Acaz a Gesù, il segno di Emmanuele che attraversa la storia

Dal re Acaz, prigioniero della paura e dei calcoli politici, al segno di Emmanuele: Isaia annuncia una presenza di Dio che si compie storicamente e trova pienezza in Gesù, “Dio con noi”.

In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto». Ma Acaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaia disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele» (Isaia 7,10-14).

Questo oracolo di Isaia è uno tra i più conosciuti anche perché è stato riletto dall’evangelista Matteo come una profezia del concepimento verginale di Gesù. Prima di indagare il significato originario dell’oracolo e la successiva attualizzazione fatta dall’evangelista, è necessario ricostruire per sommi capi il contesto storico in cui è stato pronunciato.

Se fosse un uomo di fede, Acaz non avrebbe paura, invece, con la fede vacillante che si ritrova, non può che affidarsi a calcoli umani e così finisce per commettere un errore dopo l’altro. Valuta le forze militari in campo e conclude: verrò sopraffatto dagli eserciti dei re vicini.

Che fare? Fa la scelta peggiore: chiede protezione al re d’Assiria e, per ottenerla, gli consegna tutti i tesori del tempio e della reggia.

Poi, in un momento di follia pseudo-religiosa, compie un crimine abominevole: immola all’idolo Moloc il proprio unico figlio. Purtroppo il re ormai ha perso ogni contatto con Dio, valuta la situazione unicamente in base a calcoli di strategia militare e questi lo portano a concludere che l’esercito assiro offre più garanzie che non Dio.

Interviene il profeta Isaia che invita Acaz a chiedere a Dio una prova. Nella liberazione dall’Egitto, nei prodigi dell’esodo, Israele aveva ricevuto molti segni della protezione del Signore, eppure non era mai rimasto pienamente convinto dell’amore del suo Dio e continuava a pretenderne altri.

Lo chieda o no il re il segno, il profeta lo dà ugualmente: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele. Che segno è mai questo? Qualcuno ha pensato che Isaia stesse annunciando, con sette secoli di anticipo, il concepimento verginale di Maria. Un simile segno non avrebbe avuto alcun senso per Acaz, quindi non è certamente questa l’interpretazione corretta. In realtà il testo ebraico non parla di vergine, ma una ragazza, una giovane donna. Si tratta quindi di una donna ben identificata che altri non è che la giovane sposa del re.

Il segno dato dal profeta si realizzò: il figlio di Acaz fu concepito dalla giovane sposa, fu dato alla luce e succedette sul trono del padre, dando continuità alla dinastia davidica. Si chiamava Ezechia, ma a lui si potè giustamente applicare il titolo di Emmanuele (= Dio è con noi). Fu il segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo e la prova della fedeltà del Signore alle sue promesse. Fu un buon re, ma non il sovrano eccezionale che forse lo stesso Isaia si aspettava. Per questo, in Israele si cominciò ad attendere un altro figlio di Davide che adempisse pienamente la profezia, un re che fosse davvero il Dio con noi.

Nel vangelo di oggi Matteo lo indicherà: è il figlio della vergine Maria. Certo che con il Signore Gesù le cose cambiano. Matteo scrive il suo vangelo non in ebraico ma in greco, una lingua in cui il vocabolo “vergine” non significa solo ragazza giovane, ma proprio vergine.

Il suo concepimento non è stato una cosa “normale”, Gesù non è solo un figlio di Maria e Giuseppe che Dio ha preso come segno della sua presenza: è proprio Dio, il “Dio con noi” in carne e ossa. Si conclude così il nostro itinerario di Avvento, caratterizzato in modo deciso dal tema della speranza. Senza negare le fatiche, il male, il peccato del mondo; senza chiudere gli occhi sulla realtà presente, il profeta Isaia ci ha ripetuto continuamente che si può cambiare in meglio.

Non sarà una passeggiata, ci sarà anche chi rema contro, come il re Acaz; ma dobbiamo avere la fiducia che Dio sarà sempre con noi, non verrà mai meno alla sua promessa; i segni della sua presenza si sprecano, ma più di tutto a tenere alta la nostra speranza è la realtà di Gesù, il “Dio con noi”.

Giulio Antoniol

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