Il mattatore dei VII giochi olimpici invernali di Cortina fu senz’altro “il lampo nero di Kitzbüel”, ovvero Anton Engelbert Sailer, detto Toni, primo sciatore a vincere discesa libera, slalom gigante e slalom speciale in una rassegna olimpica. Ciò non deve però farci dimenticare un altro fenomeno impostosi sulla pista di Misurina, di cui si parlò assai meno, sia perché il pattinaggio di velocità, allora come oggi, era meno seguito rispetto alle specialità alpine, sia perché il protagonista era sovietico, di un Paese dal quale ci separava una cortina di ferro che neppure gli ideali di De Coubertin riuscivano a smantellare.
Intendo parlare del pattinatore russo Evgenij Romanovich Grishin, nato il 23 marzo 1931 a Tula, campione olimpico per ben 4 volte e vincitore della prima medaglia d’oro dell’Unione Sovietica in questo sport, dominato soprattutto dai Paesi scandinavi. Lui stesso raccontava che nel 1942 aveva subito una complessa operazione, durante la quale gli erano stati rimossi 12 frammenti di una bomba esplosagli vicino: solo la professionalità di un chirurgo militare e una fortunata combinazione di circostanze lo salvarono dall’amputazione della gamba e persino dalla morte.
Non ebbe un’infanzia facile, da adolescente bazzicò con amici poco raccomandabili, macchiandosi di alcuni furti e meritandosi una condanna con la condizionale. Oltre a ciò, durante l’intera giovinezza si segnalò per comportamenti non proprio in linea con la disciplina imposta dalle autorità sportive e dalle direttive del Partito, come lui poi stesso ammise con divertita ironia. Fin da ragazzo gli piaceva pattinare lungo le strade ghiacciate di Tula: aspettava che una macchina lo superasse agganciandosi subito a essa tramite un gancio e facendosi trasportare ad alta velocità, con grave rischio di incidenti e sanzioni dei poliziotti.
Alto (1,74) e robusto (kg 78) faceva l’incisore e da giovane fu uno dei più promettenti ciclisti su pista sovietici, tanto da essere inserito nella squadra nazionale di ciclismo dell’URSS per le Olimpiadi di Helsinki del 1952. Sulla sua esclusione all’ultimo momento dalla squadra titolare ai giochi finlandesi circolano varie versioni: lui raccontava di essersi alienato il favore dei dirigenti federali per voler utilizzare a tutti i costi la sua bicicletta italiana, una Doniselli, al posto di quelle di produzione sovietica, rigidamente prescritte, anche se pesantissime e difettose.
Ritornato al pattinaggio, alla sua prima gara stabilì un nuovo record sovietico juniores, cosicché decise di concentrarsi su questa disciplina e, arruolato nell’Aeronautica Militare, dal 1949 gareggiò per le Forze Armate. Specializzatosi negli sprint, divenne il primo pattinatore a infrangere la barriera dei 40” nei 500 m e quella dei 2’10” nei 1500 m. Nella sua carriera vinse dodici titoli sovietici e sei medaglie d’oro sulla distanza nei 500 m ai Campionati del Mondo (1954, 1957, 1960-63), oltre a quattro argenti e tre bronzi, mentre ai campionati europei ottenne due ori (1955 e 1957), un argento e un bronzo. Nel suo palmarès figurano ben sette record mondiali, quattro sui 500 m, uno sui 1000 m e due sui 1500 m, tutti conquistati su un unico paio di pattini Hagen Oslo, col solo ricambio delle lame.
Alle Olimpiadi di Cortina 1956 vinse due medaglie d’oro, nei 500 e nei 1500 m. Nella prima gara uguagliò il suo record mondiale (40’ 2”), mentre nella seconda stabilì un nuovo record mondiale (2’ 86”), eguagliato subito dopo dal suo connazionale Yury Mikhailov, fatto che determinò un ex aequo per l’oro.
Ai Giochi del 1960 a Squaw Valley, in California, conseguì altri due ori, sempre sulle due distanze brevi, eguagliando il suo record mondiale nei 500 m e condividendo l’oro nei 1500 m con il norvegese Roald Aas. Nei 500 m avrebbe vinto a tempo di record, ma inciampò vicino al traguardo, perdendo almeno un secondo.
Ai Giochi del 1964 a Innsbruck ottenne la medaglia d’argento nei 500 m, mentre la sua ultima partecipazione fu ai Giochi del 1968 a Grenoble, dove, ormai trentaseienne, arrivò quarto nei 500 metri, ma ebbe l’onore di essere il portabandiera della squadra. Concluse la sua carriera come allenatore, molto stimato, della nazionale sovietica e fu insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui l’Ordine di Lenin e l’Ordine della Bandiera Rossa.
Pubblicò diversi libri autobiografici, come “500 metri” (1969), “Gli anni dei miei trionfi” (1999) e “Questo non è dimenticato” (2001). Morì il 9 luglio 2005 a Dedovsk, nell’Oblast di Mosca.
A lui sono stati dedicati un francobollo nel 2013 e una cartolina postale, mentre un suo busto compare nel memoriale CSKA Walk of Fame di Mosca.
Ma non si può dimenticare che a Misurina brillò pure il compagno di squadra Jurij Matveevič Michajlov (1930 – 2008). Anche lui aveva iniziato con uno sport ben diverso, il pugilato, conseguendo successi importanti ai campionati juniores, ma poi si disinnamorò di questo sport e si dedicò al pattinaggio, inizialmente concepito come puro esercizio muscolare. Debuttò ai campionati sovietici assoluti nel 1954, classificandosi al 4º posto nei 1500 m, e all’inizio del 1955, durante le gare sulla pista di Alma-Ata, arrivò secondo sulla stessa distanza dietro a Grishin, che vinse stabilendo il nuovo record mondiale. L’anno migliore di Michajlov fu proprio il 1956, quando a Davos batté il record di Grishin e a Misurina, dopo essere caduto e non aver concluso la gara sui 500 m, eguagliò il tempo mondiale dell’amico e rivale sui 1500 m, condividendo con lui il gradino più alto del podio. Nello stesso anno vinse l’argento ai campionati assoluti sovietici, ma poi, pur rimanendo attivo fino al 1966, non conseguì più vittorie importanti.
Walter Musizza
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